Diabete - Endocrinologia

Diabete, gli incretino-mimetici non aumentano il rischio di scompenso cardiaco

Gli antidiabetici appartenenti al gruppo degli incretino-mimetici, cioè gli inibitori della dipeptidil peptidase-4 (DPP-4) e gli analoghi del glucagon-like peptide 1 (GLP-1), non aumentano il rischio di ricovero per insufficienza cardiaca. È questa la conclusione di uno studio osservazionale internazionale che ha coinvolto quasi 1,5 milioni di pazienti, appena pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Gli antidiabetici appartenenti al gruppo degli incretino-mimetici, cioè gli inibitori della dipeptidil peptidase-4 (DPP-4) e gli analoghi del glucagon-like peptide 1 (GLP-1), non aumentano il rischio di ricovero per insufficienza cardiaca. È questa la conclusione di uno studio osservazionale internazionale che ha coinvolto quasi 1,5 milioni di pazienti, appena pubblicato sul New England Journal of Medicine.

La sicurezza degli inibitori della DPP-4 come sitagliptin, saxagliptin e linagliptin e degli analoghi del GLP-1 come exenatide e liraglutide è controversa. Alcuni studi clinici, infatti, hanno segnalato che questi agenti potrebbero aumentare il rischio di insufficienza cardiaca, mentre altri non hanno trovato alcun aumento del rischio, ma tutti erano sottodimensionati per poter dirimere la questione, spiegano gli autori, guidati da Kristian B. Filion, della McGill University di Montreal, in Canada.

Nel lavoro uscito ora sul Nejm, i ricercatori hanno esaminato questo problema analizzando i dati di diverse grandi coorti di pazienti diabetici trattati nella pratica clinica di routine negli Stati Uniti, in Canada e in Inghilterra. Hanno così identificato un campione di 1.499.650 adulti che avevano iniziato ad assumere farmaci antidiabetici non insulinici al momento dell’ingresso sul mercato degli incretino-mimetici o successivamente. "Con 3,2 milioni di anni-persona di osservazioni, avevamo la potenza statistica necessaria per valutare con rigore questo importante problema di sicurezza" scrivono Filion e i colleghi

Gli autori hanno quindi confrontato i pazienti che assumevano gli inibitori della DPP-4 o gli analoghi del GLP-1 con quelli che prendevano farmaci non incretinici come le biguanidi, le sulfoniluree, i tiazolidinedioni, gli inibitori dell'alfa-glucosidasi, le meglitinidi e gli inibitori del cotrasportatore del sodio-glucosio di tipo 2.

Nel campione studiato, in totale sono stati ricoverati in ospedale per insufficienza cardiaca 29.741 pazienti, con un tasso d’incidenza complessivo di 9,2 eventi per 1000 anni-persona.

I farmaci incretino-mimetici non sono risultati associati a un aumento del tasso di ospedalizzazioni dovute a insufficienza cardiaca se confrontati con gli altri farmaci antidiabetici, sia nei pazienti che non avevano alcuna storia di scompenso al basale ( hazard ratio, HR, 0,82) sia nei circa 80.000 che avevano già una storia di scompenso alle spalle (HR 0,86).

Inoltre, il risultato non è cambiato ed è rimasto simile considerando separatamente gli inibitori della DPP-4 (HR, 0,84) o gli analoghi del GLP-1 (HR, 0,95).

Questi risultati sono rimasti coerenti sia nei diversi sottogruppi sia nelle analisi di sensibilità che hanno classificato i dati a seconda della durata dell'esposizione, della presenza o assenza di una storia di infarto miocardico e della durata del diabete.

K.B. Filion, A Multicenter Observational Study of Incretin-based Drugs and Heart Failure. N Engl J Med 2016;374:1145-54, doi: 10.1056/NEJMoa1506115.
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