Diabete gestazionale, nelle donne obese nessun vantaggio con lo screening precoce

Nelle donne obese lo screening precoce per il diabete gestazionale non Ŕ associato a una diminuzione del rischio di esiti avversi perinatali, secondo una ricerca presentata in una relazione al congresso annuale della Society for Maternal-Fetal Medicine che si Ŕ appena concluso a Las Vegas, in Nevada.

Nelle donne obese lo screening precoce per il diabete gestazionale non è associato a una diminuzione del rischio di esiti avversi perinatali, secondo una ricerca presentata in una relazione al congresso annuale della Society for Maternal-Fetal Medicine che si è appena concluso a Las Vegas, in Nevada.

Non c'è stata differenza nell'incidenza dell'outcome primario, che comprendeva parto cesareo, macrosomia e ipertensione indotta dalla gravidanza, nel gruppo delle donne obese sottoposte a uno screening precoce tra le 14 e le 20 settimane di gestazione rispetto a quelle sottoposte allo screening di routine alle settimane 24-28 (rispettivamente 56,9% vs 50,9%, p=0,07), ha riferito la relatrice e prima autrice dello studio Lorie Harper, dell'Università dell’Alabama a Birmingham.

L'obesità complica circa un terzo delle gravidanze, aumentando il rischio di diabete gestazionale in oltre 1 milione di casi ogni anno, che a sua volta accresce il rischio di diverse complicanze perinatali. «Nonostante l'American College of Obstetricians and Gynecologists raccomandi lo screening precoce per il diabete gestazionale nelle donne obese, nessuno studio ha dimostrato un miglioramento negli esiti perinatali», scrivono gli autori.

Lo studio
Lo studio randomizzato e controllato è stato eseguito in due centri da giugno 2013 a gennaio 2018. I partecipanti includevano donne con un BMI ≥30 che avevano richiesto assistenza entro le prime 20 settimane di gravidanza. Sono quindi state randomizzate a ricevere uno screening precoce tra 14 e 20 settimane di gestazione, che è stato poi ripetuto alle settimane 24-28 in assenza di diabete gestazionale al momento del primo controllo.

Sia per lo screening precoce che per quello di routine, le pazienti hanno ricevuto un primo test di tolleranza al glucosio (assunzione di 50g glucosio e valutazione dopo 1 ora), seguito da un secondo test (100g, 3 ore) se nel primo la glicemia risultava superiore a 135 mg/dl. Il diabete gestazionale è stato diagnosticato secondo i criteri Carpenter-Cousta. A entrambi i gruppi è stata anche misurata la HbA1c a 14-20 settimane e, se i livelli superavano il 6,5%, è stato diagnosticato il diabete ed è stato avviato il trattamento.

Nessun beneficio con lo screening precoce
L'outcome primario era un dato composito di diversi esiti neonatali avversi, tra cui parto cesareo primario, macrosomia (> 4000g), ipertensione indotta dalla gravidanza, distocia di spalla (un’emergenza ostetrica in cui la fuoriuscita delle spalle necessita di particolari manovre di assistenza), ipoglicemia neonatale e iperbilirubinemia neonatale.

Le pazienti avevano circa 27 anni, più del 60% erano nere e un quarto erano ispaniche, senza differenze significative in altre caratteristiche di base, come HbA1c a 14-20 settimane, BMI o ipertensione.

L'incidenza complessiva di diabete gestazionale è stata del 13,0% (15,2% nel gruppo precoce e 12,0% nel gruppo di routine). Lo screening precoce non ha ridotto l'incidenza dell'esito primario poiché era nominalmente più alto nel gruppo iniziale (59,0% vs 53,3%, p=0,08). Anche l’ipertensione indotta dalla gravidanza non è stata ridotta nel gruppo sottoposto a screening precoce (13,5% vs 9,6%, p=0,06).

Gli outcome secondari hanno preso in esame i singoli aspetti di quello primario e non hanno rilevato differenze tra i gruppi, a eccezione dell'uso di insulina, più alto nel gruppo a screening precoce.

Gli autori hanno concluso che «lo screening precoce del diabete gestazionale nelle donne obese non ha apportato benefici e poteva essere dannoso, quindi le raccomandazioni per questo approccio dovrebbero essere rivalutate alla luce di questi risultati».

Diabete di tipo 2 non considerato
Loralei Thornburg dell'Università di Rochester a New York e non coinvolta nello studio, ha definito sorprendenti i risultati dello studio, ma ha anche sottolineato che erano probabilmente limitati alle condizioni mediche potenziali per le donne con diabete gestazionale, non per quelle con diabete di tipo 2.

«Non hanno affrontato i problemi che riguardano le donne con diabete di tipo 2, come un aumento del rischio di cardiopatia e di morte fetale, perché la popolazione era troppo piccola», ha affermato. «Una parte di quelle sottoposte a screening precoce erano probabilmente donne con diabete di tipo 2».

Per la Harper le ricerche future potrebbero includere l'esecuzione di uno studio randomizzato in doppio cieco con una coorte diversa su basi geografiche, etniche e razziali, mentre Thornburg ha suggerito che lo screening precoce potrebbe essere utilizzato come strumento per identificare le donne con diabete.

«Sarebbe bello vedere se lo screening precoce ci aiuterà a determinare chi andrà incontro al diabete dopo il parto e chi rischia il prediabete o il diabete al di fuori della gravidanza», ha aggiunto. «Questo potrebbe aiutarci ad affrontare gli outcome a lungo termine delle donne».

Bibliografia

Harper LM et al. Early gestational diabetes screening in obese women: a randomized controlled trial. Abstract

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