Diabete - Endocrinologia

Diabete di tipo 2, lixisenatide efficace come terapia aggiuntiva nell'anziano

Lixisenatide si Ŕ dimostrata una terapia aggiuntiva efficace nei pazienti con diabete di tipo 2 al di sopra dei 70 anni nello studio randomizzato di fase III GetGoal-O.
"Se utilizzata seguendo le istruzioni del foglietto illustrativo, lixisenatide Ŕ efficace e ha un profilo di sicurezza favorevole nei pazienti anziani ambulatoriali con comorbiditÓ" ha il primo autore dello studio, Graydon S. Meneilly, della University of British Columbia di Vancouver, in Canada, in un'intervista.

Lixisenatide si è dimostrata una terapia aggiuntiva efficace nei pazienti con diabete di tipo 2 al di sopra dei 70 anni nello studio randomizzato di fase III GetGoal-O.
"Se utilizzata seguendo le istruzioni del foglietto illustrativo, lixisenatide è efficace e ha un profilo di sicurezza favorevole nei pazienti anziani ambulatoriali con comorbidità“ ha il primo autore dello studio, Graydon S. Meneilly, della University of British Columbia di Vancouver, in Canada, in un’intervista.

Lixisenatide, un agonista selettivo del recettore del glucagon-like peptide 1, ha un effetto pronunciato sulla glicemia postprandiale, che nei pazienti anziani con diabete di tipo 2 sembra essere influenzata maggiormente dal farmaco rispetto alla glicemia a digiuno.

In questo studio, Meneilly e i colleghi hanno analizzato l'efficacia e la sicurezza di su un campione di 350 pazienti anziani non fragili di non meno di 70 anni con diabete di tipo 2 e con caratteristiche tipiche della popolazione geriatrica che si incontra nella pratica clinica, tra cui un diabete di lunga durata, l'utilizzo di una terapia combinata, insufficienza renale, politerapia, ipoglicemia inavvertita e così via.

Più di un terzo dei pazienti (il 37%) aveva almeno 75 anni, l’11% era oltre gli 80 e il 28% aveva un’insufficienza renale moderata.
Il livello medio dell’emoglobina glicata (HbA1c), l'endpoint primario di efficacia dello studio, è diminuito costantemente rispetto al basale nel gruppo trattato con lixisenatide mentre è rimasto stabile nel gruppo placebo. Alla fine del periodo di trattamento di 24 settimane, i livelli medi di HbA1c sono risultati pari a 7,36% (57 mmol/mol) nel gruppo trattato con lixisenatide contro 8,01% (64 mmol/mol) nel gruppo placebo.

I pazienti nel gruppo trattato con lixisenatide, inoltre, hanno manifestato una riduzione significativamente maggiore della glicemia post-prandiale a 2 ore e della glicemia misurata mediante auto-monitoraggio a sette punti, mentre la glicemia a digiuno non ha mostrato differenze significative nei due gruppi.

Il peso corporeo è diminuito in misura maggiore nel gruppo lixisenatide rispetto al gruppo placebo, ma questo non ha influito negativamente sullo stato nutrizionale.
Le variazioni della qualità della vita hanno mostrato una differenza “lieve, ma clinicamente significativa” a favore di lixisenatide.

L'ipoglicemia e l'ipoglicemia sintomatica sono risultate più comuni nel gruppo trattato con lixisenatide rispetto al gruppo placebo, ma questo effetto è apparso limitato ai pazienti trattati con una sulfonilurea come terapia di fondo. Tra i pazienti trattati con insulina basale come terapia di fondo, l’ipoglicemia sintomatica ha avuto una frequenza all’incirca dimezzata nel gruppo lixisenatide rispetto al gruppo di controllo.

La frequenza degli eventi avversi manifestatisi durante il trattamento è stata, invece, simile nei due gruppi di trattamento.
Meneilly ha consigliato lixisenatide “come terapia aggiuntiva agli agenti orali quando il controllo glicemico è subottimale, soprattutto quando combinata con gli agenti che non causano ipoglicemia, come la metformina e gli inibitori dell’SGLT2, e come aggiunta all’insulina basale per ottimizzare il controllo glicemico e ridurre la necessità di iniezioni multiple giornaliere di insulina“.

G.S. Meneilly, et al. Lixisenatide Therapy in Older Patients With Type 2 Diabetes Inadequately Controlled on Their Current Antidiabetic Treatment: The GetGoal-O Randomized Trial. Diabetes Care 2017 Apr; 40(4): 485-493. https://doi.org/10.2337/dc16-2143.

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