Diabete

Meno decessi per insufficienza cardiaca con gli antidiabetici inibitori SGLT2

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, la terapia con gli inibitori del co-trasportatore sodio e glucosio di tipo 2 potrebbe apportare importanti benefici in termini di stato di salute generale, qualitą della vita, ricoveri e necessitą di nuove ospedalizzazioni. Sono i risultati di uno studio pubblicato di recente sulla rivista JAMA Cardiology, che confermano quanto gią emerso in trial precedenti.

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, la terapia con gli inibitori del co-trasportatore sodio e glucosio di tipo 2 potrebbe apportare importanti benefici in termini di stato di salute generale, qualità della vita, ricoveri e necessità di nuove ospedalizzazioni. Sono i risultati di uno studio pubblicato di recente sulla rivista JAMA Cardiology, che confermano quanto già emerso in trial precedenti.

I risultati mostrano che «si stima che l'aggiunta della terapia con un inibitore SGLT2 al regime medico standard per i pazienti con insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione possa salvare oltre 34mila vite ogni anno negli Stati Uniti» ha affermato l’autore senior dello studio Gregg Fonarow dell’Ahmanson UCLA Cardiomyopathy Center a Los Angeles.

Questi farmaci sono stati originariamente utilizzati per gestire il diabete di tipo 2, ma il trial di fase III DAPA-HF (Dapagliflozin And Prevention of Adverse-Outcomes in Heart Failure) ha dimostrato che dapagliflozin può ridurre gli eventi di insufficienza cardiaca (HF), morte cardiovascolare e mortalità per tutte le cause tra i pazienti con HF con frazione di eiezione ridotta, indipendentemente dallo stato del diabete.

Conferme sulla riduzione della mortalità
Nello studio attuale i ricercatori stimano che, su circa 3,1 milioni di pazienti statunitensi con scompenso cardiaco e ridotta frazione di eiezione, oltre 2 milioni (69%) potrebbero essere candidati per la terapia. Hanno fatto presente che il trial DAPA-HF ha valutato 4.744 pazienti accuratamente selezionati per una mediana di 18,2 mesi ed escluso molti dei soggetti con insufficienza cardiaca che i medici vedono nella pratica quotidiana.

Per questo motivo hanno condotto un'analisi secondaria escludendo i pazienti sulla base dei livelli del pro-ormone N-terminale del peptide natriuretico cerebrale e di altri criteri di accesso allo studio DAPA-HF, riducendo così del 25%, il numero di pazienti idonei, ma dimostrando comunque una potenziale riduzione di oltre 25mila decessi ogni anno.

«Oltre alla riduzione della mortalità, questa classe di farmaci migliora anche in modo significativo lo stato di salute, la qualità della vita, i ricoveri e la necessità di nuove ospedalizzazioni nei pazienti con insufficienza cardiaca» ha continuato Fonarow, concludendo che «c’è un’importante necessità di implementare evidenze cliniche randomizzate per questa classe di farmaci nella pratica clinica di routine in modo tempestivo, così che si possano ottenere importanti benefici per la salute della popolazione e ridurre il notevole carico di mortalità per insufficienza cardiaca».

Nuova indicazione per dapagliflozin
Il 6 maggio 2020 la Fda ha approvato dapagliflozin per la riduzione del rischio di morte per cause cardiovascolari e delle ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca nei pazienti con HF con ridotta frazione di eiezione, con e senza diabete di tipo 2. Il farmaco è il primo inibitore SGLT2 approvato per queste indicazioni, sulla scorta degli esiti positivi emersi proprio dallo studio DAPA-HF.

«I benefici dell'inibizione SGLT2 non si limitano alle persone con diabete o prediabete e sono applicabili a pazienti con insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione, indipendentemente dal loro stato glicemico. È chiaramente importante ottenere l'approvazione normativa per la nuova indicazione nei pazienti con insufficienza cardiaca che non hanno il diabete», ha affermato John McMurray dell’Institute of Cardiovascular and Medical Sciences dell'Università di Glasgow, in Scozia. «Ora milioni di americani possono essere considerati per il trattamento con un nuovo trattamento salvavita».

Bibliografia

Nikhil S Bassi et al. Association of Optimal Implementation of Sodium-Glucose Cotransporter 2 Inhibitor Therapy With Outcome for Patients With Heart Failure. JAMA Cardiol. 2020 May 6;e200898.
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