Diabete - Endocrinologia

Minor rischio di diabete con il pesce azzurro, meglio degli integratori

Le persone che riferiscono di mangiare regolarmente pesce azzurro hanno un rischio significativamente inferiore di sviluppare il diabete di tipo 2, meno evidente con il consumo di integratori di acidi grassi omega-3, secondo i risultati di un ampio studio prospettico e osservazionale britannico pubblicato sulla rivista Diabetes Care.

Le persone che riferiscono di mangiare regolarmente pesce azzurro hanno un rischio significativamente inferiore di sviluppare il diabete di tipo 2, meno evidente con il consumo di integratori di acidi grassi omega-3, secondo i risultati di un ampio studio prospettico e osservazionale britannico pubblicato sulla rivista Diabetes Care.

I dati evidenziano infatti anche un legame positivo significativo, anche se più debole, tra l'uso regolare di integratori di olio di pesce e una riduzione dell'incidenza del diabete di tipo 2, hanno scritto l’autore senior Qibin Qi e colleghi dell'Albert Einstein College of Medicine di New York. «Al momento è più prudente raccomandare il consumo pesce azzurro fresco come parte di una dieta sana piuttosto che ricorrere a integratori di olio di pesce per la prevenzione del diabete».

Secondo Qi i risultati dello studio suggeriscono un potenziale effetto benefico degli integratori di olio di pesce, e questo implica che potrebbero essere comunque essere meglio di niente. «Ma non possiamo presumere che gli acidi grassi omega-3 da soli abbiano lo stesso effetto del pesce azzurro, che ovviamente contiene molte altre componenti».

Meglio il pesce grasso degli integratori
Lo studio, fino a oggi il più ampio che abbia esaminato il legame tra il consumo di pesce e l'incidenza del diabete di tipo 2, ha coinvolto quasi 400mila adulti britannici senza diabete o malattie cardiovascolari al basale arruolati nella UK Biobank. Nel corso di un follow-up mediano di poco più di 10 anni, hanno sviluppato il diabete oltre 7.000 partecipanti.

Quanti hanno consumato almeno una porzione di pesce azzurro alla settimana hanno mostrato una riduzione del 22% dell’incidenza di diabete di tipo 2 rispetto a chi non ha incluso il pesce azzurro nella dieta, dopo l'aggiustamento per più fattori confondenti. In coloro che hanno invece riferito di assumere regolarmente un integratore di olio di pesce, l’incidenza della malattia si è ridotta solo del 9%.

«Molte linee guida dietetiche raccomandano il consumo di due porzioni di pesce a settimana, preferibilmente grasso, soprattutto per i suoi benefici a livello cardiovascolare» ha detto Qi. «Non vi sono però raccomandazioni per la prevenzione del diabete di tipo 2. I nostri risultati supportano eventuali raccomandazioni future, ma al momento le evidenze non sono sufficientemente forti per una raccomandazione formale, servono evidenze da sperimentazioni cliniche».

Jason Wu, un epidemiologo della University of New South Wales a Sydney, in Australia, non coinvolto nello studio, concorda sul fatto che le evidenze siano troppo preliminari per qualsiasi raccomandazione ufficiale sul consumo di pesce azzurro per prevenire lo sviluppo del diabete di tipo 2. «Abbiamo bisogno di rivedere a fondo tutta la letteratura in questo ambito per valutare le evidenze complessive».

Pesce azzurro per prevenire gli eventi cardiovascolari
Sembra invece risolto il motivo per includere il pesce azzurro nella dieta per prevenire gli eventi cardiovascolari. Nel 2018 un gruppo di esperti dall'American Heart Association ha concluso che «le attuali evidenze scientifiche supportano fortemente la raccomandazione che i frutti di mare siano parte integrante di una dieta sana per il cuore».

Consumare una o due volte alla settimana frutti di mare non fritti, in particolare specie ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi omega-3 a catena lunga (n-3 LCPUFA), comporta benefici come un minor rischio di morte per cause cardiovascolari, malattia coronarica e ictus ischemico, hanno aggiunto. «I pesci grassi di acqua fredda come salmone, acciughe, aringhe, sgombri, tonno e sardine hanno i livelli più alti di acidi grassi n-3 a catena lunga, in particolare acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico(DHA)».

Evidenze ancora non sufficienti per gli integratori
La questione relativa agli integratori di olio di pesce è molto più complessa, dato che gli studi mostrano risultati discordanti. Il trial REDUCE-IT ha mostrato chiari benefici per la prevenzione della malattia cardiovascolare utilizzando una forma altamente purificata di olio di pesce, ma i recenti studi STRENGTH e OMENI non sono riusciti a dimostrare lo stesso con formulazioni di olio di pesce più convenzionali.

Quanto emerso dal nuovo trial evidenzia la necessità di testare in modo specifico l'effetto degli integratori di olio di pesce sul metabolismo del glucosio nelle persone che non possono o scelgono di non mangiare regolarmente pesce azzurro. «Se si ottenesse una forte evidenza che il pesce, l'olio di pesce o entrambi hanno effetti indipendenti sia sulla malattia cardiovascolare che sul diabete di tipo 2, sarebbe ragionevole integrare entrambi i risultati in un unico endpoint composito di efficacia nelle sperimentazioni future» ha affermato Wu.

Bibliografia

Chen GC et al. Association of Oily and Nonoily Fish Consumption and Fish Oil Supplements With Incident Type 2 Diabetes: A Large Population-Based Prospective Study. Diabetes Care. 2021 Jan 11;dc202328.

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