Diabete

Grasso addominale correlato a diabete e malattie cardiovascolari, specialmente nelle donne

Il tessuto adiposo viscerale Ŕ un importante fattore di rischio che contribuisce allo sviluppo del diabete e delle malattie cardiovascolari, soprattutto nelle donne. Lo conferma uno studio svedese pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

Il tessuto adiposo viscerale è un importante fattore di rischio che contribuisce allo sviluppo del diabete e delle malattie cardiovascolari, soprattutto nelle donne. Lo conferma uno studio svedese pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

La ricerca, condotta presso l'Università di Uppsala su oltre 325mila persone che hanno partecipato alla coorte britannica Biobank, ha anche studiato come la genetica influenza l'accumulo di grasso e ha sviluppato un nuovo metodo per stimare più facilmente il contenuto di grasso viscerale, che può essere utile non solo a scopi di ricerca ma anche più in generale a livello sanitario.

«Per misurare la quantità di grasso viscerale sono necessarie tecniche di imaging diagnostico avanzate e costose. Abbiamo sviluppato un metodo semplice che invece stima la quantità di grasso addominale profondo di un individuo in base ad altri parametri, più facilmente misurabili rispetto al grasso viscerale stesso e che può essere utilizzato nella maggior parte delle cliniche» ha detto il primo autore dello studio Torgny Karlsson presso il Department of Immunology, Genetics and Pathology dell’Università di Uppsala, in Svezia.

Il grasso viscerale, quello immagazzinato intorno agli organi addominali e intorno all'intestino, è noto per essere associato a un rischio maggiore di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari. Nel nuovo studio i ricercatori hanno fatto un ulteriore passo avanti e hanno dimostrato, utilizzando i dati genetici, che esiste un'effettiva relazione causale tra grasso viscerale e aumento del rischio di diabete, infarto, ipertensione e iperlipidemia.

Il metodo ha anche permesso ai ricercatori di studiare gli effetti del grasso viscerale su una scala molto più ampia di prima.

«Siamo rimasti sorpresi dal fatto che il grasso viscerale fosse maggiormente legato al rischio di malattia nelle donne rispetto agli uomini» ha commentato la coautrice Åsa Johansson, professore associato di epidemiologia molecolare dell’Università di Uppsala. «L'aggiunta di un chilogrammo aggiuntivo di grasso viscerale può aumentare il rischio di diabete di tipo 2 più di sette volte nelle donne, mentre la stessa quantità di accumulo di grasso aumenta il rischio di solo poco più di due volte negli uomini».

Oltre 200 geni coinvolti
I ricercatori hanno anche scoperto che il rischio di malattia aumenta più rapidamente nelle persone con quantità piccole o moderate di grasso addominale profondo, ma non altrettanto quando ingrassa una persona che già presenta grandi quantità di grasso nell'addome.

«Gli effetti non lineari come questo sono molto interessanti da studiare e possono aiutarci a comprendere la biologia alla base del legame tra grasso viscerale e malattia» ha affermato Karlsson.

Gli scienziati hanno esaminato milioni di posizioni nel genoma per identificare i geni che influenzano la quantità di grasso viscerale e hanno trovato più di duecento geni diversi. Tra questi c'era una grande proporzione di geni collegati al comportamento, suggerendo che il principale fattore che contribuisce all'obesità addominale sia un’eccessiva alimentazione e lo scarso esercizio fisico. Ci sono tuttavia differenze individuali nel modo in cui il grasso viene distribuito nel corpo e una persona che sembra non essere in sovrappeso potrebbe comunque aver accumulato una quantità dannosa di grasso viscerale.

«I risultati di questo studio potrebbero consentirci di semplificare le misurazioni del grasso viscerale e quindi di identificare più facilmente le persone ad alto rischio di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari», ha concluso Karlsson.

Bibliografia

Karlsson T et al. Contribution of genetics to visceral adiposity and its relation to cardiovascular and metabolic disease. Nature Medicinevolume 25, pages1390–1395 (2019).

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