Nessun collegamento tra inquinamento e diabete di tipo 1

L'esposizione alle sostanze chimiche ambientali durante la vita fetale o la prima infanzia non risulta essere un fattore di rischio significativo per il futuro sviluppo dell'autoimmunitÓ delle cellule beta e del diabete di tipo 1. ╚ quanto emerge da una ricerca finlandese pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.

L'esposizione alle sostanze chimiche ambientali durante la vita fetale o la prima infanzia non risulta essere un fattore di rischio significativo per il futuro sviluppo dell'autoimmunità delle cellule beta e del diabete di tipo 1. È quanto emerge da una ricerca finlandese pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.

Nei paesi industrializzati, l'uso diffuso di sostanze chimiche è aumentato parallelamente all'aumento dell’incidenza del diabete di tipo 1. Alcuni prodotti chimici sono molto persistenti nell'ambiente e possono interferire con i sistemi biologici a diversi livelli. Uno degli effetti nocivi noti degli inquinanti ambientali è che sono in grado di modulare le funzioni del sistema immunitario umano. L'esposizione di animali da laboratorio a sostanze chimiche immunotossiche in fase iniziale di sviluppo può comportare effetti più gravi sul sistema immunitario rispetto all'esposizione durante la vita adulta.

Anche negli esseri umani, l'esposizione in utero e nei primi anni di vita è di particolare interesse, poiché il sistema immunitario in via di sviluppo dei feti e dei bambini piccoli è altamente vulnerabile all'esposizione a sostanze tossiche.

Una associazione ancora non chiarita
I ricercatori dell'Università di Helsinki fanno presente che la possibilità che le sostanze chimiche ambientali siano coinvolte nella patogenesi del diabete di tipo 1 è stata discussa, ma senza essere stata finora adeguatamente trattata, e che i risultati degli studi epidemiologici incentrati su un possibile legame tra diabete di tipo 1 ed esposizione agli inquinanti organici persistenti (POP) e alle sostanze per/polifluorurate (PFAS) sono contraddittori.

Per questo motivo hanno voluto indagare l'associazione tra esposizione prenatale e postnatale a sostanze chimiche ambientali e lo sviluppo di autoimmunità beta-cellulare e diabete clinico. Lo hanno studiato nei bambini che partecipavano allo studio pilota FINDIA (the Finnish Dietary Intervention Trial for the Prevention of Type 1 Diabetes), valutando l'esposizione a sostanze chimiche ambientali tramite i campioni di plasma dei partecipanti di 4 anni di età nello studio DIABIMMUNE.

Si trattava di bambini ritenuti a rischio genetico di diabete di tipo 1 e i campioni ematici sono stati prelevati alla nascita, dopo 12 mesi e al compimento del quarto anno d’età. Sono stati anche analizzati campioni di sangue dalle loro madri al momento della nascita.

Nessuna associazione con lo sviluppo di diabete di tipo 1
Confrontando tutti gli insiemi di campioni di sangue, i ricercatori hanno potuto valutare se l'esposizione all'inquinamento, sia nell'utero sia quando i bambini erano piccoli, avrebbe potuto essere associata alla patogenesi del diabete.

I risultati non hanno mostrato alcun legame tra i 27 inquinanti (13 POP e 14 PFAS), ma hanno rivelato che i bambini di Helsinki avevano più sostanze chimiche nel loro sangue rispetto ai giovani che vivevano in aree meno abitate.

I ricercatori fanno presente di aver rilevato che le concentrazioni circolanti di diversi POP erano più elevate nei bambini estoni rispetto ai bambini finlandesi. Si tratta principalmente di sostanze chimiche utilizzate nell'industria e nell'agricoltura prima che venissero limitate a livello globale, la cui storia di utilizzo potrebbe spiegare questa differenza. «In ogni caso – commentano - l'incidenza del diabete di tipo 1 è sostanzialmente inferiore in Estonia rispetto alla popolazione finlandese meno esposta e questo suggerisce che questi POP non siano coinvolti nel processo patologico che porta al diabete di tipo 1».

«Il nostro studio è in linea con le precedenti osservazioni che l'allattamento al seno è una via importante di alcuni prodotti chimici persistenti» scrivono gli autori. «Anche se questa ricerca non supporta il ruolo protettivo dell'allattamento al seno, è opportuno ricordare che alcune sperimentazioni hanno dimostrato che può proteggere dal diabete di tipo 1». La durata dell'allattamento al seno e la posizione geografica è risultata associata a concentrazioni plasmatiche di diversi inquinanti nella prima infanzia, in linea con studi precedenti.

«Nel loro insieme, i nostri risultati suggeriscono che l'esposizione a inquinanti organici persistenti e sostanze per/polifluorurate ai livelli attuali, non ha alcun effetto sull'induzione dell'autoimmunità delle cellule beta o sulla sua progressione al diabete clinico di tipo 1» concludono.

Bibliografia

Salo HM et al. No evidence of the role of early chemical exposure in the development of β-cell autoimmunity. Environ Sci Pollut Res (2018).

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