Diabete

ObesitÓ e diabete in aumento influenzano il peso delle malattie cardiovascolari. Allarme da rapporto europeo

La prevalenza di obesitÓ e diabete nei 56 paesi membri della European Society of Cardiology (ESC) Ŕ aumentata da due a tre volte in 30 anni. Anche se la prevalenza complessiva del fumo si Ŕ ridotta, le tendenze attuali fanno prevedere che la prevalenza di ipertensione, consumo di alcol, obesitÓ e diabete non raggiungerÓ gli obiettivi fissati dall'Oms per il 2025 per questi fattori di rischio.

La prevalenza di obesità e diabete nei 56 paesi membri della European Society of Cardiology (ESC) è aumentata da due a tre volte in 30 anni. Anche se la prevalenza complessiva del fumo si è ridotta, le tendenze attuali fanno prevedere che la prevalenza di ipertensione, consumo di alcol, obesità e diabete non raggiungerà gli obiettivi fissati dall'Oms per il 2025 per questi fattori di rischio.

Sono le conclusioni a cui sono giunti gli autori del secondo il rapporto Cardiovascular Disease Statistics 2019, appena pubblicato sull’European Heart Journal.

«L’aumento apparentemente inesorabile della prevalenza di obesità e diabete al momento rappresenta la sfida più grande per ridurre ulteriormente l’onere legato alla malattia cardiovascolare nei paesi membri dell'ESC» hanno scritto Adam Timmis del Barts Heart Center presso la Queen Mary University di Londra e colleghi. «Le altre sfide sono rappresentate dalle disuguaglianze nel carico della malattia, che richiedono l'intensificazione delle iniziative politiche volte a ridurre i rischi per la popolazione e il dare la priorità alla fornitura di assistenza sanitaria cardiovascolare, in particolare nei paesi a medio reddito dell'ESC, dove il bisogno è maggiore».

Il rapporto ha mostrato le statistiche aggiornate sulla mortalità legata ai disturbi cardiovascolari, sui comportamenti e sui fattori di rischio raccolti dai 56 paesi membri dell'ESC e stratificati in base al sesso e al livello di reddito (medio o alto).

Gli stati inclusi sono tutti i paesi europei tranne Andorra, Liechtenstein, Monaco e Città del Vaticano, a cui si aggiungono alcune nazioni extraeuropee: in Asia Kazakistan e Kirghizistan, nel Mediterraneo orientale Israele, Libano e Repubblica araba siriana, in Nord Africa Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia

Mortalità per causa cardiovascolare
Secondo quanto riportato dagli autori, nonostante una riduzione della mortalità dovute a cause cardiovascolari, in molti paesi membri dell'ESC queste rappresentano ancora la causa di morte più comune, in particolare la cardiopatia ischemica, responsabile del 38% dei decessi per causa cardiovascolare nelle donne e del 44% negli uomini.

Inoltre, circa il 35% di tutte le morti premature nelle donne e il 36% negli uomini che vivono nei paesi a medio reddito risultano causati da problemi cardiovascolari, rispetto al 16% per le donne e al 24% per gli uomini nei paesi ad alto reddito.

«Non solo troviamo grandi variazioni nei dati di mortalità, ma le recenti tendenze della morte prematura sono diverse tra i paesi membri dell'ESC», hanno aggiunto. «In gran parte del mondo i decessi per causa cardiovascolare sono in aumento, come anche in un certo numero di paesi membri dell'ESC ad alto e medio reddito, e questo solleva non pochi dubbi sulla reale possibilità di soddisfare gli obiettivi dell'Oms di riduzione del 25% della mortalità prematura tra il 2010 e il 2025».

Comportamenti e fattori di rischio
I ricercatori hanno valutato otto comportamenti e fattori di rischio, identificati nello studio INTERHEART, legati al rischio di infarto miocardico acuto.

