Diabete di tipo 2, controllo glicemico lievemente inferiore, ma rischio pių alto di decesso in caso di terapia con statine

Uno studio su 12.725 pazienti con diabete di tipo 2 che hanno iniziato il trattamento con insulina mostra che quelli non trattati con statine avevano un controllo glicemico leggermente migliore, ma sono sopravvissuti pių a lungo e sono andati incontro a meno eventi cardiaci. La ricerca č stata presentata di recente a San Diego al congresso annualedell'American Diabetes Association (ADA).

Uno studio su 12.725 pazienti con diabete di tipo 2 che hanno iniziato il trattamento con insulina mostra che quelli non trattati con statine avevano un controllo glicemico leggermente migliore, ma sono sopravvissuti più a lungo e sono andati incontro a meno eventi cardiaci. La ricerca è stata presentata di recente a San Diego al congresso annualedell’American Diabetes Association (ADA).

"È evidente che, in questa popolazione ad alto rischio, i benefici delle statine sugli outcome cardiovascolari superano i piccoli effetti metabolici negativi sul controllo glicemico" ha affermato Uche Anyanwagu, dell'Università Di Nottingham, presentando i dati.
Le statine hanno dimostrato chiaramente di ridurre il rischio di eventi cardiaci nei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Le linee guida dell'ADA, ha ricordato Anyanwagu, raccomandano l'uso di questi ipocolesterolemizzanti in tutte le persone diabetiche di età superiore ai 40 anni, a prescindere dalla gravità della loro cardiopatia o dai fattori di rischio, e nei giovani, se hanno malattie cardiovascolari o fattori di rischio di aterosclerosi.
Tuttavia, " questi farmaci continuano a destare preoccupazione per i loro lievi effetti negativi sul metabolismo del glucosio e dell'insulina, che si traducono in un aumento del rischio di sviluppare il diabete o di peggioramento del controllo glicemico, soprattutto utilizzando dosaggi elevati e le statine più potenti" ha affermato l’autore, aggiungendo che “non si sa molto sulla relazione fra uso di statine e controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 conclamato".
Nello studio presentato all’ADA, Anyanwagu e i colleghi hanno analizzato retrospettivamente i dati di 12.725 pazienti con diabete di tipo 2 che avevano iniziato il trattamento con insulina, estratti da un database di medici di medicina generale del Regno Unito. "L'inizio della terapia con insulina contraddistingue un gruppo di pazienti con diabete di tipo 2 malati da tempo e con bisogni più complessi, molti dei quali con svariate comorbidità" ha detto il ricercatore.
L'età media del campione era di 58,6 anni (DS 13,8) e il 50% dei pazienti era di sesso maschile (P < 0,001 per entrambi). Il livello medio dell’HbA1c era pari a 8,7 (DS 1,8; P = 0,556) e il 63% del campione era obeso.
Nella coorte analizzata, 10.682 pazienti erano in terapia con statine e 2043 non lo erano. Gli utilizzatori delle statine hanno mostrato outcome migliori per quanto riguarda la mortalità legata a una causa qualsiasi, l’ictus non fatale e un outcome combinato, ma non l’infarto miocardico acuto.
Il tasso di mortalità per una qualsiasi causa in 5 anni è risultato di 9,5 morti per 1000 anni-persona (IC al 95% 8,7-10,5) negli utilizzatori delle statine e 24,9 (IC al 95% 21,5-28,9) fra coloro che non le utilizzavano. Dopo aver aggiustato i dati in funzione di età, sesso, durata dell'uso dell'insulina, albumina, velocità di filtrazione glomerulare, profilo lipidico e malattia coronarica, l’HR è risultato pari a 1,89 (IC al 95% 1,51-2,37) per i non utilizzatori rispetto a un HR di riferimento pari a 1 per gli utilizzatori di questi farmaci (P < 0,0001).
Il tasso assoluto dell’outcome combinato (che teneva conto della mortalità per tutte le cause e dei casi di infarto acuto miocardico non fatale e ictus non fatale) è risultato pari a 20,7 (IC al 95%, 19,3-22,1) per gli utilizzatori di statine e 30,9 (IC al 95% 27-35,3) per i non utilizzatori (P < 0,0001).
Tuttavia, dopo l’inizio della terapia insulinica gli autori hanno osservato una riduzione maggiore dei livelli di HbA1c fra i non utilizzatori delle statine. Infatti, i valori dell’HbA1c a 12 mesi sono diminuiti in media dello 0,29% fra coloro che facevano uso degli ipocolesterolemizzanti e dello 0,37% fra quelli che non li assumevano (P = 0,021). A 36 mesi la differenza tra i due gruppi è diminuita (-0,31% contro -0,35%, rispettivamente) e non è più risultata statisticamente significativa (P = 0,344).
Fra chi non prendeva le statine abbiamo riscontrato un controllo glicemico lievemente migliore, ma un maggior rischio di mortalità ed eventi cardiaci” ha concluso Anyanwagu.
C. Uchenna, et al. Use of Statins in Patients with Insulin-Treated Type 2 Diabetes (T2D): Associations with Glycemic Control and Mortality Risks. EHA 2017; abstract 1619-P/1619.
http://www.abstractsonline.com/pp8/#!/4297/presentation/44731