Diabete

Diabete gestazionale: meglio evitare glibenclamide, peggiora gli outcome

Glibenclamide non dovrebbe essere utilizzata per il trattamento del diabete mellito gestazionale, a meno che l’insulina e la metformina non siano disponibili. È questa la conclusione di una nuova revisione sistematica e metanalisi appena pubblicata sul British Medical Journal.

"Tra i tre farmaci più comunemente usati per il trattamento del diabete gestazionale (insulina, glibenclamide, metformina) si ottengono outcome a breve termine meno favorevoli quando si utilizza glibenclamide" ha detto una delle autrici dello studio, Rosa Corcoy dell’Hospital de la Santa Creu di Barcellona, in Spagna, in un’intervista.

Per confrontare i rischi e i benefici dei tre trattamenti, la Corcoy e il suo gruppo hanno selezionato in letteratura 15 studi randomizzati e controllati, di cui sette in cui glibenclamide era stata confrontata con l’insulina (per un totale di 798 pazienti), sei in cui metformina era stata confrontata con l’insulina (1362 pazienti) e due in cui i farmaci a confronto erano metformina e gliburide (349 pazienti).

I bambini nati da madri trattate con gliburide sono risultati di peso superiore (differenza media aggregata pari a 109 grammi) rispetto a quelli le cui madri erano state trattate con insulina e con una probabilità 2,62 volte superiore di avere una macrosomia e 2 volte maggiore di avere ipoglicemia neonatale.

Rispetto all'insulina, la metformina è risultata associata a un aumento di peso significativamente inferiore della mamma (differenza media aggregata, 1,14 kg), a un’età gestazionale inferiore al momento del parto (differenza media aggregata pari a 0,16 settimane) e un rischio di parto pretermine 1,5 volte maggiore. In due studi gli autori avevano valutato anche la soddisfazione delle pazienti per il trattamento ricevuto e in entrambi le donne hanno dichiarato di preferire la metformina.

Nei confronti testa a testa tra metformina e gliburide, l’aumento di peso della mamma durante la gravidanza è risultato di 2,06 kg inferiore con metformina, il peso alla nascita di 209 grammi inferiore, il rischio di macrosomia inferiore del 67% e il rischio di bambini nati più grossi rispetto all'età gestazionale inferiore del 56%.

"Anche se non c’è una prova definitiva che glibenclamide induca un maggiore iperinsulinismo fetale, lo studio attuale scoraggia ulteriori sperimentazioni con questo farmaco" scrivono la Corcoy e i suoi colleghi.

"L'uso di agenti orali per il trattamento del diabete gestazionale varia in contesti diversi" ha spiegato l’autrice. "Per esempio, in alcuni centri in Nuova Zelanda e nel Regno Unito, la metformina è l’ipoglicemizzante orale più utilizzato. Ritengo probabile che dopo la nostra metanalisi alcuni medici prenderanno in considerazione l’idea di utilizzare la metformina o tornare nuovamente a utilizzare l'insulina.

Nella discussione, gli autori segnalano che un grande studio statunitense ha evidenziato come l'uso di glibenclamide nelle donne affette da diabete gestazionale sia balzato dal 7,4% del 2000 al 64,5% nel 2011 e che dal 2007 in avanti glibenclamide sia risultata il farmaco più utilizzato.

Tuttavia, secondo Wanda Kay Nicholson, docente di ostetricia e ginecologia presso la University of North Carolina di Chapel Hill, non coinvolta nella ricerca, servono ulteriori studi a lungo termine di confronto tra i tre trattamenti per poter dire che i medici non dovrebbero usare glibenclamide.

M.Balsells, et al. Glibenclamide, metformin, and insulin for the treatment of gestational diabetes: a systematic review and meta-analysis. BMJ 2015;350:h102
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