  • Obesità: nel 2016 un adulto su cinque nei paesi membri dell'ESC risultava obeso (30 kg/m2). Dal 1980 al 2016 l'obesità è aumentata passando dal 9,6% al 22,6%, con una prevalenza simile sia nei paesi ad alto e medio reddito.
  • Diabete: oltre un adulto su 20 ha avuto il diabete, con una prevalenza triplicata negli ultimi 25 anni e più elevata nei paesi a medio reddito rispetto a quelli ad alto reddito.
  • Fumo: oltre un adulto su 5 ha fumato tabacco nel 2014, secondo lo studio. Il fumo è risultato meno diffuso nelle donne rispetto agli uomini, specialmente nei paesi a medio reddito. La prevalenza del fumo tra il 1995 e il 2014 si è ridotta, passando dal 28% al 21%.
  • Pressione sanguigna: una persona su quattro aveva una pressione elevata (140/90 mm Hg) nel 2015. La pressione sistolica era più alta negli uomini rispetto alle donne e più alta nei paesi a medio reddito rispetto a quelli ad alto reddito. Dal 1980 al 2015 la prevalenza media standardizzata della pressione elevata è scesa dal 35,3% al 24,8%.
  • Consumo di alcol: il consumo di alcol era quasi il doppio nei paesi ad alto reddito rispetto a quelli a medio reddito e tre volte superiore negli uomini rispetto alle donne. I consumi sono diminuiti di quasi il 9% dal 2010 nei paesi a medio reddito, ma sono rimasti invariati in quelli ad alto reddito.
  • Colesterolo: circa un individuo su sette ha avuto ipercolesterolemia (6,2 mmol/l) nel 2009. Nonostante gli episodi di ipercolesterolemia fossero sovrapponibili tra uomini e donne, i tassi erano più bassi nei paesi a medio reddito rispetto a quelli ad alto reddito. Inoltre, il colesterolo mediano è diminuito da 5,5 a 5,1 mmol/l tra il 1980 e il 2009.
  • Consumo di frutta e verdura: oltre la metà degli adulti nei paesi membri dell'ESC ha consumato almeno una porzione di frutta e verdura al giorno. L'assunzione era maggiore nelle donne rispetto agli uomini.
  • Attività fisica: un adulto su tre ha svolto un’attività fisica insufficiente. La prevalenza dell'inattività era lievemente più elevata nelle donne rispetto agli uomini e nei paesi ad alto reddito rispetto a quelli a medio reddito.

Politiche sanitarie nazionali di successo
L’assistenza sanitaria cardiovascolare deve essere in cima alle agende nazionali, insieme allo sviluppo di politiche mirate per la prevenzione della malattia cardiovascolare, conclude il rapporto.

Alcuni esempi di politiche che, negli ultimi anni, hanno introdotto cambiamenti a livello di onere della malattia cardiovascolare nazionale sono:
  • La legislazione sul fumo in molti Stati membri europei, che ha portato a riduzioni quasi immediate dell'incidenza dell'infarto miocardico con innalzamento del tratto ST.
  • La politica sull'alcol nella Federazione Russa, che ha ridotto i consumi e aumentato l'aspettativa di vita fino a un picco storico nel 2018.
  • Le reti primarie per l’intervento coronarico percutaneo (PCI), che in Polonia sono state associate a riduzioni sostanziali della mortalità dei pazienti con infarto miocardico con innalzamento del tratto ST.
«Anche se in molti paesi non è facile stabilire la priorità delle spese della moderna tecnologia cardiovascolare, i passaggi per affrontare i principali fattori di rischio rappresentano una strategia più realistica per ridurre l'onere della malattia cardiovascolare nei paesi a medio reddito, più dipendenti dai cambiamenti organizzativi che non dai grandi investimenti finanziari» hanno scritto i ricercatori.

«I fattori di rischio e i comportamenti non salutari sono potenzialmente reversibili e questo rappresenta un'opportunità enorme per affrontare le disuguaglianze sanitarie nei paesi membri dell'ESC evidenziate in questo rapporto. Emerge però in maniera chiara che gli sforzi per cogliere questa opportunità non sono sufficienti e le attuali evidenze indicano che è improbabile che la maggior parte degli obiettivi dell'Oms per il 2025 per le malattie non trasmissibili possano essere raggiunti in tutti i paesi membri dell'ESC» hanno concluso.

Bibliografia

Timmis A et al. European Society of Cardiology: Cardiovascular Disease Statistics 2019. Eur Heart J. 2020 Jan 1;41(1):12-85.

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