Diabete

Pasireotide, opzione terapeutica sicura ed efficace nella malattia di Cushing anche una volta al mese

La somministrazione intramuscolare mensile della formulazione long acting del pasireotide normalizza la concentrazione di cortisolo nel 40% dei pazienti con malattia di Cushing, con un profilo di sicurezza simile alla sua somministrazione sottocutanea due volte al giorno. Il pasireotide a lunga durata d'azione Ŕ pertanto un'opzione terapeutica efficace per alcuni pazienti con malattia di Cushing, persistente o ricorrente, fornendo un comodo programma di somministrazione mensile.

La somministrazione intramuscolare mensile della formulazione long acting del pasireotide normalizza la concentrazione di cortisolo nel 40% dei pazienti con malattia di Cushing, con un profilo di sicurezza simile alla sua somministrazione sottocutanea due volte al giorno. Il pasireotide a lunga durata d'azione è pertanto un'opzione terapeutica efficace per alcuni pazienti con malattia di Cushing, persistente o ricorrente, fornendo un comodo programma di somministrazione mensile.

Lo affermano gli autori di un trial di fase III i cui risultati sono stati pubblicati su The Lancet – Diabetes & Endocrinology.

“La formulazione sottocutanea di pasireotide, somministrata due volte al giorno, è stata approvata in Europa, negli Stati Uniti e in altri Paesi, ma un dosaggio una volta al mese sarebbe più conveniente e potrebbe aumentare l'adesione al trattamento”, sostengono gli autori dello studio, con a capo Andre Lacroix, della University of Montreal in Canada, aggiungendo che ad oggi il pasireotide a lunga durata d'azione è stato approvato per il trattamento dell'acromegalia, ma non è stato ancora testato nella malattia di Cushing.

Su questa malattia endocrina, rara e debilitante, sono stati ancora svolti pochi studi di intervento prospettico. Lacroix, insieme ai suoi colleghi, ha riportato i primi risultati del trial di fase III che ha valutato la somministrazione del pasireotide intramuscolare a lunga durata di azione nei pazienti con malattia di Cushing.

Benefici clinici con pasireotide mensile
Un totale, di 150 pazienti con malattia di Cushing persistente, ricorrente o de novo (non candidati alla chirurgia), di età superiore ai 18 anni e con una concentrazione media di cortisolo libero urinario di 1,5-5 volte superiore al valore limite, sono stati randomizzati a ricevere per 12 mesi una somministrazione intramuscolare mensile di 10 o 30 mg di pasireotide.

Dopo sette mesi, periodo stabilito per la valutazione dell’endpoint primario, il pasireotide mensile ha normalizzato i livelli di cortisolo libero urinario in 31 dei 74 pazienti appartenenti al gruppo ricevente 10 mg (42%) e in 31 dei 76 paziente del gruppo 30 mg (41%); il numero di questi pazienti è sceso a 12 mesi: 26 (35%) nel gruppo da 10 mg e 19 (25%) nel gruppo da 30 mg.

“La riduzione del cortisolo libero urinario è stata accompagnata da riduzioni dell'ormone adrenocorticotropo plasmatico al mattino e di cortisolo salivare a tarda notte” hanno aggiunto gli autori.

Dopo 12 mesi di trattamento sono stati osservati anche miglioramenti relativi al peso corporeo, alla circonferenza vita, all’indice di massa corporea e alla qualità della vita in generale, “indicando un beneficio clinico sostenuto”, hanno commentato gli autori.

Miglioramenti nella pressione sanguigna, sistolica e diastolica, erano evidenti anche nel gruppo di 30 mg; inoltre più di un terzo dei pazienti con macroadenoma ha presentato a 12 mesi una riduzione del volume del tumore ≥20%.

Confrontando il profilo di sicurezza del pasireotide a lunga durata di azione con quello del pasireotide somministrato due volte al giorno è emerso che la dose mensile ha una tollerabilità gastrointestinale più favorevole, con una minore incidenza di diarrea, nausea e dolore addominale rispetto a quella osservata nella somministrazione delle due dosi giornaliere.

Come nel trattamento giornaliero, l’iperglicemia è stata l’evento avverso più comune anche quando l’analogo della somatostatina veniva somministrato mensilmente (nel 72% dei pazienti del gruppo da 10 mg e nell'82% del gruppo da 30 mg, portando alla sospensione in quattro pazienti in ciascun gruppo); “Nei pazienti trattati con pasireotide è necessario un attento monitoraggio della glicemia perché abbiamo osservato che circa il 50% di essi ha dovuto iniziare un antidiabetico o ha avuto bisogno di una regolazione del dosaggio”.

Grandi passi avanti nella malattia di Cushing
"Indubbiamente questi risultati sono un grande passo in avanti nella comprensione della malattia di Cushing, dimostrando che sia la secrezione ormonale sia, in una certa misura, la crescita tumorale mira all'attivazione dei recettori sst5", ha commentato Ashley Grossman della University of Oxford, U.K., esperto in materia ma estraneo allo studio.
"I risultati rappresentano anche un notevole progresso nell'accettabilità e nella convenienza del paziente nell’avere una formulazione mensile. Tuttavia, rimangono molte incertezze”, ha aggiunto Grossman riferendosi alla conseguente iperglicemia che però può essere trattata.
Ad oggi possiamo concludere che il pasireotide a lunga durata d'azione è un'opzione di trattamento efficace per alcuni pazienti con malattia di Cushing.

Lacroix A. et al. Efficacy and safety of once-monthly pasireotide in Cushing's disease: a 12 month clinical trial. Lancet Diabetes Endocrinol. 2017 Oct 12. pii: S2213-8587(17)30326-1. doi: 10.1016/S2213-8587(17)30326-1. [Epub ahead of print]

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