Diabete di tipo 2, mortalità cardiovascolare legata al rischio di trombosi indotto da ipoglicemia

La gestione intensiva della glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2 può portare a ipoglicemia, una potenziale causa di rischio cardiovascolare. Secondo i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care, l'ipoglicemia favorisce una maggiore attività protrombotica tramite una maggiore densità della fibrina e tempi più lunghi per la lisi di eventuali coaguli.

La gestione intensiva della glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2 può portare a ipoglicemia, una potenziale causa di rischio cardiovascolare. Secondo i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care, l’ipoglicemia favorisce una maggiore attività protrombotica tramite una maggiore densità della fibrina e tempi più lunghi per la lisi di eventuali coaguli.

La principale causa di decesso nei pazienti con diabete di tipo 2 è la malattia cardiovascolare. Molti studi hanno cercato di ridurre il rischio di questi eventi tramite una gestione intensiva della glicemia, con risultati poco soddisfacenti e, in alcuni casi, con addirittura un aumento del rischio.

Questi esiti apparentemente paradossali sono legati al fatto che un approccio troppo deciso finisce spesso per causare ipoglicemia, a sua volta collegata a un aumento del rischio cardiovascolare. Se nelle persone affette da diabete di tipo 1 si ritiene che l’effetto protrombotico correlato all’ipoglicemia giochi un ruolo importante, fino a oggi nessuna ricerca l’ha valutato nel diabete di tipo 2.

Poiché la resistenza all'insulina e l’insieme dei fattori di rischio metabolici possono predisporre questi pazienti a una depressione della fibrinolisi, il presente studio aveva l’obiettivo di analizzare gli effetti dell'ipoglicemia sui marcatori dell’infiammazione e del rischio di trombosi.

Metodica dello studio
Il trial sperimentale, crossover e controllato, ha coinvolto 12 pazienti con diabete di tipo 2 del Sheffield Teaching Hospitals in UK e 11 pazienti sani di pari età e indice di massa corporea (BMI). I criteri di esclusione erano qualsiasi evidenza di malattia cardiovascolare, gravidanza, epilessia, ipertiroidismo non trattato e qualsiasi altra grave malattia concomitante.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un clamp ipoglicemico (glucosio 2,5mmol/l per 2 intervalli da 60 minuti ciascuno) e a un clamp euglicemico (glucosio 6mmol/l per 2 intervalli da 60 minuti ciascuno), una tecnica di studio che consente al ricercatore di mantenere un livello glicemico costante nel paziente.

Il clamp euglicemico iperinsulinemico è un test che costituisce la metodica di riferimento per misurare la sensibilità dei tessuti all’insulina esogena. Si basa sull’infusione di una quota di insulina tale da portare i valori ematici dell’ormone a un livello costante per un tempo di 120 minuti. La misurazione della quantità di glucosio necessaria per mantenere livelli glicemici normali studia la capacità dell’insulina esogena di far penetrare il glucosio nei tessuti.

Il clamp ipoglicemico consente invece di testare le risposte a bassi valori glicemici.

I partecipanti hanno ricevuto due sessioni di 60 minuti ciascuna del clamp assegnato, alla mattina e alla sera. Al fine di prevenire qualsiasi strascico del clamp somministrato in precedenza, il clamp successivo è stato utilizzato dopo 4-8 settimane.

Sono stati valutati i marcatori dell’infiammazione, la reattività piastrinica e le proprietà del coagulo di fibrina al basale, al termine del clamp e 30 minuti, 1 giorno e 7 giorni dopo la procedura.

Maggiore attività trombotica solo nei diabetici
Dopo il clamp euglicemico tutti i partecipanti, con e senza diabete, presentavano una ridotta attività trombotica (diminuzione della densità del coagulo di fibrina, ridotta reattività piastrinica e miglioramento dell'efficienza fibrinolitica), mentre dopo il clamp ipoglicemico in entrambi i gruppi risultava aumentata l'attività piastrinica (aumento della reattività e dell’aggregazione piastrinica).

Nei pazienti con diabete di tipo 2, l'analisi dei dati post-clamp ipoglicemici ha rivelato livelli significativamente elevati di fibrinogeno e della frazione C3 del complemento, oltre a un aumento della densità della fibrina e dei tempi di lisi del coagulo al settimo giorno rispetto al basale. Mentre i dati dei partecipanti senza diabete non hanno indicato effetti trombotici o infiammatori prolungati rispetto al basale.

In sintesi lo studio ha messo in evidenza che tutti i pazienti, indipendentemente dal diabete di tipo 2, presentavano un aumento dell’attività trombotica durante l'ipoglicemia. Solo che i pazienti senza diabete tornavano ai valori basali subito dopo l'evento ipoglicemico, mentre nei diabetici le alterazioni protrombotiche erano prolungate.

Questi risultati forniscono un potenziale meccanismo attraverso il quale l'ipoglicemia aumenta il rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari e potrebbero spiegare perché le persone con tipo 2 sono a maggior rischio cardiovascolare rispetto a quelle senza diabete.

«L’effettiva rilevanza clinica dei nostri risultati resta ancora da stabilire attraverso ulteriori studi» concludono gli autori. «Tuttavia, riteniamo che i medici debbano tenerne conto quando valutano la salute vascolare delle persone con diabete di tipo 2 e che prediligano approcci di gestione glicemica che minimizzano l'ipoglicemia».

Bibliografia

Chow E et al. Prolonged Prothrombotic Effects of Antecedent Hypoglycemia in Individuals With Type 2 Diabetes. Diabetes Care. 2018 Dec;41(12):2625-2633.

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