Obesità e rischio cardiovascolare, la correlazione resta anche in presenza di "salute metabolica"

L'obesità rimane un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, anche tra coloro che sono "metabolicamente sani", cioè senza diabete di base, ipertensione o ipercolesterolemia.
E' quanto suggeriscono i nuovi dati di uno studio sulla salute degli infermieri pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology.

L'obesità rimane un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, anche tra coloro che sono "metabolicamente sani", cioè senza diabete di base, ipertensione o ipercolesterolemia.
E’ quanto suggeriscono i nuovi dati di uno studio sulla salute degli infermieri pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology.

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (CVD) tra individui appartenenti a diverse categorie di indice di massa corporea potrebbe dipendere dalla loro salute metabolica. Per comprendere meglio la correlazione tra questi fattori, è stata condotta una analisi su 90.257 donne, seguite per una mediana di 24 anni.
Le donne metabolicamente sane sono risultate avere in generale un rischio CVD significativamente più basso, indipendentemente dall'indice di massa corporea (BMI).

Tuttavia, anche in questa popolazione, le donne in sovrappeso o obese avevano un rischio maggiore di CVD rispetto a quelle normopeso.
Inoltre, indipendentemente dal BMI, la maggior parte delle donne metabolicamente sane al basale non manteneva questa condizione nel tempo, e il passaggio a essere metabolicamente non-sane era associato a un maggiore rischio cardiovascolare.

«Questi risultati suggeriscono che le persone metabolicamente sane potrebbero trarre beneficio da una gestione precoce sia comportamentale che medica, concentrandosi nel prevenire il passaggio a uno stato metabolicamente non-sano (ad esempio migliorando la dieta generale e aumentando l'attività fisica)», scrivono Nathalie Eckel, del German Institute of Human Nutrition, Potsdam-Rehbruecke, Nuthetal, Germania, e colleghi.

L’importanza dell’attività fisica
In un editoriale di accompagnamento, Carl Lavie, della University of
Queensland School of Medicine di New Orleans, Louisiana, scrive: «Il più grande contributo di questo studio è stato fornire importanti informazioni su come il cambiamento o il mantenimento del peso e dello stato metabolico influenzino la prognosi delle malattie cardiovascolari».

Lo studio viene tuttavia criticato per la mancata valutazione dei livelli di attività fisica «o, ancora più importante, il potente contributo del fitness cardiorespiratorio, che potrebbe essere uno dei più forti predittori di malattie cardiovascolari e mortalità per tutte le cause ... Abbiamo sostenuto che l'esercizio è più importante del grasso, e gli obesi metabolicamente sani e con livelli decenti di fitness cardiorespiratorio hanno una prognosi generale abbastanza buona per le malattie cardiovascolari e la sopravvivenza globale».

Anche la salute metabolica con BMI alto, peggiora il rischio CVD
Eckel e colleghi hanno utilizzato i dati del questionario sullo studio della salute degli infermieri del 1980 come basale, quando i partecipanti avevano un'età compresa tra 30 e 55 anni. Il follow-up includeva questionari inviati ogni 2 anni. Sono stati valutati infarto miocardico (MI) fatale e non fatale e ictus, e la loro combinazione come CVD totale.

Le donne sono state classificate in peso normale (BMI da 18,5 a 24,9 kg/m²), sovrappeso (BMI da 25,0 a 29,9 kg/m²) e obese (BMI ≥ 30 kg/m²). La salute metabolica è stata definita dall'assenza di ipertensione, diabete e ipercolesterolemia.

Durante un follow-up mediano di 24 anni, ci sono stati 6.306 casi di CVD, tra cui 3.304 infarti miocardici e 3.080 ictus.

Rispetto ai pazienti con peso normale e metabolicamente sani (50.336), gli hazard ratio (HR) per CVD nelle donne metabolicamente non-sane erano 2,43 per le 8.629 donne normopeso, 2,61 per le 5.708 donne in sovrappeso e 3,15 per le 4.252 donne obese, tutti statisticamente significativi.

Nel gruppo metabolicamente sano, le donne in sovrappeso o obese avevano un rischio CVD significativamente maggiore rispetto a quelle normopeso (HR 1,20 e 1,39, rispettivamente).

Lo sviluppo del rischio metabolico peggiora gli esiti CVD
Dopo gli aggiustamenti per età, razza e altre variabili, lo sviluppo di diabete o ipertensione nel tempo è stato associato a un rischio CVD (IM e/o ictus) significativamente maggiore tra tutti i gruppi BMI al basale, ma era superiore nel gruppo con BMI più alto.

Ad esempio, rispetto alle donne normopeso al basale che non sviluppavano il diabete, gli HR tra quante si ammalavano erano 1,29 per la categoria normopeso al basale, 1,93 per il sovrappeso e 2,17 per l’obesità. I rispettivi HR corrispondenti per lo sviluppo dell'ipertensione erano 1.92, 1.87 e 2.03, tutti significativi.

È interessante notare che non è stata vista la stessa relazione con lo sviluppo di ipercolesterolemia. «Se questo riflette l'efficacia del trattamento farmacologico per l’ipercolesterolemia per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, potrebbe valere la pena di indagare in altre popolazioni dello studio», scrivono Eckel e colleghi.

Tuttavia, anche senza sviluppare nessuno dei fattori di rischio metabolici, le donne in sovrappeso e obese metabolicamente sane hanno mantenuto un rischio maggiore rispetto a quelle normopeso, con HR multivariati aggiustati rispettivamente di 1,20 e 1,39.

Pochi sono rimasti metabolicamente sani nel tempo
Delle 71.668 donne totali che erano metabolicamente in buona salute al basale nel 1980, l'84% è diventato metabolicamente non-sano durante il periodo dello studio. Entro il 2010 erano rimaste metabolicamente sane solo il 15,4% delle donne normopeso, il 7,9% in sovrappeso e il 6,1% obese.

All'interno di ogni gruppo BMI, le donne rimaste metabolicamente sane avevano un rischio cardiovascolare sostanzialmente più basso durante il follow-up rispetto a quelle metabolicamente non-sane in qualsiasi momento. Ma ancora, le donne obese metabolicamente sane che sono rimaste tali fino al 2000, avevano un rischio cardiovascolare 1,57 volte maggiore di quelle normopeso che rimanevano metabolicamente sane.

La prevenzione è sempre un fattore chiave
I risultati suggeriscono che «le attuali definizioni di salute metabolica sono insufficienti per identificare un sottogruppo di obesità non a rischio», affermano Eckel e colleghi.

Nell'editoriale, Lavie e colleghi scrivono che questo studio e altri «sostengono fortemente la prevenzione dello sviluppo della sindrome metabolica, che può essere ottenuta impedendo l'aumento di peso con l'attività fisica e l'esercizio fisico, nonché incorporando strategie dietetiche di ridotto apporto calorico, possibilmente riducendo le calorie da zuccheri semplici e carboidrati».

Inoltre, dicono gli editorialisti, «l'aumento dell'attività fisica e dell'esercizio per migliorare i livelli di fitness cardiorespiratorio è particolarmente importante per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in quasi tutti i gruppi di pazienti, comprese le donne obese».

Bibliografia

Eckel N et al. Transition from metabolic healthy to unhealthy phenotypes and association with cardiovascular disease risk across BMI categories in 90 257 women (the Nurses' Health Study): 30 year follow-up from a prospective cohort study. The Lancet Diabetes & Endocrinology , Volume 0 , Issue 0
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