Diabete

Diabete tipo 2, biguanidi e liraglutide associate a minor rischio di eventi cardiovascolari

I pazienti con diabete di tipo 2 trattati con biguanidi o con il GLP-1 agonista liraglutide hanno un rischio ridotto di cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca o ictus, stando ai risultati di uno studio retrospettivo caso-controllo di autori danesi presentato in occasione del congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) a Vienna.

In questo studio, l'effetto delle biguanidi e di liraglutide non è risultato legato a valori biochimici, come i livelli di colesterolo o il controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 che dopo la diagnosi di diabete hanno sviluppato una cardiopatia ischemica o un’insufficienza cardiaca oppure hanno avuto un ictus.

"Il diabete di tipo 2 aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e, a dispetto di effetti ipoglicemizzanti simili, alcuni farmaci antidiabetici hanno mostrato di migliorare gli outcome cardiovascolari, mentre altri no" ha detto Michael Gejl Jensen, dell'Università di Aarhus, in Danimarca.

Gli agonisti del recettore del glucagone-like peptide-1 (GLP1) e la metformina hanno mostrato di poter ridurre l'eccesso di morbilità cardiovascolare, ha detto Jensen. "Gli effetti pleiotropici di questi farmaci, al di là di quelli ipoglicemizzanti, potrebbero aggiungere una nuova dimensione alla futuro raccomandazione di trattamento" ha aggiunto l’autore.

Analizzando il National Hospital Discharge Register danese (1977-2011), i ricercatori hanno identificato i pazienti con diabete di tipo 2 per i quali erano disponibili informazioni sulla data della diagnosi, la data in cui si è verificato l’evento cardiovascolare e le comorbilità. I dati sull'uso di farmaci e i parametri biochimici, tra cui LDL, HDL e colesterolo totale, trigliceridi, HbA1c e creatinina, sono stati raccolti nella regione centrale dello Jutland. Inoltre, i ricercatori hanno effettuato un’analisi di regressione logistica, aggiustando i dati in base alle comorbilità e all’uso di farmaci.

L’analisi ha riguardato 10.073 pazienti con un follow up di 65.550 anni-persona; di questi, 1230 uomini e 717 donne hanno poi sviluppato una cardiopatia ischemica o un’insufficienza cardiaca oppure hanno avuto un ictus.

Il rischio di avere andare incontro a uno di questi eventi è risultato maggiore nei pazienti che ne avevano già avuto uno prima della diagnosi di diabete (OR 20,175; IC al 95% 16,875-24,121), in presenza di fibrillazione atriale (OR 1,83; IC al 95% 1,422-2,356), all’aumentare della durata del diabete (per anno OR 1,09; IC al 95% 1,077-1,097) e all’aumentare dell'età (per anno OR 1,025; IC al 95% 1,019-1,031).

Inoltre, il rischio è risultato maggiore per gli uomini che per le donne (OR 1,222; IC al 95% 1,076-1,388) e aumentato in presenza di neuropatia (OR 1,393; IC al 95% 1,049-1,849) e di arteriopatia periferica (OR 1,313; IC al 95% 1,023-1,685).

Considerando i vari farmaci, il rischio è risultato ridotto in modo significativo in caso di terapia con statine (OR = 0,625; IC al 95% 0,54-0,724) con biguanidi (OR 0,623; IC al 95% 0,543-0,714) e con liraglutide (OR 0,482; IC al 95% 0,376-0,619). Gli inibitori della DPP4 e gli agenti che stimolano le beta cellule hanno mostrato, invece, un effetto neutro.

In un sottogruppo di 1103 pazienti dei quali erano disponibili i dati sui valori biochimici, 189 hanno sviluppato una cardiopatia ischemica o un’insufficienza cardiaca oppure hanno avuto un ictus. Aggiustando i risultati in base a questi dati, gli unici antidiabetici che hanno continuato a dimostrare una riduzione significativa del rischio sono state le biguanidi (OR 0,543; IC al 95% 0,339-0,87) e liraglutide (OR 0,318; IC al 95% 0,144-0,703).

"Gli effetti benefici di liraglutide si sono dimostrati dose e durata-dipendente" ha detto Jensen.

M.G. Jensen. Risk of cardiovascular disease events: the impact of diabetes and anti-diabetic drugs: a nested case-control study. EASD 2014; abstract  224.

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