Diabete

Frequenza cardiaca possibile indicatore del rischio di diabete

La misurazione della frequenza cardiaca potrebbe aiutare a identificare i soggetti che sono a maggior rischio di sviluppare il diabete . A suggerirlo sono i risultati di uno studio internazionale pubblicato di recente sull’International Journal of Epidemiology, nel quale è stata evidenziata un’associazione tra frequenza cardiaca a riposo e rischio di diabete.

In questo studio, durato 4 anni, i ricercatori hanno infatti osservato un’associazione positiva tra frequenza cardiaca elevata e rischio di sviluppare la malattia. Inoltre, hanno trovato nella stessa popolazione anche un’associazione tra frequenza cardiaca più elevata e alterata glicemia a digiuno, e tra frequenza cardiaca più elevata e conversione da alterata glicemia a digiuno a diabete franco.

"In questo studio, abbiamo misurato la frequenza cardiaca a riposo in circa 100.000 soggetti adulti cinesi e li abbiamo seguiti per 4 anni" spiega l’autore senior dello studio Xiang Gao, della Pennsylvania State University, in un comunicato stampa diffuso dall’ateneo americano. "Abbiamo visto che i partecipanti con frequenze cardiache più alte … avevano un rischio maggiore di diabete, pre-diabete e di conversione da pre-diabete a diabete franco. Ogni aumento di 10 battiti al minuto della frequenza cardiaca è risultato associato a un aumento del 23% del rischio di diabete, un effetto simile a quello di un aumento di 3 kg/m2 dell’indice di massa corporea” aggiunge il ricercatore.

"Abbiamo inoltre combinato i nostri risultati con quelli di sette studi pubblicati in precedenza sullo stesso tema, che avevano coinvolto in totale 97.653 uomini e donne e hanno mostrato un’associazione simile: un aumento del 59% del rischio di diabete negli individui con frequenza cardiaca elevata rispetto a quelli con bassa frequenza cardiaca" spiega Gao.

"Questi dati suggeriscono che una frequenza cardiaca elevata potrebbe essere un nuovo marker pre-clinico o un fattore di rischio di diabete" prosegue l’autore.

Nel loro studio, Gao e i colleghi hanno misurato la frequenza cardiaca durante un esame di base eseguito nel biennio 2006-2007. Hanno quindi misurato la glicemia ogni 2 anni, a partire dal 2006 e hanno escluso dal campione tutti i soggetti risultati diabetici nel primo esame. Dopo 4 anni follow-up, hanno identificato nel loro campione 17.463 casi di pre-diabete e 4649 casi di diabete.

Da notare che tutti i partecipanti erano dipendenti della Kailuan Coal Co, una società mineraria cinese, per cui non possono essere considerati come un campione rappresentativo della popolazione generale cinese, né, tanto meno, di quella mondiale. Un altro limite dello studio risiede nel fatto che i ricercatori hanno basato la loro diagnosi di diabete e dello stato di pre-diabete su una singola misura di glicemia a digiuno.

Tuttavia, sottolineano i ricercatori nella discussione, i loro risultati sono in linea con quelli dei sette studi precedenti, che avevano coinvolto soggetti con diversa estrazione sociale e culturale e avevano mostrato un’associazione simile tra frequenza cardiaca e rischio di diabete.

L.Wang, et al. Resting heart rate and the risk of developing impaired fasting glucose and diabetes: the Kailuan prospective study. Int. J. Epidemiol. 2015; doi: 10.1093/ije/dyv079.
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