L'antidiabetico canagliflozin non associato a fratture ossee in trial di real life

Nei pazienti di mezza età con diabete di tipo 2 che non sono a rischio di frattura l'uso di canagliflozin non sembra aumentarne il rischio, secondo un nuovo studio canadese da poco pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. Lo studio è importante perché il foglietto illustrativo statunitense del farmaco include una avvertenza richiesta dalla Fda relativa all'aumento del rischio di fratture ossee.

Nei pazienti di mezza età con diabete di tipo 2 che non sono a rischio di frattura l’uso di canagliflozin non sembra aumentarne il rischio, secondo un nuovo studio canadese da poco pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. Lo studio è importante perché il foglietto illustrativo statunitense del farmaco include una avvertenza richiesta dalla Fda relativa all'aumento del rischio di fratture ossee.

Sebbene una recente revisione sistematica dei dati degli studi clinici non abbia identificato un'associazione tra canagliflozin e un maggior rischio di fratture, si trattava di trial per lo più di piccole dimensioni che avevano arruolato pazienti con diabete di tipo 2 relativamente giovani, a cui non era stata prescritta l'insulina e che non presentavano alte percentuali di complicanze diabete-correlate.

All’origine dell’avvertenza sul farmaco, il fatto che in uno dei due studi cardine del programma CANVAS (Canagliflozin Cardiovascular Assessment Study) era emerso per canagliflozin un maggior rischio di frattura del 56%. Gli oltre 10mila partecipanti al programma clinico erano più anziani che in altri studi, circa la metà assumeva insulina e la maggior parte di essi aveva una concomitante malattia cardiovascolare. Le fratture si sono verificate già 12 settimane dopo il trattamento e interessavano principalmente gli arti. Nel secondo studio del programma non sono invece emersi risultati simili.

Nuovo studio nel mondo reale
L’autore principale della ricerca pubblicata su Annals of Internal medicine, Michael Fralick, della Harvard Medical School a Boston, Massachusetts e della University of Toronto, Canada, ha dichiarato: «Eravamo interessati a fare questo studio perché c'era un trial randomizzato da cui risultava un maggior rischio di fratture ossee e un altro che diceva il contrario. Per questo motivo abbiamo condotto uno studio nel mondo reale con quasi 200mila persone con diabete di tipo 2».

I ricercatori hanno utilizzato i dati di due database di richieste di risarcimento assicurativo, che insieme includevano i dati sanitari di oltre 70 milioni di americani da marzo 2013 a ottobre 2015. Hanno stimato il rischio di fratture non vertebrali tra circa 80mila nuovi utilizzatori di canagliflozin rispetto a chi era trattato con un GLP-1 agonista, una classe di farmaci non associata a rischio di fratture.

L'outcome primario era un endpoint composito di frattura pelvica, frattura dell'anca, dell'omero, del radio o dell'ulna che richiedevano un intervento.

Nessun aumento del rischio di fratture
Dal confronto tra circa 80mila persone trattate con canagliflozin e altrettante con GLP-1 agonisti, le percentuali dell’outcome primario erano di 2,2 eventi per 1000 anni-persona con canagliflozin rispetto a 2,3 con un agonista GLP-1, una differenza non significativa e con un rapporto di rischio complessivo di 0,98.

Non sono state inoltre riscontrate differenze nelle analisi di sensibilità, senza contare l'interruzione del trattamento o la limitazione dei risultati in pazienti di età superiore a 60 anni, o in qualsiasi outcome secondario, compresi quelli primari senza interventi e i siti di frattura riportati in CANVAS.

«I nostri risultati sono più rilevanti per i pazienti diabetici che non hanno altri fattori di rischio per frattura, come l'età avanzata o una frattura precedente. Dovrebbero essere rassicuranti per pazienti e medici che stanno valutando i potenziali rischi e benefici legati all’uso di canagliflozin. Inoltre sollevano la questione se l'aumento del rischio di fratture riportato nel programma CANVAS sia limitato ai pazienti con un alto rischio al basale», scrivono Fralick e colleghi.

Risultati da confermare
In un editoriale di accompagnamento al nuovo studio, William Leslie dell'Università di Manitoba, Winnipeg, Canada, e John Schousboe della University of Minnesota, Minneapolis, elogiano l'uso dei GLP-1 agonisti come comparatori attivi.

Avvertono tuttavia che «sebbene questi dati possano rassicurare gli operatori sanitari che la prescrizione di canagliflozin non aumenti il ​​rischio di fratture nei loro pazienti con diabete, potrebbe essere comunque opportuno usare cautela nell'uso di questo agente in pazienti anziani con alto rischio di frattura, facendo particolare attenzione al livello di idratazione e al rischio di caduta».

Scrivono inoltre che «anche se questo nuovo studio si aggiunge alle crescenti evidenze che probabilmente, nei pazienti diabetici con basso rischio di fratture, il rischio associato all'uso di canagliflozin è molto basso o assente, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se questi risultati si applicano a persone che hanno sia il diabete che un rischio elevato di fratture per via dell'età avanzata, di una densità minerale ossea molto bassa, di precedenti fratture, di fragilità ossea o di una combinazione di questi fattori».

Bibliografia

Michael Fralick M et al. Fracture Risk After Initiation of Use of Canagliflozin: A Cohort Study. Ann Intern Med. 2019 Jan 1

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