Diabete

Diabete, saxagliptin può rallentare il declino delle beta-cellule

L’inibitore della DPP-4 saxagliptin, ampiamente prescritto per il trattamento del diabete di tipo 2, può migliorare la glicemia e avere effetti positivi sulla funzione delle beta-cellule, rallentandone il declino. Lo rivela un’analisi dello studio SAVOR-TIMI 53, pubblicata di recente su Diabetes, Obesity and Metabolism.

Lo studio SAVOR-TIMI 53 è un trial multicentrico internazionale, randomizzato e in doppio cieco al quale hanno partecipato 16.492 pazienti con diabete di tipo 2 trattati con saxagliptin o placebo, in aggiunta agli altri antidiabetici con i quali i pazienti erano già in terapia. I due gruppi sono stati poi seguiti per una media di 2,1 anni.

I pazienti presentavano instabilità glicemica se mostravano un aumento dell’HbA1c non inferiore allo 0,5% dopo la randomizzazione, se dovevano iniziare a prendere nuovi farmaci antidiabetici per almeno 3 mesi o se dovevano aumentare la dose di antidiabetico orale o aumentare di non meno del 25% la dose di insulina per almeno 3 mesi.

Al fine di valutare la funzione delle beta-cellule, i ricercatori hanno misurato i valori dell’indice HOMA-2beta al basale e poi dopo 2 anni nei pazienti che non sono erano stati trattati con insulina.

Rispetto ai controlli, i partecipanti trattati con saxagliptin hanno mostrato una riduzione dello sviluppo di instabilità glicemica ( hazard ratio, HR, 0,71; IC al 95% 0,68-0,74; P < 0,0001).

Rispetto al gruppo di controllo, in quello trattato con l’inibitore della DPP-4 si è registrata una riduzione del 32% dei pazienti in cui si era avuto un aumento dell’HbA1c uguale o superiore allo 0,5%, una riduzione del 31,7% dei pazienti che hanno dovuto iniziare l’insulina e una diminuzione del rispettivamente del 19,5% e del 23,5% di coloro che hanno dovuto aumentare il dosaggio di un antidiabetico orale o dell’insulina (tutti P < 0,0001).

Dopo 2 anni, i valori dell’indice HOMA-2beta erano diminuiti del 4,9% nel gruppo trattato con il placebo, a fronte di un incremento del 1,1% in quelli trattati con saxagliptin (P <0,0001).

Gli autori concludono, quindi, che il trattamento con saxagliptin ha portato a un miglioramento della glicemia e prevenuto la riduzione dei valori dell’indice HOMA-2beta. Pertanto, aggiungono, saxagliptin può contribuire a ridurre l’usuale declino della funzione  beta-cellulare nei pazienti affetti da diabete di tipo 2, rallentando così la progressione della malattia.

G Leibowitz, et al. Impact of Treatment with Saxagliptin on Glycaemic Stability and Beta-Cell Function in the SAVOR-TIMI 53 Study. Diabetes Obes Metab 2015;17(5):487-494; doi: 10.1111/dom.12445.
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