Diabete - Endocrinologia

Outcome peggiori nei pazienti con IBD se anche diabetici

I pazienti affetti sia da diabete sia da una malattia infiammatoria intestinale (IBD) hanno outcome significativamente peggiori riguardo a svariate variabili se paragonati con quelli che hanno solo l'IBD. È quanto emerge da un ampio studio retrospettivo presentato al congresso Advances in Bowel Diseaes (AIBD), tenutosi di recente a Orlando.

I pazienti affetti sia da diabete sia da una malattia infiammatoria intestinale (IBD) hanno outcome significativamente peggiori riguardo a svariate variabili se paragonati con quelli che hanno solo l’IBD. È quanto emerge da un ampio studio retrospettivo presentato al congresso Advances in Bowel Diseaes (AIBD), tenutosi di recente a Orlando.

"Questo studio è importante perché ha dimostrato che i pazienti con malattia infiammatoria intestinale e diabete in concomitanza hanno avuto una morbilità e una mortalità significativamente più alte nell’arco di 10 anni rispetto ai pazienti con la sola IBD" ha detto una delle autrici, Tatiana Teslova, del Montefiore Medical Center di New York.

Dal momento che il diabete è associato a infiammazione cronica e ad alterazioni della composizione della flora batterica intestinale, la Teslova e i colleghi, hanno provato a confrontare gli outcome e la gravità della malattia nei pazienti con IBD con e senza diabete.

A tale scopo, hanno analizzato il database del Montefiore Medical Centre, nel quale hanno identificato nel periodo compreso fra il 2004 e il 2014 2094 pazienti affetti da IBD, 159 che avevano sia un’IBD sia il diabete e 61.899 che avevano solo il diabete.

I pazienti affetti sia da un’IBD sia dal diabete hanno fatto un maggior numero mediano di visite ambulatoriali annuali rispetto ai pazienti con solo l’IBD (11 contro 4; P < 0,0001), anche se in entrambi i gruppi la mediana dei ricoveri annuali è stata pari a zero.

Inoltre, si è registrato un tasso di mortalità più elevato tra i pazienti che avevano sia il diabete sia un’IBD (5%) e quelli che avevano solo il diabete (5%) e quelli che avevano solo un’IBD (2%; P < 0,0001).

La compresenza delle due malattie si è anche associata a un maggior rischio di infezioni. Infatti, nei pazienti sia diabetici sia affetti da un’IBD si è osservata un’incidenza più alta di infezioni da Clostridium difficile (8%) rispetto ai pazienti con solo un’IBD (4%) o con il solo diabete (2%; P <0,0001). Inoltre, nei pazienti con entrambe le malattie si è avuta un’incidenza più alta di sepsi (8%) rispetto a quelli che avevano solo l’IBD (3%) o solo il diabete (5%; P <0,0001), così come un’incidenza più alta di meningite (rispettivamente 2% contro 1% e 0%; P = 0,002), ascessi (rispettivamente 8% contro 7% e 3%; P <0,0001), polmonite (rispettivamente 16% contro 7% e 11%; P < 0,0001) e cellulite (rispettivamente 30% contro 14% e 19%; P < 0,0001), mentre l’incidenza della batteriemia è stata solo dell’1% in tutti i gruppi.

Inoltre, i pazienti con sia il diabete sia un’IBD hanno mostrato maggiori probabilità di utilizzare una qualsiasi terapia per l’IBD rispetto ai pazienti con la sola IBD (55% contro 32%; p <0,0001) e, in particolare, maggiori probabilità di utilizzare mesalazina (36% contro 19%; P <0,0001) e steroidi (38% contro 22%; P <0,0001), mentre le percentuali di impiego di farmaci immunomodulatori e biologici sono risultate comparabili.

Infine, i pazienti con sia diabete sia un’IBD hanno mostrato una maggiore incidenza di aumento dei marker dell’infiammazione rispetto a quelli con la sola IBD; infatti, i pazienti che avevano livelli di ESR superiori a 20 sono risultati il 53% nel gruppo affetto sia da diabete sia da un’IBD contro il 33% nel gruppo che aveva solo l’IBD (P <0,0001) e i pazienti con livelli di PCR sopra 0,8 sono risultati rispettivamente il 30% contro il 20% (P = 0,003).

"Alcuni dei meccanismi che potrebbero spiegare questi outcome avversi comprendono ulteriori alterazioni del microbioma intestinale nel gruppo effetto da entrambe le malattie rispetto a quello dei pazienti con la sola IBD, uno stato infiammatorio sistemico cronicamente attivato e l'attivazione di pathway immunitari sovrapposti" ha detto la Teslova, aggiungendo che questo studio dovrebbe stimolare i ricercatori a effettuare studi multicentrici più ampi e di tipo prospettico per convalidare questi risultati.

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