Diabete

Diabete di tipo 2, dapagliflozin efficace su peso e pressione anche in caso di danno renale

L'inibitore dell'SGLT2 dapagliflozin non pu˛ vantare, almeno per ora, gli stessi benefici cardiovascolari giÓ dimostrati dal suo rivale della stessa classe empagliflozin. Tuttavia, al recente congresso dell'American Diabetes Association sono stati presentati diversi studi che lo vedono protagonista, fra cui uno in cui Ŕ stato testato in pazienti diabetici con problemi renali e l'altro in cui Ŕ stato esaminato in combinazione con diuretici risparmiatori di potassio. Le due analisi combinate hanno coinvolto in totale oltre 4600 pazienti.

L’inibitore dell’SGLT2 dapagliflozin non può vantare, almeno per ora, gli stessi benefici cardiovascolari già dimostrati dal suo rivale della stessa classe empagliflozin. Tuttavia, al recente congresso dell’American Diabetes Association sono stati presentati diversi studi che lo vedono protagonista, fra cui uno in cui è stato testato in pazienti diabetici con problemi renali e l'altro in cui è stato esaminato in combinazione con diuretici risparmiatori di potassio. Le due analisi combinate hanno coinvolto in totale oltre 4600 pazienti.

Nel primo lavoro, i ricercatori hanno scoperto che dapagliflozin ha portato, nei pazienti con problemi renali, una diminuzione del peso corporeo e della pressione sanguigna di entità simile a quelle osservate nei pazienti con insufficienza renale lieve o con funzionalità renale normale.

Alcuni studi, in precedenza, hanno suggerito che l’effetto ipoglicemizzante degli inibitori dell’SGLT2 diminuisce via via che la funzionalità renale peggiora. Gli autori dello studio hanno provato quindi a valutare l’effetto della funzionalità renale sulla capacità di questi farmaci di influire su altri parametri, al di là della riduzione della glicemia.

Il fatto che il farmaco in questo studio abbia mostrato di ridurre efficacemente il peso e la pressione anche nei pazienti con insufficienza renale rappresenta è una buona notizia per AstraZeneca (il produttore del farmaco), visto che circa un soggetto diabetico adulto su tre presenta questa comorbilità, spiega il primo firmatario del lavoro, Hiddo Lambers Heerspink, dell’Università di Groningen, in una nota

Inoltre, aggiunge l’autore, "l'escrezione in realtà è risultata ancora alta" nei pazienti con danno renale, dato che suggerisce un possibile beneficio di dapagliflozin sul rene. Per stabilire se questo beneficio ci sia davvero, precisa Jim McDermott, dell’area diabete della direzione medica di AstraZeneca, bisognerebbe fare uno studio con outcome renali. L’azienda sta pensando di farlo e i dati emersi dall’analisi presentata a New Orleans rappresentano un "segnale incoraggiante".

Nella seconda analisi, si sono confrontati gli effetti di dapagliflozin rispetto a un placebo in pazienti trattati con agenti risparmiatori di potassio. Quando somministrato insieme con un diuretico risparmiatore di potassio, l’inibitore dell’SGLT2 ha ridotto l’emoglobina glicata (HbA1c), il peso corporeo e la pressione arteriosa senza aumentare in modo significativo i livelli di potassio, eliminando così i timori di una possibile la iperkaliemia che hanno aleggiato sul rivale canagliflozin.

I nuovi risultati sono importanti per AstraZeneca, che con dapagliflozin cerca di non perdere terreno rispetto agli altri SGLT2 inibitori. L'anno scorso empagliflozin si è conquistato i titoli dei giornali quando ha dimostrato di essere in grado - primo tra tutti gli antidiabetici a farlo - di ridurre il rischio combinato di infarto, ictus e morte per cause cardiovascolari nei pazienti ad alto rischio. AstraZeneca e Jannsen (con il suo SGLT2-inibitore canagliflozin) non potranno comunicare i risultati dei loro studi di outcome cardiovascolari rispettivamente fino al 2019 e 2017.

McDermott, tuttavia,  pensa che varrà la pena aspettare i dati del loro studio DECLARE-TIMI 58, considerando si tratterà del più ampio studio di outcome cardiovascolari mai condotto su un inibitore dell’SGLT2, con più di 15.000 pazienti arruolati. Oltretutto, nel trial si stanno valutando gli effetti cardiovascolari di dapagliflozin sia in prevenzione secondaria sia in prevenzione primaria, il che, in caso di esito positivo, potrebbe ampliare notevolmente il bacino di pazienti potenziali utilizzatori del farmaco.

H.J.L. Heerspink, et al. Differential Effects of Dapagliflozin on Cardiovascular Risk Factors at Varying Degrees of Renal Function. ADA 2016; abstract 1095-P
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M. Kosiborod, et al. Safety and Efficacy of Dapagliflozin (DAPA) in Combination with Potassium (K)-sparing Agents. ADA 2016; abstract 1094-P.
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