L’ipoglicemizzante dapagliflozin, appartenente alla classe degli inibitori del co-trasportatore del sodio-glucosio di tipo 2, ha mostrato di migliorare in modo significativo sia la funzione delle cellule beta sia la sensibilità all'insulina in pazienti adulti con diabete di tipo 2 in uno studio presentato all’ultimo congresso dell’American Association of Clinical Endocrinologists (AACE), chiusosi di recente a Nashville.

I pazienti trattati con il farmaco, infatti, hanno mostrato un miglioramento di due volte dell'indice di disposizione - un indicatore della salute delle cellule beta - rispetto a quelli trattati con un placebo.

In questo studio, Carolina Solis-Herrera, dello University of Texas Health Science Center di San Antonio, e altri autori hanno arruolato 24 maschi adulti affetti da diabete di tipo 2, in cura presso i centri dei Veteran Affairs, e ne hanno assegnati 16 al trattamento con dapagliflozin 10 mg e 8 al trattamento con placebo per 14 giorni. I partecipanti sono stati sottoposti al test da carico orale di glucosio (OGGT) e a un clamp euglicemico iperinsulinemico al basale e al termine del trattamento.

Dopo il trattamento, l’OGGT ha mostrato che la glicemia a digiuno è scesa da 177 mg/dl a 147 mg/dl (P = 0,02), mentre la glicemia a digiuno dopo 2 ore è diminuita da 330 mg/dl a 264 mg/dl (P < 0,05).

Inoltre, nel campione studiato, i soggetti del gruppo dapagliflozin hanno ottenuto un miglioramento significativo della secrezione di insulina (1,7 contro 3,1, P = .03) nonché un notevole miglioramento della funzione beta-cellulare (-0,98 contro 1,96, P = 0,02).

La minore glucotossicità che ha migliorato la funzione delle cellule beta "dimostra come questo sia uno dei difetti fondamentali nel diabete" ha detto la Solis-Herrera. Dapagliflozin, ha aggiunto la ricercatrice, "ha anche migliorato la sensibilità all'insulina, la secrezione di insulina e l'eliminazione del glucosio dall’organismo. Pertanto, è un farmaco che può senz’altro essere utilizzato per il trattamento del diabete”.

Inoltre, ha sottolineato l’autrice, "dato che questo farmaco ha aumentato la secrezione di glucagone, permette di fare combinazioni molto interessanti. Inoltre, la dimostrazione che la riduzione della glucotossicità migliora la funzione delle cellule beta evidenzia l'importanza di mantenere i pazienti diabetici a target o al di sotto del target per quanto riguarda i livelli di glicemia".

Dapagliflozin è stato approvato dalla Food and Drug Administration nel gennaio 2014 per il trattamento del diabete di tipo 2. Successivamente, l’agenzia americana ha avvertito che il farmaco non va usato nei pazienti con diabete di tipo 1, in quelli con aumento dei chetoni nel sangue o nelle urine o in quelli con insufficienza renale da moderata a grave.

Tutavia, la Solis-Herrera ha specificato che nessuno dei pazienti studiati dal suo gruppo ha mostrato segni di chetoacidosi diabetica.

C. Solis-Herrera, et al. Dapagliflozin improves beta cell function and insulin sensitivity in type 2 diabetes mellitus. AACE 2015.