Diabete, impianto sottocute che rilascia exenatide migliora il controllo glicemico nei pazienti con livelli elevati di emoglobina glicata

La somministrazione continuativa del GLP1-agonista exenatide per via sottocutanea tramite una mini pompa osmotica, migliora significativamente il controllo glicemico nei pazienti adulti con diabete di tipo 2 e valori di emoglobina glicata (HbA1c) elevati al basale. E' quanto emerso da uno studio pubblicato su Diabetes Care.

La somministrazione continuativa del GLP1-agonista exenatide per via sottocutanea tramite una mini pompa osmotica, migliora significativamente il controllo glicemico nei pazienti adulti con diabete di tipo 2 e valori di emoglobina glicata (HbA1c) elevati al basale. E’ quanto emerso da uno studio pubblicato su Diabetes Care.

Il farmaco, somministrato per via sottocutanea tramite una pompa osmotica delle dimensioni di un fiammifero, da sostituire una o due volte all’anno, viene denominato ITCA 650 e attualmente è in studio per il trattamento del diabete di tipo 2.

Lo studio FREEDOM-1 High Baseline (HBL) è stato condotto in 60 pazienti adulti con diabete di tipo 2 non controllato in modo adeguato, con livelli di HbA1c basali elevati (valori medi pari a 10,8%) e con una durata media della malattia pari a 8,5 anni. I partecipanti sono stati trattati con ITCA 650 alla dose da 20 µg al giorno per 13 settimane, seguiti da 60 µg al giorno per 26 settimane. L’endpoit principale era il cambiamento dei livelli di emoglobina glicata a 39 settimane.

Nello studio è stata osservata una riduzione del 2,8% dell’emoglobina glicata in tutti i partecipanti (p<0,001 vs basale). Il 25% dei soggett trattati ha raggiunto valori di HbA1c inferiori al 7% e il 18,6% inferiori a 6,5% alla settimana 39. Il 73% dei partecipanti ha mostrato una riduzione di almeno il 2% dell’emoglobina glicata e il 46% ha mostrato una riduzione di almeno il 3% di tale valore.

L’86,7% dei partecipanti ha presentato almeno un evento avverso. Quattro partecipanti hanno presentato sei eventi avversi severi, non correlati al trattamento. Gli eventi avversi più frequenti durante lo studio erano disordini gastrointestinali.