Diabete

Nuovi antidiabetici da prescrivere il prima possibile per i maggiori benefici cardiovascolari

Gli adulti con diabete di tipo 2 sottoposti a un SGLT2 inibitore o a un GLP-1 agonista negli studi clinici sugli esiti cardiovascolari hanno tratto beneficio dalle terapie, indipendentemente dal fatto che fossero in trattamento o meno con insulina. Per gli autori di una metanalisi pubblicata sul Journal of the Endocrine Society questi farmaci andrebbero prescritti ai pazienti il prima possibile

Gli adulti con diabete di tipo 2 sottoposti a un SGLT2 inibitore o a un GLP-1 agonista negli studi clinici sugli esiti cardiovascolari hanno tratto beneficio dalle terapie, indipendentemente dal fatto che fossero in trattamento o meno con insulina. Per gli autori di una metanalisi pubblicata sul Journal of the Endocrine Society questi farmaci andrebbero prescritti ai pazienti il prima possibile

Lo studio ha anche mostrato che in quanti utilizzavano insulina al basale, la terapia aggiuntiva con una delle nuove molecole ha comportato una probabilità di poco più elevata di incorrere in un evento avverso cardiovascolare maggiore (MACE) rispetto a chi non faceva uso di insulina.

«Nei soggetti diabetici queste due classi di ipoglicemizzanti dovrebbero essere utilizzate il ​​prima possibile, in modo che possano apportare i maggiori benefici sulla salute cardiovascolare» ha detto il primo autore dello studio Joanna Khatib, ricercatrice di endocrinologia presso la Tulane University School of Medicine a New Orleans, Louisiana. «Anche quando viene utilizzata l'insulina, la terapia con queste nuove molecole comporta comunque dei benefici, anche se significativamente inferiori».

Comprendere il contributo della terapia insulinica
Nel 2016, le statistiche dei Centers for Disease Control and Prevention hanno mostrato che 23 milioni di adulti statunitensi hanno ricevuto una diagnosi di diabete, hanno premesso gli autori. Questa condizione comporta un aumento da 2 a 3 volte della malattia aterosclerotica sia negli uomini che nelle donne, con conseguenze come claudicatio intermittens, cardiopatia congestizia e malattia coronarica. Diversi studi hanno inoltre confermato che i pazienti diabetici hanno tassi di mortalità più elevati a causa di malattie cardiovascolari rispetto ai non diabetici.

«I trial più recenti si sono concentrati sugli esiti cardiovascolari dei farmaci ipoglicemizzanti rispetto al placebo o confrontavano tra loro diversi antidiabetici, ma non è chiaro come venga influenzata la salute cardiovascolare quando il regime terapeutico include l'insulina e altri farmaci per il diabete di tipo 2» hanno aggiunto. «Uno studio che ha valutato se l’uso di insulina comportasse esiti peggiori nei soggetti con insufficienza cardiaca, ha evidenziato che il farmaco era associato a un rischio più elevato di morte e ospedalizzazione. Un’analisi trasversale del database del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) ha concluso che l'uso di insulina era associato a mortalità, MACE e malattia renale diabetica (DKD) più elevate nei pazienti che avevano una maggiore insulino-resistenza.

Metanalisi di studi sui nuovi ipoglicemizzanti
Per meglio valutare l’impatto delle nuove molecole antidiabetiche, nella nuova metanalisi i ricercatori hanno preso in esame i principali effetti collaterali cardiovascolari presenti in otto ampi studi a lungo termine su SGLT2 inibitori, GLP-1 agonisti e DPP4 inibitori: DECLARE, EMPA-REG, EXSCEL, HARMONY, LEADER, SUSTAIN-6, EXAMINE e SAVOR-TIMI 53.

Hanno confrontato i risultati nei sottogruppi di pazienti a cui era stata prescritta insulina al basale rispetto a quelli senza insulina e ne hanno calcolato il rischio relativo (RR). Gli studi EXAMINE e SAVOR-TIMI 53 sono stati esclusi dalle analisi di sensibilità perché i farmaci inibitori della DPP4 non hanno mostrato benefici cardiovascolari negli studi individuali.

«Abbiamo riportato il rischio relativo per quattro gruppi, per confrontare le associazioni tra la terapia con un antidiabetico di recente introduzione e gli eventi cardiovascolari, con o senza uso di insulina» hanno scritto gli autori.

I quattro gruppi comprendevano:

  • nuovo antidiabetico vs placebo, entrambi senza insulina al basale
  • nuovo antidiabetico con insulina al basale vs nuovo antidiabetico senza insulina al basale 
  • nuovo antidiabetico vs placebo, entrambi con insulina al basale  
  • placebo con insulina al basale vs. placebo senza insulina al basale

Maggiori benefici senza uso di insulina
Le analisi aggregate hanno mostrato che nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 il trattamento con uno dei nuovi antidiabetici, ma senza insulina, era associato a un beneficio cardiovascolare rispetto al placebo senza insulina al basale (RR aggregato = 0,85). Anche nei pazienti con prescrizione di insulina al basale sono comunque stati osservati benefici, minori ma significativi, nella riduzione del rischio cardiovascolare (RR 0,93).

Gli effetti avversi sugli esiti cardiovascolari erano associati al trattamento con insulina al basale, sia per i partecipanti in trattamento attivo (RR = 1,52) che sottoposti a placebo (RR = 1,33).

«L'uso di inibitori SGLT2 e agonisti del recettore GLP-1 nei regimi terapeutici per il diabete dovrebbero essere maggiormente incoraggiati, indipendentemente dal fatto che ai pazienti venga prescritta insulina» ha riassunto Khatib. «Abbiamo bisogno di un maggior numero di studi clinici che valutino i benefici cardiaci di queste due classi di farmaci nei soggetti in trattamento con insulina, ma con maggiori informazioni sul controllo del diabete e sull'entità del beneficio fornito, dal momento in queste persone si ha un peggiore controllo della malattia».

Bibliografia

Khatib JE et al. The Association Between Baseline Insulin Treatment and Cardiovascular Events: A Meta-Analysis. Journal of the Endocrine Society, Volume 5, Issue 2, February 2021, bvaa193.

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