Diabete

Diabete di tipo 2, uno studio lo associa a un maggior rischio di sviluppare il Parkinson

Le persone con diabete di tipo 2 sembrano avere un maggiore rischio di sviluppare in futuro la malattia di Parkinson, rispetto a quelle senza diabete. L'aumento era maggiore nei pazienti con complicanze diabetiche e nei soggetti pi¨ giovani con diabete di tipo 2 ed etÓ compresa tra 25 e 44 anni.
Lo rivelano i dati di un ampio studio di coorte appena pubblicato online sulla rivista Neurology.

Le persone con diabete di tipo 2 sembrano avere un maggiore rischio di sviluppare in futuro la malattia di Parkinson, rispetto a quelle senza diabete. I pazienti più giovani avrebbero un rischio quattro volte maggiore rispetto ai non diabetici e quelli con complicanze diabetiche un rischio del 50 percento superiore.
Potrebbe essere coinvolta la sensibilità all’insulina e si rafforzerebbe una precedente ipotesi secondo la quale i farmaci antidiabetici possono rallentare la progressione del disordine neurologico.
E’ quanto emerge da un ampio studio di coorte appena pubblicato online sulla rivista Neurology.

«Il nostro studio rafforza notevolmente il legame tra diabete e Parkinson, ma può anche aiutarci a capire meglio i meccanismi alla base della malattia di Parkinson, con la possibilità che la sensibilità all'insulina possa essere in qualche modo coinvolta», ha dichiarato l’autore senior Thomas Warner, dell’UCL Institute di Neurology di Londra.

«La ricerca dà anche più peso all'idea che i farmaci antidiabetici possono essere utili nel rallentare la progressione della malattia di Parkinson, qualcosa che è stato suggerito in precedenza», ha aggiunto.

«Volevamo esaminare questo aspetto in modo più dettagliato e il nostro studio è il più ampio mai realizzato per indagare su questa associazione», ha affermato.

Lo studio su diabete e Parkinson
Per identificare i pazienti con una diagnosi di diabete di tipo 2 e quelli con una successiva diagnosi di malattia di Parkinson, i ricercatori hanno analizzato i dati sulla mortalità e i dati dell’English National Hospital Episode Statistics da gennaio 1999 a dicembre 2011, un servizio che registra ogni episodio di day-hospital o di assistenza ospedaliera in tutti gli ospedali del Servizio Sanitario Nazionale inglese.

Una coorte di 2.017.115 individui ammessi per cure ospedaliere con una diagnosi codificata di diabete di tipo 2 è stata confrontata con una coorte di riferimento di 6.173.208 persone senza diabete. In entrambi i gruppi sono state quindi ricercate eventuali successive ammissioni ospedaliere con una diagnosi di malattia di Parkinson, mentre sono stati esclusi gli individui con una diagnosi codificata di qualsiasi condizione che mimava il Parkinson.

I risultati hanno mostrato tassi significativamente elevati di malattia di Parkinson nella coorte con diabete di tipo 2 ( hazard ratio [HR], 1,32, p<0,001).
L'aumento relativo era maggiore nei pazienti con complicanze diabetiche (HR 1,49) e nei soggetti più giovani con diabete di tipo 2 ed età compresa tra 25 e 44 anni (HR, 3,81).

«Complessivamente, abbiamo scoperto che le persone con diabete di tipo 2 avevano un rischio del 32% più alto di sviluppare in seguito la malattia di Parkinson rispetto a quelle senza diabete», ha detto Werner. «Questo rischio era considerevolmente più alto nei pazienti giovani con diabete di tipo 2, i quali presentavano un rischio di sviluppare il Parkinson quattro volte maggiore rispetto ai non diabetici, e nei pazienti con complicanze diabetiche, che avevano un rischio del 49% più alto».

«Direi che questa è una prova abbastanza buona che esiste un legame tra il diabete di tipo 2 e la malattia di Parkinson», ha aggiunto.

Nessun allarmismo
Tuttavia, Warner ha avvertito che le persone con diabete di tipo 2 non dovrebbero essere allarmate dai risultati.

«Anche se il rischio relativo di sviluppare il Parkinson sembra sostanzialmente più alto, il rischio assoluto è ancora molto basso e la stragrande maggioranza delle persone con diabete di tipo 2 non si ammalerà, ha detto. La malattia di Parkinson ha una prevalenza piuttosto bassa. Nel Regno Unito ne soffrono circa 140.000 persone, mentre sono ben 3 milioni quelle con diabete di tipo 2.

Sulle possibili implicazioni cliniche, Warner ha sottolineato che i loro risultati mostrano solo una connessione. «Non sappiamo come si manifesti questo rischio, che sarà oggetto di ricerche future, quindi è troppo presto per poter consigliare strategie preventive», ha affermato. «Tuttavia, i nostri risultati potrebbero avere implicazioni per nuovi obiettivi di trattamento per i pazienti con malattia di Parkinson».

Speculando sul potenziale meccanismo della correlazione tra le due patologie, ha osservato che precedenti rapporti aneddotici hanno suggerito che alcuni farmaci antidiabetici sono stati associati a un rallentamento del Parkinson, portando all'ipotesi che la malattia possa essere in qualche modo collegata a problemi con la sensibilità all'insulina nel cervello.

«Il diabete di tipo 2 è causato dalla mancanza di insulina e dalla resistenza agli effetti dell’insulina da parte dei tessuti. Per produrre energia i neuroni cerebrali sono più dipendenti dal glucosio rispetto ad altre cellule nel corpo, dato che non possono utilizzare i grassi come fanno le altre cellule, ha detto Warner. «Ne consegue pertanto che, se c'è un problema con la sensibilità all'insulina, questo potrebbe avere un effetto particolarmente dannoso sui neuroni cerebrali».

Gli autori suggeriscono che «l'interruzione del segnale dell’insulina cerebrale potrebbe portare a percorsi cellulari disregolati condivisi tra cui la neuroinfiammazione (attivazione della microglia, produzione di citochine proinfiammatorie), la disfunzione mitocondriale e l’aumento dello stress ossidativo, promuovendo in definitiva l'aggregazione della sinucleina e contribuendo allo sviluppo della malattia di Parkinson».

(la proteina alfa-sinucleina si accumula nei pazienti con Parkinson e forma degli aggregati chiamati Corpi di Lewy, che giocano un ruolo fondamentale nella morte dei neuroni dopaminergici)

Alcuni rapporti hanno suggerito che i pazienti con malattia di Parkinson che ricevono farmaci antidiabetici possono migliorare la loro condizione, e un piccolo studio randomizzato pubblicato lo scorso anno ha ipotizzato che l’antidiabetico exenatide potrebbe rallentare la progressione del Parkinson, ha osservato Warner.

Bibliografia

De Pablo-Fernandez E et al. Association between diabetes and subsequent Parkinson disease. A record-linkage cohort study. Neurology. Published online June 13, 2018
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