Diabete

Diabete di tipo 2, possibile prevenzione della terapia sostitutiva con testosterone in soggetti adatti

Normalizzare i livelli di testosterone tramite la terapia sostitutiva potrebbe ridurre il rischio che il prediabete, in uomini con bassi livelli di testosterone e ipogonadismo, progredisca in diabete di tipo 2, oltre a diminuire il rischio cardiovascolare. E' quanto emerge dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care.

Normalizzare i livelli di testosterone tramite la terapia sostitutiva potrebbe ridurre il rischio che il prediabete, in uomini con bassi livelli di testosterone e ipogonadismo, progredisca in diabete di tipo 2, oltre a diminuire il rischio cardiovascolare. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care.

Gli uomini con ipogonadismo hanno un maggior rischio di sviluppare insulino-resistenza e, successivamente, il diabete di tipo 2, hanno scritto i ricercatori. Per questo motivo hanno voluto valutare se la terapia a lungo termine a base di testosterone sarebbe stata in grado di influenzare questo processo.

Hanno pertanto unito i dati di due registri urologici che coinvolgevano 316 uomini con prediabete, definito da livelli di HbA1c tra il 5,7% e il 6,4%, e con testosterone totale inferiore a 12,1 nmol/l combinato con sintomi di ipogonadismo.

Un totale di 229 partecipanti sono stati sottoposti a terapia parenterale con testosterone undecanoato 1000 mg ogni 12 settimane e 87 hanno costituito il gruppo di controllo, che non ha ricevuto alcun trattamento. Tutti i soggetti in studio sono stati monitorati due volte all'anno per un periodo di otto anni.

Molteplici benefici, non solo sul diabete
I risultati hanno mostrato che il 90% dei partecipanti al gruppo sotto trattamento ha raggiunto una HbA1c inferiore al 5,7%. Al contrario, il 40% del gruppo di controllo ha registrato un aumento superiore al 6,4%, che ha portato a una diagnosi di diabete di tipo 2.

In oltre 8 anni di follow-up, i livelli di HbA1c sono diminuiti in media dello 0,39% nel gruppo testosterone rispetto a un aumento medio dello 0,63% nel gruppo di controllo (p<0,0001)

I soggetti trattati hanno anche perso una media dell'8,8% (9,2 kg) del peso corporeo durante il periodo di studio, rispetto a un guadagno medio del 9,1% (8,0 kg) nei non trattati (p<0,0001), oltre a una riduzione della circonferenza della vita di 6,8 cm contro un aumento di 7,4 cm nel gruppo non trattato.

Ci sono state anche riduzioni del colesterolo totale, del colesterolo lipoproteico a bassa densità e dei livelli di trigliceridi, con un contemporaneo aumento dei livelli di HDL-C nel gruppo testosterone. Per finire è stata anche rilevata una differenza significativa nella mortalità tra i soggetti trattati e non, rispettivamente 7,4% contro 16,1% (p<0,05) oltre che nei tassi di infarto miocardico, 0,4% contro 5,7% (p<0,005).

«Gli interventi che mirano a prevenire idealmente la progressione del prediabete verso il diabete dovrebbero ripristinare i valori normali della glicemia, piuttosto che mantenere semplicemente lo stato di prediabete», hanno scritto il primo autore Aksam Yassin dell’Institute for Urology and Andrology a Norderstedt, in Germania e colleghi. «A questo proposito, è particolarmente degno di nota il fatto che il 90% degli uomini trattati con testosterone abbia ottenuto una regressione fino ai normali valori ematici di glucosio».

Per concludere che «in sintesi, visti i miglioramenti nei livelli glicemici, insulino-resistenza, peso corporeo e lipidi, il nostro studio mostra che la terapia con testosterone fornisce una riduzione del rischio negli uomini con ipogonadismo e prediabete».

Non basta avere il testosterone basso
L'autore senior Timothy Garvey dell’Università dell’Alabama a Birmingham, si è detto sorpreso da questi risultati, cha a suo «parere avranno un grande impatto».
Ha tuttavia avvertito che non si tratta di una terapia da somministrare agli uomini con prediabete e bassi livelli di testosterone, poiché in presenza di insulino-resistenza i livelli di questo ormone sono inferiori per via della ridotta produzione di globulina che lega gli ormoni sessuali.

«La questione fondamentale è che i partecipanti allo studio presentavano i sintomi dell’ipogonadismo e avevano davvero questa condizione», ha aggiunto. «È proprio la presenza di sintomi che fa la differenza». Nel complesso Garvey ritiene che i risultati aggiungano un’ulteriore motivo per trattare gli uomini con ipogonadismo fino a raggiungere livelli normali di testosterone.

Risultati interessanti, nonostante alcuni limiti
Louis Philipson dell'Università di Chicago in Illinois, ha sottolineato che si è trattato di uno studio non randomizzato, non in cieco e sostenuto da una compagnia farmaceutica – Bayer ha infatti supportato finanziariamente il trial - e che c'erano differenze di base tra i gruppi di trattamento e di controllo. In ogni caso l’ha definito «uno studio che di certo attira l’attenzione».

Ha infatti spiegato che «se gli uomini hanno sintomi che indicano un basso livello di testosterone, dovrebbero assolutamente discuterne con il proprio medico, perché la terapia a base di testosterone potrebbe avere molteplici benefici».

Concordando con Garvey, ha rimarcato che il trattamento dovrebbe essere riservato agli uomini che hanno dimostrato ipogonadismo. «Non riguarda la popolazione generale. Non vogliamo andare in giro a somministrare testosterone alla gente, nel mondo ce n’è già abbastanza».

Bibliografia

Yassin A et al. Testosterone Therapy in Men With Hypogonadism Prevents Progression From Prediabetes to Type 2 Diabetes: Eight-Year Data From a Registry Study. Diabetes Care 2019 Mar; dc182388.

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