Diabete - Endocrinologia

La sindrome metabolica, soprattutto prima dei 60 anni, aumenta il rischio di demenza

Un maggior numero di componenti della sindrome metabolica nella mezza etÓ sembra aumentare il rischio di demenza, anche se questa relazione sembra scomparire dopo i 70 anni, secondo quanto rilevato da un'analisi post-hoc dei dati di uno studio di coorte europeo pubblicata sulla rivista Diabetes Care.

Un maggior numero di componenti della sindrome metabolica nella mezza età sembra aumentare il rischio di demenza, anche se questa relazione sembra scomparire dopo i 70 anni, secondo quanto rilevato da un'analisi post-hoc dei dati di uno studio di coorte europeo pubblicata sulla rivista Diabetes Care.

Lo studio ha rilevato che ogni componente aggiuntivo della sindrome metabolica prima dei 60 anni era correlato a un aumento del 13% del rischio di demenza ( hazard ratio, HR, 1,13) e che dai 60 ai 70 anni di età il rischio aumentava dell'8% (HR 1,08). Inoltre a partire dall’età di 70 anni la relazione non risultava statisticamente significativa (HR 1,04). Ha inoltre evidenziato che le malattie cardiovascolari contribuiscono solo parzialmente al rischio di demenza.

Lo studio ha utilizzato "l'ultima definizione armonizzata" di sindrome metabolica, ossia i partecipanti sono stati classificati come affetti da sindrome metabolica se presentavano almeno tre condizioni tra obesità addominale, livelli elevati di trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione e glicemia alta a digiuno.

«La nostra analisi riguardava l'associazione tra sindrome metabolica e demenza in età avanzata» ha affermato il primo autore Marcos Machado-Fragua del French Institute for Health and Medical Research di Parigi. «Abbiamo scoperto che la presenza di un componente della sindrome metabolica e la presenza di rischio metabolico prima dei 60 anni, ma non in età più avanzata, è associata a un rischio più elevato di sviluppare demenza».

Uno studio di coorte britannico
Lo studio Whitehall II, condotto alla fine degli anni '80, ha coinvolto poco più di 10mila dipendenti pubblici con sede a Londra di età compresa tra 35 e 55 anni. Ogni 4-5 anni dopo l'arruolamento, dal 1991 al 2016, i partecipanti hanno compilato un questionario e sono stati sottoposti a un esame clinico. Il sistema di cartelle cliniche elettroniche del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito ha monitorato i risultati per tutti i partecipanti, tranne 10, fino a marzo 2019.

L’analisi ha permesso di identificare i singoli componenti della sindrome metabolica che comportavano il rischio più elevato di demenza in tre gruppi di età:

  • Età < 60 anni: circonferenza vita elevata (HR 1,39), HDL-C basso (HR 1,30) e pressione sanguigna elevata (HR 1,34).
  • Età 60-70 anni: HDL-C basso (HR 1,26) e glicemia a digiuno elevata (HR 1,40).
  • Età > 70 anni: glicemia a digiuno elevata (HR 1,38).

Il rischio di demenza è risultato significativamente alto nei partecipanti di età inferiore ai 60 anni che avevano almeno una (HR 1,99) o due (HR 1,69) componenti della sindrome metabolica, anche in assenza di malattia cardiovascolare.

Questo studio fornisce nuovi elementi alla comprensione dell'associazione tra sindrome metabolica e demenza legata a tre nuove caratteristiche. «Abbiamo testato soglie alternative per definire "il rischio metabolico elevato" e rilevato un aumento del rischio di demenza che inizia con la presenza di un componente della sindrome metabolica» ha detto Machado-Fragua.

«La valutazione delle componenti della sindrome metabolica nella mezza età e in età avanzata ha consentito di esaminare il ruolo dell'età nella prevalenza del rischio metabolico di demenza incidente» ha continuato. «I nostri risultati hanno mostrato un rischio elevato nei soggetti senza malattie cardiovascolari durante il follow-up, suggerendo che l'associazione tra alto rischio metabolico e demenza incidente non possa essere completamente spiegata dalle malattie cardiovascolari».

«Dato che al momento una cura per la demenza non è all’orizzonte, è importante pensare a strategie di prevenzione. I nostri risultati supportano il targeting dei componenti della sindrome metabolica nella mezza età, anche in quanti hanno meno di tre componenti della sindrome metabolica» ha aggiunto.

Critiche all’applicabilità clinica dei risultati
Mettendo in dubbio l'applicabilità nella clinica dei risultati dello studio, secondo Yehuda Handelsman, direttore medico presso il Metabolic Institute of America e presidente del Diabetes CardioRenal & Metabolism Institute, entrambi a Tarzana, in California «la sindrome metabolica è una manifestazione clinica di insulino-resistenza, quindi quanti più componenti della sindrome metabolica ha una persona, tanto più sarà resistente all'insulina e la letteratura suggerisce che la resistenza all'insulina è un'importante causa di demenza».

«La scoperta di un rischio di demenza più elevato prima dei 70 anni, piuttosto che dopo, rende l'applicabilità ancora più confusa» ha commentato. «Tanto più per i medici statunitensi, che si sono allontanati dal termine sindrome metabolica a favore della sindrome cardiometabolica».

Tuttavia, ha affermato, la sindrome metabolica può essere utilizzata come una specie di calcolatore del rischio per malattie cardiovascolari, diabete e demenza. Ha ritenuto essere un punto di forza dello studio l’ampia dimensione del campione e i 28 anni di dati di follow-up raccolti. Ha però considerato un punto debole la natura osservazionale dello studio, «che non ha valutato alcun vero intervento per modificare il rischio» ha concluso.

Bibliografia

Machado-Fragua MD et al. Association of Metabolic Syndrome With Incident Dementia: Role of Number and Age at Measurement of Components in a 28-Year Follow-up of the Whitehall II Cohort Study. Diabetes Care. 2022 Jul 12;dc220206. 

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