Esiti cardiovascolari migliori grazie a controllo glicemico nei diabetici in terapia con statine

Diabete

Nei pazienti ad alto rischio affetti da diabete e in terapia ipolipemizzante con statine, il controllo glicemico, misurato tramite i livelli basali di emoglobina glicata, è risultato fortemente e in modo indipendente associato agli esiti cardiovascolari, secondo quanto emerso da uno studio appena pubblicato sul Journal of American Heart Association.

Nei pazienti ad alto rischio affetti da diabete e in terapia ipolipemizzante con statine, il controllo glicemico, misurato tramite i livelli basali di emoglobina glicata, è risultato fortemente e in modo indipendente associato agli esiti cardiovascolari, secondo quanto emerso da uno studio appena pubblicato sul Journal of American Heart Association.

Le implicazioni cliniche di questi risultati, considerata la recente disponibilità di nuovi agenti ipoglicemizzanti che migliorano gli esiti cardiovascolari, sono che la misurazione dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) si conferma uno strumento guida per identificare, avviare, monitorare e modificare questi trattamenti, hanno specificato gli autori dello studio.

Valutazione della HbA1c come marcatore di rischio cardiovascolare
«L'impatto del controllo glicemico su pazienti con diabete ad alto rischio cardiovascolare è ancora poco chiaro» hanno scritto il primo autore dello studio Venu Menon, direttore dell'unità di terapia coronarica presso l’Heart and Vascular Institute della Cleveland Clinic, e colleghi. «Abbiamo valutato l'utilità dell'emoglobina glicata come marcatore di rischio sull'endpoint composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus, ricovero per angina instabile e rivascolarizzazione coronarica in una popolazione con diabete e malattia coronarica accerta trattata in modo ottimale».

I ricercatori hanno valutato 8.145 pazienti arruolati nello studio ACCELERATE (Assessment of Clinical Effects of Cholesteryl Ester Transfer Protein Inhibition With Evacetrapib in Patients at a High Risk for Vascular Outcomes) con diabete e misurazioni basali di HbA1c (età media, 66 anni; 76% uomini; 78% bianchi). L’obiettivo era determinare l'effetto del controllo glicemico sugli esiti cardiovascolari nei pazienti con diabete in terapia con statine.

Rischio più elevato con alti livelli di HbA1c
L’analisi ha evidenziato che un livello basale più elevato di HbA1c nei pazienti con diabete in terapia con statine era associato in modo indipendente all'incidenza di eventi avversi cardiovascolari gravi, definiti come morte cardiovascolare, infarto del miocardio non fatale, ictus, ricovero per angina instabile e rivascolarizzazione (p<0,001).

Un livello basale elevato di HbA1c era correlato anche a un rischio più elevato sia per il triplice endpoint composto da morte, infarto del miocardio non fatale e ictus (p=0,003), che per i singoli endpoint di infarto del miocardio non fatale (p<0,001), ricovero per angina instabile (p=0,003) e rivascolarizzazione (p=0,001), ma non per l'ictus non fatale (p=0,45).

L’incidenza della mortalità per causa cardiovascolare (p=0,21) e della mortalità per tutte le cause (p=0,21) sono risultate sovrapponibili, indipendentemente dal livello basale di emoglobina glicata. Dopo aver regolato le caratteristiche basali, i ricercatori hanno dimostrato che il livello basale di HbA1c era un predittore indipendente per i principali eventi avversi cardiovascolari (HR=1,06).

«L'analisi ha mostrato che nei pazienti con diabete ad alto rischio cardiovascolare il controllo glicemico, misurato attraverso i livelli di HbA1c, resta un predittore indipendente del futuro sviluppo di eventi cardiovascolari nella pratica clinica contemporanea, nonostante l'uso di statine e livelli quasi ottimali di colesterolo LDL al basale», hanno commentato gli autori. «I nostri risultati suggeriscono che, anche se un migliore controllo glicemico potrebbe avere un impatto minore in termini di riduzione degli endpoint clinici più gravi come mortalità e ictus non fatale, tra i soggetti con livelli di HbA1c <8% come dimostrato nei trial clinici ACCORD e ADVANCE, rimane fortemente predittivo di endpoint meno gravi ma clinicamente importanti, come la rivascolarizzazione coronarica e il ricovero per angina instabile».

I ricercatori hanno concluso che «i livelli di HbA1c rimangono fortemente predittivi di futuri eventi cardiovascolari nei pazienti con diabete, nonostante un’ottimale gestione dei lipidi e della pressione arteriosa e nonostante alcuni dati recenti che potrebbero spostare l'attenzione dal controllo glicemico. La consapevolezza dei livelli di HbA1c consentirà ai medici di riconoscere il rischio residuo e di avviare o sostituire farmaci comprovati che migliorano gli esiti cardiovascolari in questa popolazione vulnerabile».

Bibliografia

Menon V et al. Impact of Baseline Glycemic Control on Residual Cardiovascular Risk in Patients With Diabetes Mellitus and High-Risk Vascular Disease Treated With Statin Therapy. J Am Heart Assoc. 2020 Jan 7;9(1):e014328.

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