Diabete di tipo 2, le caratteristiche pretrattamento predicono la risposta ai GLP-1 agonisti

La risposta di un paziente con diabete di tipo 2 alla terapia con agonisti del recettore del GLP-1 dipende da diverse caratteristiche giÓ presenti al basale, come la l'HbA1c, la durata della malattia, l'etÓ e l'uso della terapia insulinica. Lo rivela un'analisi spagnola del mondo reale appena pubblicata sulla rivista Current Medical Research and Opinion.

La risposta di un paziente con diabete di tipo 2 alla terapia con agonisti del recettore del GLP-1 dipende da diverse caratteristiche già presenti al basale, come la l'HbA1c, la durata della malattia, l'età e l'uso della terapia insulinica. Lo rivela un'analisi spagnola del mondo reale appena pubblicata sulla rivista Current Medical Research and Opinion.

«In una coorte di pazienti obesi del mondo reale con diabete di tipo 2 scarsamente controllato, l'aggiunta di agonisti del recettore GLP-1 si è rivelata efficace nel ridurre il peso e la glicemia dopo 6-12 mesi, fino a livelli simili a quelli raggiunti negli studi clinici», ha spiegato Didac Mauricio, dell’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau di Barcellona, in Spagna.

«Tuttavia, la probabilità di ottenere una risposta glicemica clinicamente significativa (riduzione dell'1% della HbA1c) varia a seconda delle caratteristiche del paziente prima del trattamento. Nello studio, i pazienti sono stati trattati frequentemente con insulina (40%) e la durata mediana del diabete era di 7 anni, suggerendo che gli agonisti del recettore del GLP-1 sono stati iniziati in soggetti con malattia già avanzata e non nelle fasi iniziali, quando la risposta glicemica è migliore».

Predire le risposte ai GLP-1 agonisti
In uno studio retrospettivo, i ricercatori hanno analizzato i dati di 4.242 pazienti con diabete di tipo 2 che avevano iniziato la terapia con agonisti del recettore GLP-1 tra il 2007 e il 2014 in centri di assistenza sanitaria primaria in Catalogna, Spagna (47,9% uomini, età media 59 anni, durata del diabete 7,3 anni, HbA1c media 8,82%, BMI medio 37,5 kg/m²). I ricercatori hanno valutato i cambiamenti nella HbA1c e nel peso corporeo a 6-12 mesi, nonché i fattori associati indipendentemente con il raggiungimento di una riduzione di almeno l'1% nella HbA1c.

Hanno scoperto che la HbA1c media per la coorte è scesa da 8,8% a 7,7% 6-12 mesi dopo l'inizio della terapia, con il 47,2% dei soggetti che ha ottenuto una riduzione di almeno l'1%. I pazienti hanno perso una media di 3,6 kg e il 60% ha ridotto sia il peso che l’emoglobina glicata. Il maggior calo ponderale si è verificato nelle donne (media -4,1 vs -3,1; p=0,007).

Secondo gli autori, i determinanti indipendenti di una riduzione dell'HbA1c dell'1% erano il suo valore basale, l’età, la durata della malattia e la precedente terapia insulinica.

La stratificazione per tipo di GLP-1 agonista ha messo in evidenza che la riduzione del peso o della HbA1c, e la percentuale di pazienti che raggiungevano una riduzione di HbA1c di almeno l'1%, era maggiore tra gli adulti a cui veniva prescritta liraglutide, piuttosto che con exenatide e lixisenatide.

«I risultati hanno mostrato che questa classe di farmaci antidiabetici funziona in diversi gruppi di pazienti con diabete di tipo 2, ma la risposta varia a seconda delle caratteristiche del paziente e del farmaco prescritto», ha detto Mauricio. «L'identificazione e la differenziazione prospettica dei profili di soggetti che predicono le probabilità di risposta ai GLP-1 agonisti dovrebbero aiutare i medici nel scegliere la terapia per i pazienti complessi».

«Come è successo nel nostro studio –ha continuato- dove fattori come una lunga durata del diabete e la precedente terapia con insulina sembravano diminuire le probabilità di ottenere una riduzione della HbA1c di almeno l'1%. Al contrario, un alto valore di HbA1c pre-trattamento, l’età avanzata o l'uso di liraglutide erano predittori di una risposta glicemica significativa».

Ha poi fatto presente che questi risultati fanno capire l’importanza e la necessità di condurre ampi studi osservazionali in situazioni reali, in modo da caratterizzare le differenze cliniche interindividuali nella risposta terapeutica ai farmaci antidiabetici. «Variabili come l'aderenza al farmaco o l'influenza degli eventi avversi sull'interruzione del trattamento devono essere studiati appositamente, per valutare come influiscono sui risultati clinici», ha concluso Mauricio.

Bibliografia

Mata-Cases M et al. Glucagon-like peptide-1 receptor agonists in patients with type 2 diabetes: real-world evidence from a Mediterranean area. Curr Med Res Opin. 2019 May 13:1.

Leggi