NAFLD e diabete, una cattiva combinazione migliorata dalla metformina

La somministrazione della metformina nei soggetti con fibrosi epatica avanzata, conseguente alla steatosi epatica non alcolica, e concomitante diabete di tipo 2, ha effetti migliori sul fegato rispetto alla terapia con sulfaniluree. Sono le importanti conclusioni di un ampio studio internazionale presentato in occasione del The Liver Meeting 2017: American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD).

La somministrazione della metformina nei soggetti con fibrosi epatica avanzata, conseguente alla steatosi epatica non alcolica, e concomitante diabete di tipo 2, ha effetti migliori sul fegato rispetto alla terapia con sulfaniluree. Sono le importanti conclusioni di un ampio studio internazionale presentato in occasione del The Liver Meeting 2017: American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD).

Gli autori dello studio hanno fatto sapere che “la metformina, oltre a migliorare la sopravvivenza e a ridurre il rischio di scompenso epatico e di carcinoma epatocellulare, determina dei benefici anche a lungo termine”.

Ma, mentre da un fronte queste buone nuove hanno rallegrato gli autori, dall’altro sono emerse delle cattive notizie: “la somministrazione di sulfaniluree aumenta la mortalità e lo scompenso epatico, in particolare in quei pazienti che le assumono in monoterapia” ha specificato Eduardo Vilar-Gomez, della Indiana University School of Medicine in Indianapolis, raccomandando ai medici di cercare di identificare i pazienti con tassi di scompenso più alti ed evitare la somministrazione di sulfoniluree.

Vilar-Gomez, insieme ai suoi colleghi, ha incluso nello studio 458 pazienti con steatosi epatica non alcolica (NAFLD), confermata istologicamente, di cui 305 avevano anche una diagnosi di diabete di tipo 2.

In un follow-up medio di 5,7 anni si sono avuti 216 eventi di cui 84 tra morti e trapianti, 90 scompensi epatici e 42 casi di epatocarcinoma. Solo sei delle morti verificatisi non erano correlate al fegato.

Le biopsie epatiche, valutate utilizzando il più comune score NASH Clinical Research Network, hanno rivelato che 159 pazienti avevano una fibrosi a ponte e 299 cirrosi.

Il diabete complica l’epatopatia
Dallo studio è emerso che la sopravvivenza era peggiore nei pazienti con diabete rispetto a quelli senza (36% vs 72%; hazard ratio [Hr]: 3,2; p <0,01) e la concomitanza del diabete determinava un maggior scompenso epatico (36% vs 12%; Hr: 3,1; p <0,01) e una maggiore incidenza di carcinoma epatocellulare (16% vs 6%; Hr: 2,9; p <0,01).

Per i pazienti affetti da diabete, dopo un controllo dell’emoglobina glicata (HbA1c) al basale e dei potenziali confondenti, la terapia con metformina è stata associata ad una riduzione del rischio di morte o di trapianto (Hr: 0,33; p = 0,02), scompenso epatico (Hr: 0,39; p = 0,02) e carcinoma epatocellulare (Hr: 0,20; p = 0,03).

Contrariamente, la somministrazione di sulfaniluree è stata associata a un aumento del rischio di morte o di trapianto (Hr: 5,1; p <0,01) e scompenso epatico (Hr: 2,5; p <0,01).

"I risultati ottenuti in questo studio sono molto chiari” ha commentato Vilar-Gomez puntualizzando che in caso di diagnosi di diabete di tipo 2 questa tipologia di pazienti presenta una più bassa sopravvivenza e maggiori eventi di scompenso epatico e carcinoma epatocellulare.

Questo studio è servito non solo a determinare che il diabete peggiora l’epatopatia ma anche a stabilire che la tipologia di farmaci assunta fa la differenza: “Questo studio aiuta a riempire una delle più importanti lacune con il diabete di tipo 2, che è quella di stabilire se i farmaci hanno un impatto a lungo termine sui loro outcome".

Pur avendo ottenuto degli ottimi risultati, i ricercatori in sede di discussione hanno incoraggiato la ricerca in modo tale che altri studi possano confermare i risultati ottenuti, “Abbiamo bisogno di studi clinici per dimostrare gli effetti del farmaco antidiabetico sugli outcome epatici, in particolare per i pazienti con fibrosi avanzata", ha dichiarato Vilar-Gomez, poiché coloro che hanno uno score di avanzamento della fibrosi epatica di F3 o F4, spesso muoiono a causa di complicanze legate al fegato, diversamente da coloro che presentano uno score da F0 a F2 in cui l’80% muore per cause secondarie, spesso legate a malattie cardiovascolari o altro.

Il team di Vilar-Gomez ha mostrato che questa popolazione di pazienti affronta un tasso più elevato di eventi avversi e che “quando sono presenti contemporaneamente, il diabete e la NAFLD mal controllata portano a risultati peggiori”, hanno affermato, aggiungendo "Anche se non tutti i farmaci antidiabetici possono modificare positivamente questi risultati, alcuni lo fanno. Tuttavia il messaggio principale è che la NAFLD e il diabete sono una cattiva combinazione da un punto di vista degli outcome epatici”.

Vilar-Gomez E. et al.,The Liver Meeting 2017: American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD): Abstract 2120. Presented October 23, 2017.