Diabete

Diabete di tipo 2, la prevenzione passa da una rapida perdita iniziale di peso #EASD2018

Nei pazienti con prediabete, un approccio basato su una rapida perdita di peso per 2 mesi, seguita dal mantenimento con dieta e esercizio fisico, pu˛ essere una soluzione ottimale per prevenire il diabete di tipo 2 attraverso lo stile di vita, secondo gli esiti dello studio PREVIEW presentati al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD) che si Ŕ tenuto a Berlino.

Nei pazienti con prediabete, un approccio basato su una rapida perdita di peso per 2 mesi, seguita dal mantenimento con dieta e esercizio fisico, può essere una soluzione ottimale per prevenire il diabete di tipo 2 attraverso lo stile di vita, secondo gli esiti dello studio PREVIEW presentati al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD) che si è tenuto a Berlino.

PREVIEW (PREVention of diabetes through lifestyle Intervention and population studies in Europe and around the World) è il più grande trial multinazionale mai condotto sulla prevenzione del diabete di tipo 2 attraverso lo stile di vita negli adulti con prediabete. Ha arruolato 2.326 soggetti in Danimarca, Finlandia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Bulgaria, Australia e Nuova Zelanda. I partecipanti avevano un'età media di 52 anni, un peso medio di 100 kg e un BMI medio di 35 kg/m2. La maggior parte erano bianchi (88%) e circa due terzi erano donne.

A differenza di altri studi di grandi dimensioni sulla prevenzione del diabete, come il Finnish Diabetes Prevention Study (DPS) e il Diabetes Prevention Program (DPP) statunitense, PREVIEW ha studiato l'effetto di un programma di perdita di peso intensivo per 2 mesi utilizzando sostituti del pasto a basso contenuto calorico (Cambridge Weight Plan).

I partecipanti che avevano perso almeno l'8% del loro peso corporeo sono poi entrati in una fase di mantenimento della durata di 3 anni in cui sono stati randomizzati a seguire uno tra quattro diversi regimi nutrizionali: una dieta ad alto contenuto di proteine ​​(25% di energia), una con basso indice glicemico (<50), una con contenuto moderato di proteine (15%) e una con indice glicemico moderato (>56), combinate con esercizio fisico moderato o ad alta intensità (75 vs 150 minuti/settimana, rispettivamente).

Una altissima percentuale di prevenzione
Dopo i primi 2 mesi, il 79% degli adulti aveva perso almeno l'8% del peso corporeo ed è entrato nella fase di mantenimento. Al termine dei 3 anni, il 96% dei soggetti non aveva sviluppato diabete di tipo 2 e il 22% non aveva più il prediabete, senza differenze tra i quattro regimi dietetici. A titolo di confronto, le proporzioni di soggetti senza diabete a 3 anni negli studi DPS e DPP erano rispettivamente 91% e 86%.

La ricercatrice Jennie Brand-Miller, dell'Università di Sydney, in Australia, ha osservato che durante le 8 settimane di sostituzione totale del pasto «i partecipanti sono stati contenti di sapere che non avevano bisogno di fare esercizio fisico e, motivati dalla perdita di peso, hanno iniziato la fase successiva con un approccio completamente nuovo: volevano davvero mantenere il nuovo peso raggiunto».

Brand-Miller ha detto che i risultati dello studio hanno cambiato il suo atteggiamento sull'uso di sostituti del pasto come strategia per perdere peso.
«Se sei come me e molti dei miei colleghi, avresti potuto pensare che fosse meglio perdere peso assumendo "cibo vero", ma dopo aver visto quello che è successo dopo le prime 8 settimane e il nuovo atteggiamento mentale dei pazienti, molti di noi raccomanderebbero la sostituzione totale della dieta».

Un approccio più semplice da seguire
«È uno studio importante perché rafforza il concetto che la riduzione del peso è l'intervento basilare per prevenire il diabete di tipo 2», ha commentato Gabriele Riccardi, dell'Università Federico II di Napoli, in una intervista. «Rispetto a quanto già sappiamo, aggiunge il fatto che l'effetto viene amplificato quando la riduzione del peso viene mantenuta nel tempo».

Per Riccardi lo studio ha anche dimostrato l’importanza dell’entità del calo ponderale. «Dopo DPS e DPP, puntavamo a una riduzione di circa il 5%, ma se si riesce a ottenere una perdita di peso fino al 10%, i benefici saranno molto maggiori. Questo approccio potrebbe essere più fattibile rispetto a una dieta che dura molti mesi e che molte persone trovano difficile da seguire con costanza», ha aggiunto.


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