Diabete

Empagliflozin migliora gli outcome ed Ŕ sicuro dopo il trapianto cardiaco

Il trattamento con empagliflozin, dopo un trapianto cardiaco, sembra essere e sicuro ed efficace nei pazienti con diabete di tipo 2, secondo i risultati di uno studio retrospettivo presentato in occasione del Meeting annuale della Endocrine Society.

Il trattamento con empagliflozin, dopo un trapianto cardiaco, sembra essere e sicuro ed efficace nei pazienti con diabete di tipo 2, secondo i risultati di uno studio retrospettivo presentato in occasione del Meeting annuale della Endocrine Society.

“E’ ancora da stabilire se empagliflozin migliori gli outcome cardiovascolari nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco, ma i nostri dati suggeriscono che il trattamento è associato a benefici metabolici, inclusa la riduzione del peso corporeo e della pressione sanguigna, senza effetti negativi sulla funzione renale, spiega Jerry R Greenfield, co-autore dello studio, che lavora presso il Garvan Institute of Medical Research di Sydney.

Gli esperti hanno analizzato 316 soggetti sottoposti a trapianto cardiaco presso il St. Vincent’s Hospital di Sydney. Tra questi soggetti, la prevalenza del diabete era pari al 33% e 19 pazienti erano stati trattati con empagliflozin in aggiunta alla terapia standard. Tutti i pazienti analizzati, tranne due, avevano iniziato il trattamento con il farmaco antidiabetico dopo il trapianto cardiaco.

I ricercatori hanno osservato una riduzione significativa del peso medio corporeo con empagliflozin (2,7 kg; P =0,05) e dell’indice di massa corporea (0,09 kg/m2, P=0,04). Inoltre, è stata osservata anche una riduzione della pressione sistolica di 12 mmHg, e della pressione diastolica di 7 mmHg con il farmaco (P=0,03).

Dopo 147 mesi di esposizione cumulativa, solo due pazienti hanno presentato eventi avversi con empagliflozin e non è stato osservato alcun evento avverso severo o infezioni genitourinarie. Un paziente ha riportato vertigini e un altro poliuria e esacerbazioni di sintomi pre-esistenti al basso tratto urinario.

Il tempo medio all’inizio della terapia con empagliflozin dopo il trapianto era pari a 5,5 anni. La durata media del trattamento era di 9 mesi.

I partecipanti allo studio erano prevalentemente di sesso maschile (71%) e l’età media era pari a 55,8 anni. La durata media del diabete era pari a 7,9 anni e il tempo medio al trapianto era di 9,6 anni. Ipertensione e malattia renale cronica erano presenti in 18 e 17 pazienti, rispettivamente.

Il diabete di nuova insorgenza dopo trapianto d’organo o diabete mellito post-trapianto, è una complicanza metabolica frequente. Le stime riportano tassi d’incidenza del 9-18% dopo il trapianto di rene, del 20-33% dopo il trapianto di fegato, del 26-40% dopo il trapianto di polmone e del 29% dopo il trapianto di cuore. In ogni caso, l’incidenza è più alta di quella che si registra nella popolazione generale.

Empagliflozin Use in the Management of Diabetes Following Cardiac Transplantation. Abstract LB SUN-76


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