Diabete

Diabete tipo 2, empagliflozin supera glimepiride come aggiunta alla metformina

Nei pazienti con diabete mellito di tipo 2, l'inibitore dell'SGLT2 empagliflozin, utilizzato in aggiunta alla metformina, si Ŕ dimostrato sicuro e pi¨ efficace della sulfonilurea glimepiride nel ridurre i livelli di emoglobina glicata (HbA1c) e altri parametri metabolici chiave per un periodo fino a 4 anni nello studio di fase III EMPA-REG H2H-sU. I dati aggiornati del trial sono stati presentati in occasione dell'ultimo congresso dell'American Diabetes Association, a New Orleans.

Nei pazienti con diabete mellito di tipo 2, l’inibitore dell’SGLT2 empagliflozin, utilizzato in aggiunta alla metformina, si è dimostrato sicuro e più efficace della sulfonilurea glimepiride nel ridurre i livelli di emoglobina glicata (HbA1c) e altri parametri metabolici chiave per un periodo fino a 4 anni nello studio di fase III EMPA-REG H2H-sU. I dati aggiornati del trial sono stati presentati in occasione dell'ultimo congresso dell’American Diabetes Association, a New Orleans.

Gli ultimi risultati rappresentano un aggiornamento dei risultati pubblicati in precedenza, che arrivavano fino a 2 anni, pubblicati su Lancet Diabetes Endocrinology nel 2014.

"Come già riportato in precedenza, dopo 2 anni lo studio ha evidenziato una lieve differenza nei livelli di HbA1c tra empagliflozin e glimepiride" ha detto Afshin Salsali, direttore esecutivo dello sviluppo clinico globale di Boehringer Ingelheim. "Questa differenza ha continuato ed esserci anche proseguendo lo studio, anche se si è osservato un leggero rimbalzo in ognuno dei due gruppi di trattamento”.

I risultati a 4 anni riguardano oltre il 73% dei 1545 pazienti che hanno partecipato allo studio per i primi 2 anni, ha riferito Salsali. La maggior parte dei pazienti erano bianchi e al basale avevano livelli medi di HbA1c pari a 7,92% e un peso medio di 82,5 kg.

Dopo 4 anni, i livelli medi di HbA1c risultavano calati dello 0,26% nel gruppo trattato con empagliflozin contro 0,08% nel gruppo trattato con glimepiride, centrando così l’endpoint primario di non inferiorità dell’SGLT2-inibitore rispetto alla sulfonilurea. Tuttavia, Salsali ha sottolineato che l’incidenza delle ipoglicemie è risultata molto diversa nei due bracci di trattamento e di gran lunga inferiore in quello trattato con empagliflozin (3% contro 25%; P < 0,001).

I pazienti del gruppo empagliflozin hanno mostrato una probabilità inferiore di necessitare di una terapia di salvataggio (OR 0,56; P < 0,001), e una necessità di intervento molto più tardiva. Anche i vantaggi offerti da empagliflozin in termini di perdita di peso e riduzione della pressione arteriosa osservati dopo 2 anni si sono mantenuti dopo 4 anni. "Il pattern di riduzione della pressione arteriosa raggiunto all’inizio nelle prime settimane di impiego di empagliflozin è rimasto più o meno allo stesso livello per tutto lo studio” ha affermato Salsali.

Uno dei messaggi più importanti del trial, ha rimarcato il ricercatore, riguarda l’impatto mostrato da empagliflozin sulla velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR). "In precedenza avevamo dimostrato una riduzione dell’eGFR seguita da un leggero rimbalzo, ma non avevamo avuto abbastanza tempo per vedere il quadro completo" ha riferito. "Ora abbiamo avuto la possibilità di valutare pienamente le variazioni dell’eGFR nel corso del tempo, per un periodo fino a 4 anni”.

Dopo la riduzione iniziale dell’eGFR, si è osservato un aumento graduale di questo parametro e un ritorno dell'eGFR al livello di partenza, che è poi rimasto stabile per il resto dello studio. "Tuttavia, nel braccio glimepiride si è osservata la riduzione media della eGFR di 2 ml/min all'anno attesa per i pazienti con diabete di tipo 2” ha sottolineato Salsali.

Gli eventi avversi segnalati hanno avuto un’incidenza simile nei due gruppi, ma gli eventi avversi gravi sono stati leggermente più frequenti in quello trattato con empagliflozin: 7,36/100 pazienti-anno contro 7,06/100 pazienti-anno con glimepiride. Nel gruppo trattato con l’SGLT2 inibitore si sono registrati, inoltre, percentuali più alte di infezioni del tratto urinario (6,96 contro 5,82 per 100 pazienti-anno) e ipovolemia (0,82 contro 0,63 per 100 anni-paziente), ma percentuali di fratture ossee quasi identiche (4,1% contro 4,2%), mentre non sono stati segnalati casi di chetoacidosi diabetica in nessuno dei due gruppi.

"Dopo 208 settimane di trattamento empagliflozin 25 mg in aggiunta a metformina si è associato a un lieve vantaggio numerico nella variazione media dell’HbA1c rispetto al basale e una riduzione clinicamente rilevante del peso corporeo e della pressione arteriosa sistolica e diastolica" ha detto Salsali, aggiungendo che la differenza fra i due trattamenti in termini di riduzione dell’HbA1c è risultata modesta, ma empagliflozin si è associato a una riduzione significativa del rischio di ipoglicemia e del numero di pazienti bisognosi di una terapia di salvataggio.

M. Ridderstråle, et al. Empagliflozin (EMPA) Compared with Glimepiride (GLIM) as Add-On to Metformin (MET) for 4 Years in Patients with Type 2 Diabetes (T2DM). ADA 2016; abstract 184-OR.
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