Diabete

Diabete di tipo 2, rischio cv e di mortalitÓ diverso a seconda degli agenti

Nei pazienti con diabete di tipo 2, il rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza cardiaca e mortalitÓ varia a seconda delle classi di farmaci, da soli e in combinazione con la metformina o una sulfonilurea, rispetto al non fare alcun trattamento farmacologico. ╚ questa la conclusione di uno ampio studio di coorte inglese, pubblicato di recente sul British Medical Journal (Bmj).

Nei pazienti con diabete di tipo 2, il rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza cardiaca e mortalità varia a seconda delle classi di farmaci, da soli e in combinazione con la metformina o una sulfonilurea, rispetto al non fare alcun trattamento farmacologico. È questa la conclusione di uno ampio studio di coorte inglese, pubblicato di recente sul British Medical Journal (Bmj).

"In generale, l'uso degli inibitori della DPP-4 o dei tiazolidinedioni è risultato associato a una riduzione del rischio di insufficienza cardiaca, malattie cardiovascolari e mortalità complessiva rispetto al non uso di questi farmaci" scrivono le due autrici, Julia Hippisley-Cox, docente di epidemiologia clinica e medicina generale presso l'Università di Nottingham, e Carol Coupland, docente di statistica medica e cure primarie presso la stessa università. "Questi risultati, che non tengono conto del grado di aderenza o delle informazioni sui dosaggi e che sono soggetti a fattori di confondimento per indicazione, potrebbero avere implicazioni per la prescrizione dei farmaci antidiabetici".

Per il loro studio, le due autrici hanno analizzato i dati di 469.688 pazienti adulti con diabete di tipo 2 assisiti presso 1243 ambulatori di medicina generali in Inghilterra e Scozia in un arco di tempo che andava dall’aprile 2007 al gennaio 2015, utilizzando il database QResearch, un database costantemente aggiornato di dati clinici e demografici.

I pazienti inclusi nell’analisi erano soggetti ai quali erano stati prescritti tiazolinedioni, inibitori della DPP-4 o insulina, da soli o in combinazione con metformina o una sulfonilurea. Gli outcome primari erano insufficienza cardiaca incidente, malattie cardiovascolari (malattia coronarica, ictus o attacchi ischemici transitori) e mortalità dovuta a una qualsiasi causa.

Nella coorte analizzata, a 274.324 pazienti (il 58,4%) era stato prescritto almeno un farmaco antidiabetico durante il follow-up: in 21.308 casi (il 4,5%) il medico aveva prescritto un tiazolineadione, in 32.533 (il 6,9%) in inibitore della DPP-4, in 256.024 (il 54,5%) la metformina, in 134.570 (il 28,7%) una sulfonilurea; in 19.791 (il 4,2%) l’insulina e in 12.062 (il 2,6%) altri antidiabetici orali.

Rispetto al non utilizzo dei farmaci antidiabetici, i tiazolinedioni sono risultati associati a una diminuzione del 23% del rischio di mortalità dovuta a una qualsiasi causa (HR 0,77; IC al 95% 0,71-0,84), del 26% del rischio di insufficienza cardiaca (HR 0,74; IC al 95% 0,66-0,83) e del 25% del rischio di malattie cardiovascolari (HR 0,75; IC al 95% 0,69-0,81) dopo aver aggiustato i dati per molteplici fattori, tra cui sesso, età, anno di calendario, durata del diabete e origine etnica.

Per gli inibitori della DPP-4, l'uso del farmaco è risultato associato a una riduzione del 18% del rischio di mortalità dovuta a una qualsiasi causa (HR 0,82; IC al 95% 0,77-0,88) e del 14% del rischio di insufficienza cardiaca (HR 0,86; IC al 95% 0,78-,95), mentre non è emersa nessuna associazione con il rischio cardiovascolare (HR 0,94; IC al 95% 0,88-1) rispetto al non uso.

Le due autrici hanno trovato sia per i tiazolinedioni sia per gli inibitori della DPP-4 interazioni con l'età e i livelli di emoglobina glicata (HbA1c), nel senso che la riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause e di malattie cardiovascolari associato all’uso di questi farmaci diventava "meno marcata" con l'aumentare dell'età e dei livelli di HbA1c per entrambe le classi.

Facendo un’analisi più dettagliata, le due autrici hanno scoperto che, rispetto al non fare nessuna terapia farmacologica per il diabete, per la monoterapia con inibitori della DPP-4 non vi era alcuna correlazione con il rischio di nessuno dei tre outcome considerati. Invece, una doppia terapia con gli inibitori della DPP-4 e metformina è risultata associata a un rischio ridotto di tutti e tre gli outcome (riduzione del 38% del rischio di insufficienza cardiaca, del 33% del rischio di malattie cardiovascolari e del 48% del rischio di mortalità per qualsiasi causa) rispetto a nessun trattamento, così come una terapia triplice con metformina, sulfoniluree e inibitori della DPP-4 (riduzione del 40% del rischio di insufficienza cardiaca, del 30% del rischio di malattie cardiovascolari e del 51% del rischio di mortalità per qualsiasi causa).

Nel caso dei tiazolinedioni, la monoterapia è risultata associata a una riduzione del 50% del rischio di insufficienza cardiaca rispetto al non fare alcun trattamento, mentre una duplice terapia con metformina e tiazolinedioni è risultata associata a un rischio ridotto di tutti e tre gli outcome (riduzione del 50% del rischio di insufficienza cardiaca, del 54% del rischio di malattie cardiovascolari e del 45% del rischio di mortalità per tutte le cause) rispetto a nessun trattamento e una terapia duplice con sulfoniluree e tiazolinedioni è risultata associata a una riduzione del 35%del rischio di insufficienza cardiaca e del 25% di malattie cardiovascolari rispetto a nessun trattamento. Infine, una triplice terapia con metformina, sulfoniluree e tiazolinedioni è risultata associata a una riduzione del rischio di tutti e tre gli outcome (riduzione del 46% del rischio di insufficienza cardiaca, del 41% del rischio cardiovascolare e del 56% del rischio di mortalità per tutte le cause) contro nessun trattamento.

J. Hippisley-Cox, C. Coupland. Diabetes treatments and risk of heart failure, cardiovascular disease, and all cause mortality: cohort study in primary care. BMJ.2016; doi:10.1136/bmj.i3477
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