Diabete

Diabete di tipo 2, con le statine minor rischio di amputazione delle gambe nei pazienti con arteriopatia periferica

In pazienti adulti con diabete di tipo 2 e arteriopatia periferica, fare uso di statine Ŕ risultato associato a un tasso di amputazioni degli arti inferiori inferiore del 25% e a una riduzione del 22% del rischio di mortalitÓ dovuta a cause cardiovascolari rispetto al non utilizzo di questi ipocolesterolemizzanti in uno studio di popolazione pubblicato di recente sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

In pazienti adulti con diabete di tipo 2 e arteriopatia periferica, fare uso di statine è risultato associato a un tasso di amputazioni degli arti inferiori inferiore del 25% e a una riduzione del 22% del rischio di mortalità dovuta a cause cardiovascolari rispetto al non utilizzo di questi ipocolesterolemizzanti in uno studio di popolazione pubblicato di recente sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

“Anche se ci sono prove a sostegno dei loro effetti benefici sulla riserva funzionale e i principali eventi cardiovascolari, pochi studi hanno affrontato la questione dell'effetto protettivo delle statine in termini di rischio di amputazione” scrivono Chien-Yi Hsu, della Yang-Ming University di Taipei (Taiwan) e gli altri ricercatori nei precedenti studi. “Una quantità limitata di dati clinici offre supporto alla possibilità di un vantaggio delle statine rispetto ad altri agenti ipolipemizzanti sull’arteriopatia periferica. ... Poiché molti pazienti diabetici con arteriopatia periferica finiscono per morire prima di dover andare incontro a un’amputazione, questo problema non è stato chiarito completamente”.

In uno studio osservazionale di coorte, Hsu e i colleghi hanno analizzato i dati di 69.332 pazienti adulti con diabete e malattia arteriosa periferica tra il 2000 e il 2011 con 5 anni di dati disponibili, identificati nel National Health Insurance Research Database e nella Longitudinal Cohort of Diabetes Patients (età media, 63 anni; 49% uomini).

I pazienti sono stati stratificati in tre categorie: utilizzatori di statine (11.409); utilizzatori di ipolipemizzanti diversi dalle statine (4430) e non utilizzatori di ipolipemizzante (53.493). Sono stati esclusi dall’analisi i pazienti che utilizzavano una combinazione di statine e altri farmaci ipolipemizzanti. L’outcome primario era l’amputazione degli arti inferiori, mentre gli outcome secondari comprendevano il decesso in ospedale per cause cardiovascolari e la mortalità per qualsiasi causa.

All'interno della coorte, il 73,6% dei pazienti era iperteso, il 44,9% aveva una coronaropatia, il 30,8% una malattia cerebrovascolare, il 19% una nefropatia cronica e il 14,6% un’insufficienza cardiaca.

Durante una media di 5,7 anni di follow-up, i tassi di amputazione degli arti inferiori e amputazione totale degli arti inferiori sono risultato più bassi nel gruppo di utilizzatori delle statine rispetto ai non utilizzatori di questi ipocolesterolemizzanti (rispettivamente 2,29 contro 3,57 per 1000 anni-persona; 6,24 contro 8,72 per 1000 anni-persona), così come i tassi combinati di decessi per cause cardiovascolari in ospedale e mortalità per qualsiasi causa (24,38 contro 38,63 per 1000 anni-persona).

Nella popolazione studiata, fare uso di statine è risultato associato a un minor rischio di amputazione degli arti inferiori (HR aggiustato 0,75; IC al 95% CI, 0,62-0,9); la riduzione del rischio associata all’utilizzo delle statine rispetto al non utilizzo è risultata ancora maggiore per l’amputazione totale degli arti inferiori (HR aggiustato 0,58; IC al 95% 0,36-0,93).

Tra gli utilizzatori delle statine, Hsu e i colleghi hanno trovato anche un minor rischio di decesso in ospedale per cause cardiovascolari (HR aggiustato 0,78, IC al 95% 0,69-0,87), and all-cause mortality (HR aggiustato 0,73; IC al 95% 0,69-0,77).

Invece, gli autori non hanno trovato alcuna riduzione del rischio di amputazione in caso di utilizzo di ipolipemizzanti diversi dalle statine, ma i pazienti utilizzatori di questi farmaci, al pari di come quelli utilizzatori delle statine, hanno mostrato un minor rischio di decesso in ospedale per cause cardiovascolari e di un minoro rischio di mortalità per qualsiasi causa.

“La proprietà salutari delle statine potrebbero derivare parzialmente dai loro effetti pleiotropici, come l’azione antinfiammatoria e quella anti-aterogena, al di là del loro effetto di riduzione del colesterolo” scrivono i ricercatori. “Dal momento che un trial clinico randomizzato e controllato con placebo non sarebbe etico, dati i noti effetti benefici delle statine sugli outcome cardiovascolari, utilizzando i dati di un’ampia coorte longitudinale di pazienti del mondo reale, con analisi statistiche condotte correttamente, potrebbe fornire preziose evidenze epidemiologiche per chiarire i potenziali effetti protettivi delle statine sugli outcome relativi agli arti“.

C.Y. Hsu, et al. Statin therapy reduces future risk of lower limb amputation in patient with diabetes and peripheral artery disease. J Clin Endocrinol Metab. 2017; doi:10.1210/jc.2016-3717.

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