Diabete

Diabete di tipo 2, rischio di non aderenza nei pazienti depressi maggiore se si cambia il piano terapeutico

I pazienti affetti da diabete di tipo 2 e contemporaneamente depressi sono a rischio aumentato di non aderenza alla terapia antidiabetica se giÓ avevano mostrato una mancata compliance al trattamento prima della diagnosi di depressione o se gli era stato cambiato il piano di trattamento durante il follow-up. Lo evidenziano i risultati di un'analisi retrospettiva dei dati di un'assicurazione sanitaria pubblica canadese, pubblicata da poco sul Journal od Diabetes and its Complications.

I pazienti affetti da diabete di tipo 2 e contemporaneamente depressi sono a rischio aumentato di non aderenza alla terapia antidiabetica se già avevano mostrato una mancata compliance al trattamento prima della diagnosi di depressione o se gli era stato cambiato il piano di trattamento durante il follow-up. Lo evidenziano i risultati di un’analisi retrospettiva dei dati di un’assicurazione sanitaria pubblica canadese, pubblicata da poco sul Journal od Diabetes and its Complications.

“La depressione è associata a una scarsa autocura del diabete, per esempio a una bassa aderenza al trattamento antidiabetico” ha detto Carlotta Lunghi, dell’Université de Sherbrooke, nel Quebec. “Tra i pazienti diabetici che soffrono anche di depressione, alcuni sono a rischio più alto di non aderenza; tra questi, vi sono i soggetti più giovani e quelli che hanno dovuto cambiare il trattamento iniziale, passando a una combinazione di un altro ipoglicemizzante orale più l’insulina”.
Nel loro studio, la Lunghi e i colleghi hanno analizzato i dati amministrativi di 3106 pazienti con diabete di tipo 2 ai quali era stato prescritto almeno un nuovo agente antidiabetico tra il 2000 e il 2006, utilizzando i dati dell’health insurance board of Quebec (RAMQ), dell’Institut de la statistique du Quebec e del Quebec Registry of Hospitalizations.
Ai pazienti inclusi nell’analisi (per il 57,5% donne) era stata fatta anche una diagnosi di depressione durante il follow-up (tra il 2000 e il 2007) e l’età media alla diagnosi di depressione era di 67 anni. La variabile dipendente era la non aderenza alla terapia del diabete l’anno dopo la diagnosi di depressione e la non aderenza è stata definita come una percentuale di giorni coperti inferiore al 90% per uno o più agenti antidiabetici (valutata sulla base delle richieste di rimborso dei farmaci). I ricercatori hanno analizzato l’utilizzo delle risorse sanitarie, fra cui i diversi medici visitati, le prescrizioni ricevute e gli eventuali ricoveri prima della diagnosi di depressione, oltre a valutare le variabili legate alla presenza di comorbidità e alla gravità del diabete.
Nella coorte studiata, la metformina è risultata il farmaco prescritto più comunemente come terapia iniziale (nel 72,9% dei casi); al 63,8% dei pazienti non sono state apportate modifiche al regime terapeutico iniziale. La percentuale mediana di giorni coperti dalla terapia antidiabetica era pari al 91,1%prima della diagnosi di depressione ed è scesa al 89,1% nel primo anno dopo la diagnosi di depressione.
Con l’analisi di regressione logistica, i ricercatori hanno scoperto una forte associazione tra la non aderenza al trattamento antidiabetico al basale e la non aderenza al trattamento dopo la diagnosi di depressione (OR aggiustato 7,86; IC al 95% 6,63-9,33). Altri fattori che hanno mostrato di influire negativamente sull’aderenza al trattamento sono risultati l’aver avuto la prescrizione del farmaco anti-diabetico da un medico diverso da un endocrinologo o un internista (OR aggiustato 1,76; IC al 95% 1,13-2,72), l’aggiunta della terapia insulinica (OR aggiustato 1,58; IC al 95% 0,68 -3,65) e l’aggiunta dell’insulina più un cambiamento dell’agente orale (OR aggiustato 1,78; IC al 95% 1,03-3,07).
Fattori legati a una migliore aderenza alla terapia sono risultati, invece, un’età più avanzata (almeno 44 anni) e un basso status socio-economico.
“I fattori associati alla non aderenza che abbiamo identificato in questo studio potrebbero aiutare i medici a riconoscere i pazienti ad alto rischio di non aderenza e a prestare loro particolare attenzione” ha detto la Lunghi. “Per esempio, coloro che già prima della diagnosi di depressione erano risultati non aderenti al trattamento potrebbero trarre beneficio da un follow-up più stretto da parte del medico, che in questo modo potrebbe cogliere rapidamente i sintomi della depressione e la mancanza di aderenza alla terapia antidiabetica”.
La Lunghi ha anche osservato che i fattori associati alla non aderenza trovati nello studio sono per lo più fattori non modificabili, come l’età.
“Tuttavia – ha aggiunto l’autrice -, questi risultati potrebbero aiutare altri ricercatori a individuare una popolazione ad alto rischio per condurre uno studio con l’obiettivo di identificare fattori di rischio modificabili di non aderenza che non sono presenti nei database amministrativi”.

Bibliografia
C. Lunghi, et al. Factors associated with antidiabetic medication non-adherence in patients with incident comorbid depression. J Diabetes Complications. 2017; doi:10.1016/j.jdiacomp.2017.02.016. Leggi

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