Omarigliptin, un inibitore della DPP4 sperimentale che si somministra una volta alla settimana, ha dimostrato efficacia simile a quella di un altro inibitore della DPP4, sitagliptin, ed è stato ben tollerato in uno studio di fase III presentato al congresso dell’'Associazione Europea per lo Studio del Diabete, tenutosi di recetne a Vienna.

"Omarigliptin è un inibitore orale potente e altamente selettivo della DPP4" ha spiegato Ira Gantz, dei laboratori di ricerca Merck, presentando i dati. "Il suo profilo farmacocinetico e farmacodinamico consente una somministrazione monosettimanale. Una delle sfide nel trattamento delle malattie croniche è l’aderenza alla terapia. Il numero di pillole e la complessità del dosaggio sono fattori che possono contribuire alla scarsa aderenza. La comodità di un ipoglicemizzante orale efficace, ben tollerato, che si assume una volta alla settimana, potrebbe migliorare l'aderenza del paziente, il che potrebbe tradursi in un migliore controllo glicemico e in outcome migliori”.

Lo studio presentato all’ESMO è un trial randomizzato, controllato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, il cui obiettivo era valutare la non inferiorità di omarigliptin rispetto al placebo e a sitagliptin in termini di sicurezza ed efficacia.

Il campione era formato da 414 pazienti adulti giapponesi di almeno 20 anni con diabete di tipo 2, di cui 166 assegnati al trattamento con omarigliptin 25 mg una volta alla settimana, 165 al trattamento con sitagliptin 50 mg una volta al giorno e 82 al trattamento con placebo. Il giorno prima della somministrazione del farmaco in studio i partecipanti sono stati sottoposti a un test di tolleranza a un pasto misto, che è stato poi ripetuto nuovamente dopo 24 settimane, un giorno dopo l'ultima somministrazione di sitagliptin o 7 giorni dopo l'ultima somministrazione di omarigliptin.

L’endpoint primario era la variazione dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) rispetto al basale dopo 24 settimane di trattamento.

All’inizio del trial, le concentrazioni medie di HbA1c erano simili nei tre gruppi (rispettivamente 7,9%, 8% e 8,1%) così come pure i livelli medi di glicemia a digiuno.

Il trattamento con omarigliptin ha portato a una riduzione significativa dell’HbA1c rispetto al placebo dopo 24 settimane (-0,8%; P < 0,001). La maggior parte di questa riduzione si è vista entro la dodicesima settimana di trattamento. Inoltre, la riduzione dell’HbA1c ottenuta con omarigliptin è risultata non inferiore a quella ottenuta con sitagliptin (-0,02%; P = 0,792) e i pazienti del gruppo omarigliptin hanno mostrato maggiori probabilità di raggiungere livelli di HbA1c < 7% e < 6,5% rispetto a quelli del gruppo placebo dopo 24 settimane.

Anche la glicemia dopo 2 ore dal pasto è risultata significativamente ridotta con omarigliptin rispetto al placebo dopo 24 settimane (-2,05 mmol/l, P < 0,001), così come la glicemia a digiuno (-0,68 mmol/l; P < 0001).

Durante il periodo di studio, non sono stati segnalati eventi avversi gravi o decessi. Inoltre, con omarigliptin non ci sono stati episodi di ipoglicemia asintomatica e non si è osservato aumento di peso.

"Omarigliptin 25 mg una volta alla settimana ha permesso di ottenere una riduzione dell’HbA1c significativamente maggiore rispetto al placebo e simile a quella ottenuta con sitagliptin 50 mg once daily. Inoltre, omarigliptin ha ridotto significativamente rispetto al placebo la glicemia a digiuno e quella 2 ore dopo il pasto” ha sintetizzato Gantz.

"In conclusione, nel campione studiato, il trattamento del diabete di tipo 2 con omarigliptin una volta a settimana per 24 settimane ha prodotto miglioramenti statisticamente e clinicamente significativi del controllo glicemico ed è stato generalmente ben tollerato. Il profilo di efficacia glicemica e quello di sicurezza di omarigliptin una volta alla settimana sono risultati simile a quello di sitagliptin una volta al giorno" ha concluso il ricercatore.

Merck sta puntando molto su questo nuovo antidiabetico e ha messo a punto un programma di sviluppo clinico che comprende ben 10 studi di fase III su circa 8000 pazienti con diabete di tipo 2. Quelli presentati al congresso europeo sono i primi dati di fase III presentati su omarigliptin e sono parte integrante del dossier registrativo che Merck intende presentare alle autorità regolatorie giapponesi entro la fine dell’anno in corso.

Alessandra Terzaghi

I. Gantz, et al. Effect of omarigliptin, a novel once-weekly DPP-4 inhibitor, in Japanese patients with type 2 diabetes: a placebo- and sitagliptin-controlled trial. EASD 2014; abstract 115.
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