Hai un peso corporeo nella norma? Potresti comunque sviluppare il diabete

È noto che lo sviluppo del diabete di tipo 2 è spesso legato al sovrappeso o all'obesità ma, secondo quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care, sorprendentemente anche chi ha un peso nella norma o è addirittura sottopeso potrebbe essere a rischio, soprattutto se di etnia non caucasica.

È noto che lo sviluppo del diabete di tipo 2 è spesso legato al sovrappeso o all’obesità ma, secondo quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care, sorprendentemente anche chi ha un peso nella norma o è addirittura sottopeso potrebbe essere a rischio, soprattutto se di etnia non caucasica.

Il diabete è una delle malattie croniche più comuni negli Stati Uniti e almeno il 12% della popolazione potrebbe sviluppare la malattia. I dati raccolti dalla Kaiser Permanente, un'organizzazione medica di assistenza gestita con sede in California, hanno evidenziato che anche in presenza di un peso corretto è possibile avere un rischio più elevato di sviluppare il diabete di tipo 2, se si è birazziali o si fa parte di una delle quattro razze/etnie categorie diverse da quella bianca caucasica.

Maggior rischio nei non caucasici 
Per trovare una spiegazione a questa relazione inaspettata tra obesità ed etnia nel diabete, i ricercatori hanno esaminato la prevalenza del diabete e del prediabete in i diversi gruppi razziali e varie gamme di peso corporeo. Utilizzando i registri di tre organizzazioni sanitarie, hanno valutato le cartelle cliniche di oltre 4,9 milioni di pazienti che soddisfacevano i criteri stabiliti.

La composizione razziale del gruppo di studio era:
50% bianco
21,6% ispanico/latino
12,7% asiatico
9,5% isolano del Pacifico/Hawaiano
0,5% nativo americano/d’Alaska
4,3% multirazziale o di razza non dichiarata

Come prevedibile, la prevalenza del diabete aumentava in tutte le razze al crescere dell'età e dell'indice di massa corporea (BMI) (p<0,001 per il trend) ma, rispetto alle loro controparti bianche, i soggetti di tutte le altre razze avevano maggiori probabilità di sviluppare la malattia in tutti gli intervalli di peso corporeo. Ancora più sorprendente era il fatto che il rischio di diabete risultava più pronunciato tra gli individui sottopeso, normopeso o leggermente sovrappeso rispetto a quanti avessero raggiunto il livello di obesità.

Anche il rischio di sviluppare il prediabete aumentava con l'aumentare dell'età e del peso corporeo, ma tra i soggetti ispanici, asiatici o hawaiani/isolani del Pacifico, la possibilità di sviluppare il diabete a livelli più bassi di peso corporeo era significativamente più alta. Questi risultati suggeriscono che in questi gruppi razziali alla base dello sviluppo del diabete ci sia qualcosa di diverso dall'indice di massa corporea.

Un peso sano potrebbe non bastare per evitare il diabete
«La nostra ricerca ha identificato un gruppo di persone a rischio che non vengono sufficientemente considerate riguardo al diabete, tutti coloro che sono sottopeso» ha affermato l’autore principale dello studio Yeyi Zhu del Kaiser Permanente. «In particolare, abbiamo riscontrato differenze significative nella prevalenza della malattia negli uomini sottopeso, dal 7,3% nei bianchi fino al 16.8%, quindi più del doppio, nei nativi americani/d’Alaska».

Se molte persone in sovrappeso possono essere sottoposte a uno screening di routine, anche chi fa parte di uno dei gruppi minori ad alto rischio potrebbe voler chiedere al medico di controllare il livello ematico di zucchero per valutare il rischio di prediabete e diabete, anche se rientra nell’intervallo “sano” di peso corporeo o BMI. In particolare quando si invecchia, ha detto il ricercatore senior Assiamira Ferrara.

Lo studio ha importanti implicazioni sia per chi fornisce le cure che per i pazienti, ha commentato Unjali Gujral dell’Emory Global Diabetes Research Center di Atlanta, in Georgia. «Dal punto di vista del medico, la US Preventive Services Task Force for Diabetes Screening attualmente raccomanda la presenza di sovrappeso/obesità come criterio di screening principale in tutti gli adulti di età compresa tra 40 e 70 anni. Appare chiaro che, se continueremo così, rischiamo di perdere un numero considerevole di minoranze razziali/etniche a rischio di diabete».

Precedenti lavori hanno suggerito un limite di BMI di 23 kg/m2 per le popolazioni asiatiche. «Sembra tuttavia probabile che potrebbe essere necessario stabilire un limite di peso corporeo molto più basso, così da avere la sicurezza di identificare gli individui a maggior rischio negli altri gruppi etnici/razziali», ha aggiunto.

Inoltre, non ci sono molti dati sull'approccio più corretto al trattamento per coloro che non sono in sovrappeso. «Attualmente la terapia farmacologica di prima linea per il diabete di tipo 2 è la metformina, che ha come obiettivo l'insulino-resistenza, ma potrebbe non essere efficace nei soggetti che non sono in sovrappeso. In queste persone una strategia più prudente potrebbe essere quella di introdurre trattamenti volti a promuovere la conservazione e il recupero delle cellule β che secernono insulina. Ma servono molte più ricerche su questo», ha continuato.

Secondo Gujral siamo stati indotti a credere che se il nostro peso è sotto controllo, non abbiamo motivo di preoccuparci di avere il diabete, ma l'evidenza è abbastanza forte da suggerire di ripensarci. «Le persone dovrebbero comunque essere consapevoli che, pur seguendo una dieta sana e facendo un’attività fisica regolare, dovrebbero considerare di sottoporsi a uno screening per il diabete anche con un BMI basso, in particolare con una storia familiare di malattia».

Quali motivi alla base del risultato
Il motivo alla base di questo risultato non è chiaro. Per Zhu, possono svolgere un ruolo la composizione corporea e fattori come la fisiologia e la predisposizione alla compromissione della secrezione insulinica. Per esempio, studi precedenti hanno scoperto che gli asiatici, a parità di BMI, hanno una maggior quantità di grasso viscerale rispetto ai bianchi, una condizione associata a un metabolismo del glucosio anormale.

«Possiamo ipotizzare che gli individui originari di regioni del mondo che storicamente avevano meno accesso al cibo possano essersi evoluti per metabolizzare l'energia in modo diverso» ha spiegato Gujral. «Queste minoranze potrebbero avere una suscettibilità innata a una scarsa produzione di insulina e avere livelli più elevati di grasso ectopico intorno a organi come il fegato, differenze che possono contribuire ad aumentare il rischio di diabete. Dato che questi fattori probabilmente variano in base alla razza e all'etnia, sono necessarie molte più ricerche per comprendere appieno le cause di quanto scoperto e per migliorare l’identificazione dei soggetti a rischio e i trattamenti».

Bibliografia

Zhu Y et al. Racial/Ethnic Disparities in the Prevalence of Diabetes and Prediabetes by BMI: Patient Outcomes Research To Advance Learning (PORTAL) Multisite Cohort of Adults in the U.S. Diabetes Care. 2019 Sep 19.

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