Diabete predispone al Covid-19, c'entra anche il danno alle isole del pancreas?

Diabete

Il diabete può essere un fattore di rischio indipendente per una rapida progressione dell'infezione da Covid-19 e per una prognosi sfavorevole attraverso diversi meccanismi già noti e una possibile nuova via, ossia un danno diretto alle isole pancreatiche. 

Il diabete può essere un fattore di rischio indipendente per una rapida progressione dell’infezione da Covid-19 e per una prognosi sfavorevole attraverso diversi meccanismi già noti e una possibile nuova via, ossia un danno diretto alle isole pancreatiche.

Uno studio cinese pubblicato a fine marzo sulla rivista Diabetes Metabolism Research and Reviews, ha confrontato 137 soggetti senza diabete con 37 diabetici. Paragonando i relativi sottogruppi senza comorbidità (rispettivamente 26 e 24 persone), chi soffriva di diabete aveva un rischio significativamente superiore di incorrere in polmonite grave, rilascio di enzimi correlati alle lesioni tissutali, eccessive risposte infiammatorie incontrollate e uno stato di ipercoagulabilità associato a una cattiva regolazione del metabolismo del glucosio rispetto ai non diabetici.

I diabetici avevano inoltre livelli più alti di biomarcatori che suggerivano l’instaurarsi di una "tempesta" infiammatoria che precede il rapido deterioramento delle condizioni di salute in alcuni dei soggetti infettati dal virus Covid-19, hanno scritto Weina Guo e colleghi della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan, in Cina.

«Questi risultati dovrebbero essere letti tenendo conto di alcune limitazioni, come una bassa numerosità del campione e una grande differenza di età tra i gruppi di studio una volta escluse le comorbidità, ma forniscono comunque delle informazioni su come il virus interagisce con alcune condizioni preesistenti» hanno commentato in un editoriale di accompagnamento Ernesto Maddaloni e Raffaella Buzzetti dell’Università La Sapienza di Roma.

Il pericolo della sintomatologia silenziosa nei diabetici
Un’ulteriore preoccupazione destata dagli esiti dello studio riguarda il fatto che, nei diabetici, la gravità dell’infezione può essere nascosta dalla presenza di sintomi iniziali più lievi. Infatti, rispetto ai pazienti senza diabete, un numero inferiore di soggetti con diabete non presentava febbre (59,5% vs 83,2% p=0,002), brividi (56,8% vs 71,5% p=0,08), oppressione toracica (13,5% vs 29,2% p=0,05) e mancanza di respiro (13,5% vs 27% p=0,08).

«Questo fenomeno, che ricorda i sintomi silenziosi che si verificano nei diabetici anche in altre condizioni come l'infarto del miocardio, può causare un ritardo potenzialmente letale nel fornire le cure necessarie, portando infine a una prognosi peggiore» hanno ammonito gli editorialisti. «Sulla base di questi risultati, è fondamentale non sottovalutare la gravità del Covid-19 in chi ha il diabete, anche in assenza dei tipici segni e sintomi. Per questi soggetti potrebbe essere utile sviluppare diversi punteggi di gravità clinica».

Il virus può attaccare il pancreas?
I ricercatori cinesi hanno anche evidenziato un peggioramento del controllo del diabete durante la degenza in ospedale. «Il 29,2% dei pazienti ha assunto insulina prima del ricovero e ha aumentato la dose dopo la dimissione, mentre il 37,5% faceva uso di ipoglicemizzanti orali prima di entrare in ospedale e ha avviato la terapia insulinica una volta dimesso, a significare che durante il ricovero i pazienti avevano uno scarso controllo glicemico» hanno scritto.

Anche se gli stati infiammatori acuti e le risposte allo stress acuto possono aumentare i livelli di glucosio, gli autori hanno suggerito che il virus potrebbe effettivamente essere in grado danneggiare le cellule delle isole pancreatiche. L'immunocolorazione in un paziente deceduto ha mostrato una forte colorazione della proteina dell'enzima ACE2, il sito di legame del coronavirus, nelle isole ma non nel tessuto pancreatico esocrino, «il che significa che il coronavirus potrebbe provocare il diabete causando danni alle isole» hanno suggerito i ricercatori cinesi.

Anche l'endocrinologo Jean-François Gautier del Lariboisière Hospital di Parigi ha dichiarato di aver osservato la stessa cosa. «Nel nostro centro, che è stato completamente convertito per fornire assistenza per il Covid-19, abbiamo molti casi di diabete di nuova insorgenza in pazienti infetti».

Opzioni per ridurre l’infiammazione nei diabetici
Nel trial cinese, esclusi i pazienti con comorbidità, il gruppo diabete presentava alti livelli di deidrogenasi lattica, α-idrossibutirrato deidrogenasi, alanina aminotransferasi e γ-glutamiltransferasi, a indicare lesioni a carico di miocardio, rene e fegato. «Un risultato coerente con l’ampia distribuzione dei recettori SARS-CoV-2 ACE2, e che può spiegare parzialmente il motivo per cui alcuni pazienti sono morti per insufficienza multiorgano» hanno spiegato i ricercatori.

Nei diabetici risultavano più elevati anche i livelli dei marcatori dell'infiammazione, come la proteina C-reattiva, la VES l'interleuchina 6 (IL-6) (p<0,01 per tutti), aprendo la strada all’impiego di potenziali trattamenti, hanno affermato gli editorialisti.

Come l'anticorpo monoclonale tocilizumab, approvato per disturbi autoimmuni come l'artrite reumatoide grave e l'arterite a cellule giganti, che ha come target la sovraespressione dell’IL-6. Viene usato off-label in alcuni centri per il trattamento di pazienti con COVID-19 ed è in valutazione in numerosi studi in corso sull’infezione.
O come altri farmaci che agiscono sullo stesso target, come siltuximab oppure gli inibitori della Janus chinasi come baricitinib, tofacitinib e upadacitinib.

Bibliografia

Guo W et al. Diabetes is a risk factor for the progression and prognosis of COVID-19. Diabetes Metab Res Rev. 2020 Mar 31:e3319.
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Maddaloni E and Buzzetti R. Covid-19 and diabetes mellitus: unveiling the interaction of two pandemics. Diabetes Metab Res Rev. 2020 Mar 31:e33213321.
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