Diabete, ok esperti Fda per empagliflozin per la riduzione della mortalitÓ per cause cardiovascolari

Un comitato di esperti dell'Fda ha votato 12 a 11 a favore dell'approvazione di empagliflozin per la riduzione della mortalitÓ per cause cardiovascolari in pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare. La decisione definitiva dell'agenzia regolatoria americana Ŕ attesa per il prossimo gennaio.

Un comitato di esperti dell’Fda ha votato 12 a 11 a favore dell’approvazione di empagliflozin per la riduzione della mortalità per cause cardiovascolari in pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare. La decisione definitiva dell’agenzia regolatoria americana è attesa per il prossimo gennaio.

Empagliflozin, un inibitore del co-trasportatore sodio- glucosio di tipo 2 (SGLT2), potrebbe essere il primo farmaco antidiabetico a ridurre gli eventi cardiovascolari e i decessi per cause cardiovascolari ad essere approvato negli Stati Uniti.

Secondo gli esperti, i dati dello studio EMPA-REG OUTCOME sono sufficienti a dimostrare che empagliflozin riduce la mortalità per cause cardiovascolari nella popolazione studiata, ovvero i pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare.

La maggior parte del comitato ha affermato di essere impressionata dai dati sulla riduzione della mortalità da parte del farmaco, ma diversi esperti hanno espresso le loro perplessità sull’utilizzo di un singolo studio a sostegno dell’approvazione del farmaco in questo ambito, in particolare per una molecola appartenente a una relativamente nuova classe di antidiabetici. Altri esperti si sono dichiarati preoccupati riguardo al fatto che il meccanismo mediante il quale il farmaco riduce la mortalità non è ancora del tutto chiaro.

Staremo a vedere che cosa deciderà l’agenzia regolatoria il prossimo gennaio.

Studio EMPA-REG OUTCOME
Della durata di circa quattro anni, lo studio EMPA-REG OUTCOME è stato condotto su più di 7mila pazienti con diabete di tipo 2 e ad elevato rischio cardiovascolare, studiati in oltre 620 centri in 42 Paesi. I trial ha valutato gli effetti del trattamento di lungo termine con empagliflozin rispetto a placebo, entrambi associati alla terapia standard, sulla morbilità e sulla mortalità cardiovascolare.

L’endpoint primario era il tempo intercorso sino al primo fra i seguenti eventi: decesso per cause cardiovascolari, infarto miocardico (attacco cardiaco) non fatale o ictus non fatale. Inoltre lo studio ha valutato la capacità ipoglicemizzante a lungo termine del farmaco, le variazioni di peso corporeo, l’incidenza di ipoglicemia e altri parametri di sicurezza.

L’endpoint primario si è ridotto del 14% nel gruppo empagliflozin HR 0,86, (95.02% CI 0,74-  0,99; p=0.0382), senza alcuna differenza tra le due dosi di farmaco (HR 0,85 con la dose da 10 mg e HR 0,86 con la dose da 25 mg.

La morte per eventi cardiovascolari si è mediamente ridotta del 38% (HR 0,62 IC 95% CI 0,49 -0,77), per quanto concerne gli infarti non fatali, la differenza di circa il 14% (HR = o,86) non era però statisticamente significativa (p<0,2189).

Lo stroke non fatale è invece risultati del 24% superiore nei gruppi tratti con empagliflozin, ma la differenza non era statisticamente significativa p< 0,1638).
Le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco si sono ridotte del 35%, HR 0,65 (95% CI 0.50, 0.85) p=0,0017, senza grandi differenze tra i due gruppi trattati con diverse dosi di empagliflozin.

Infine, la mortalità per tutte le cause si è ridotta del 32% HR 0,68 (95% CI 0.57, 0.82) p<0.0001, anche qui sena grosse differenze tra i due gruppi in empagliflozin.

Un modo molto pratico per valutare l’effetto di diverse terapie è quello di utilizzare il NNT, cioè il numero di pazienti da trattare per prevenire un certo evento. Se come evento prendiamo in considerazione la morte per evento cardiovascolare vediamo delle cose interessanti. Nello studio EMPAREG OUTCOME (empagliflozin per 3 anni) l’NNT è stato di 39.

Se vediamo la cosa da un altro punto di vista, per ogni 100 pazienti trattati con empagliflozin oppure con placebo, si hanno 25 viste salvate (57 vs 82 decessi cardiovascolari). Sempre sui 1000 pazienti trattati, ci sarebbero 14 ospedalizzazioni in meno per scompenso cardiaco.  Vi sarebbero però 53 infezioni genito urinarie in più, un evento più frequente tra i pazienti che ricevevano empagliflozin.

Nei pazienti assegnati a empagliflozin si è osservato un tasso maggiore per le infezioni genitali; tuttavia, non vi era alcun aumento nella frequenza di ipoglicemia, chetoacidosi diabetica o danno renale acuto, hanno detto i ricercatori. I ricercatori hanno anche osservato nessun aumento di fratture ossee, che è stato un evento avverso presente i altri farmaci della stessa classe (canagliflozin).