Diabete

Diabete tipo 2, possibile riduzione del rischio con l'uso prolungato di bifosfonati

L'uso a lungo termine di bifosfonati è risultato associato a una riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. L’indicazione arriva uno studio retrospettivo di autori inglesi pubblicato di recente sul Journal of Clinical Endocronology and Metabolism.

"Quando abbiamo iniziato questa ricerca credevamo che i bifosfonati potessero aumentare, seppure in modo marginale, le probabilità di sviluppare il diabete. Questo è ciò che i dati degli studi sull’animale suggerivano. In realtà, abbiamo scoperto che i pazienti a cui erano stato prescritti i bifosfonati per lungo tempo avevano un rischio dimezzato di sviluppare la malattia" ha detto uno degli autori, Krishnarajah Nirantharakumar, dell’Università di Birmingham, in un’intervista.

Uno studio retrospettivo precedente aveva suggerito una riduzione dell’incidenza del diabete di tipo 2 nei pazienti trattati con l’alendronato, ma un'analisi post hoc di tre studi randomizzati non aveva evidenziato alcun cambiamento significativo nell’omeostasi del glucosio associato all’uso dei bifosfonati.

Per il loro studio, Nirantharakumar e i colleghi hanno sfruttato il database del The Health Improvement Network (THIN), un database di medici di medicina generale del Regno Unito, identificando 36.000 soggetti diabetici esposti ai bifosfonati per più di un anno e più di 126.000 controlli di pari età, sesso e BMI non esposti a questi farmaci.
Il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2 è risultato significativamente maggiore nei pazienti esposti ai bifosfonati rispetto ai controlli appaiati, sia nell’intero campione (IRR aggiustato 0,52; IC al 95% 0,48-0,56; P < 0,0001) sia nei vari sottogruppi analizzati, anche se è emersa una certa differenza di genere. Infatti, la riduzione del rischio è apparsa motto maggiore nelle donne (51%) rispetto agli uomini (23%).

L'associazione tra uso di bifosfonati e riduzione del rischio di diabete è apparsa, invece, simile nei soggetti in sovrappeso oppure obesi e in quelli magri, nonché in quelli esposti ai glucocorticoidi e quelli non esposti a questi farmaci.

La riduzione del rischio di sviluppare il diabete è apparsa inoltre correlata alla durata della terapia. Infatti, le analisi suggeriscono un breve aumento del rischio nell’intervallo compreso tra 1 e 2,5 anni di esposizione, seguito però da una riduzione costante, progressiva e prolungata dopo quest’intervallo, all’aumentare degli anni di esposizione.

"Anche se bisogna capire quali siano le possibili spiegazioni per questi risultati e se i dati possano essere falsati o distorti da possibili bias", osservano i ricercatori, "la prova di una possibile associazione tra bifosfonati e riduzione del rischio di diabete offre una conferma indiretta dell'asse osso-energia negli esseri umani"scrivono gli autori.

Nirantharakumar ha aggiunto che per ora sarebbe assolutamente azzardato suggerire di utilizzare i bifosfonati per prevenire il diabete. "In questa fase abbiamo qualche evidenza che i bifosfonati non hanno effetti nocivi per l'omeostasi del glucosio piuttosto che forti evidenze di benefici. I dati vengono da uno studio osservazionale e quindi i risultati devono essere interpretati con cautela” ha avvertito il ricercatore.

"È possibile che i pazienti ai quali sono stati prescritti bifosfonati si differenziassero in qualche modo non evidente da quelli ai quali non erano stati prescritti e questo potrebbe aver causato differenze nell’incidenza dei nuovi casi di diabete" ha concluso Nirantharakumar. "D'altra parte, questo studio ci ha dato senz’altro una buona ragione per indagare ulteriormente il possibile impatto positivo dei bifosfonati sull’omeostasi del glucosio" ha aggiunto l’autore.

Da segnalare, tuttavia, che i risultati contraddicono quelli di uno studio precedente in cui non si era trovata alcuna associazione tra l'uso dei bifosfonati e il rischio di diabete.

"Abbiamo già dimostrato che un altro farmaco antiosteoporosi, teriparatide, può avere un effetto positivo sul metabolismo del glucosio. Tuttavia, nello stesso studio, i bisfosfonati hanno mostrato un effetto neutro" ha detto Andrea Giustina, dell’Università di Brescia.

"L’osso e il metabolismo del glucosio potrebbero essere strettamente legati non solo nei modelli sperimentali, ma anche negli esseri umani. Tuttavia, il nuovo studio non offre nessuna indicazione sui meccanismi alla base dell’effetto evidenziato e gli autori offrono solo speculazioni interessanti al riguardo" ha detto l’endocrinologo.

Di parere simile anche Ann V. Schwartz della University of California di San Francisco. "Anche se questi sono risultati interessanti e provocatori che meritano ulteriori approfondimenti, dovrebbero esserci studi più convincenti sugli effetti dei bifosfonati sul metabolismo del glucosio, visto il pericolo di fattori confondenti insito negli studi osservazionali" ha commentato la specialista.

Tuttavia, ha riconosciuto la Schwartz, “questi dati, aggiunti a quelli ottenuti da analisi post hoc di studi randomizzati sull’alendronato e l’acido zoledronico, che non hanno trovato alcun aumento del rischio di diabete associato a questi agenti, dovrebbero quanto meno rassicurare i medici circa il fatto che i bifosfonati prescritti ai loro pazienti non avranno effetti negativi sul metabolismo del glucosio".

K.A. Toulis, et al. Bisphosphonates and glucose homeostasis: a population-based, retrospective cohort study. J Clin Endocrinol Metab. 2015; doi: http://dx.doi.org/10.1210/jc.2014-3481.
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