Nei pazienti con diabete di tipo 2 e ipertensione, empagliflozin permette di ottenere una significativa riduzione della pressione arteriosa e dell’emoglobina glicata (HbA1C). È questo il risultato dello studio EMPA-REG BP, pubblicato da poco su Diabetes Care

Empagliflozin, che appartiene alla classe degli inibitori del co-trasportatore del sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT-2), è stato approvato di recente negli Stati Uniti e in Europa.

In questo studio, un gruppo di ricercatori tedeschi e finlandesi, guidati da Ilkka Tikkanen dell’ospedale centrale universitario di Helsinki, ha confrontato due diversi dosaggi del farmaco - 10 mg o 25 mg una volta al giorno – con un placebo in 825 pazienti con diabete di tipo 2 e ipertensione.

La pressione media sistolica da seduti dei pazienti era pari a 130-159 mmHg, mentre quella diastolica media pari a 80-99 mmHg. Durante lo studio, durato 12 settimane, gli autori hanno misurato la pressione arteriosa misurata ambulatorialmente nelle 24 ore

Dopo 12 settimane, la differenza aggiustata rispetto al placebo nella variazione rispetto al basale della pressione sistolica  media nelle 24 ore è risultata pari a -3,44 mmHg con empagliflozin 10 mg e -4,16 mmHg con empagliflozin 25 mg.

Le differenze corrispondenti nella diastolica media nelle 24 ore sono risultate pari a -1,36 mmHg e -1,72 mmHg. Tutte differenze molto significative, riportano gli autori.

Per quanto riguarda l’altro parametro chiave, l’HbA1c, la differenza media aggiustata rispetto al placebo nella variazione rispetto al basale è stata pari a -0,62% con empagliflozin 10 mg e -0,65% con 25 mg(P < 0,001 in entrambi i casi).

Inoltre, il farmaco ha mostrato effetti positivi anche sul peso corporeo. Al termine dello studio, infatti, il calo ponderale è risultato significativamente maggiore con empagliflozin rispetto al placebo.

L’antidiabetico è risultato anche ben tollerato. Anche se un decesso è stato ritenuto dagli sperimentatori correlato al farmaco, il tasso di eventi avversi gravi è stato più elevato nel gruppo placebo che non in quello in trattamento attivo.

I ricercatori dicono che si stanno tuttora facendo studi post-marketing nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, ma che entrambe le dosi testate del farmaco "hanno portato a miglioramenti clinicamente significativi nella pressione arteriosa sia sistolica sia diastolica nei pazienti con diabete di tipo 2 e ipertensione, oltre che a significative riduzioni dell’HbA1c e del peso corporeo".

I. Tikkanen, et al. Empagliflozin Reduces Blood Pressure in Patients With Type 2 Diabetes and Hypertension. Diabetes Care 2014; doi: 10.2337/dc14-1096
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