Diabete - Endocrinologia

Performance cognitive non a rischio se si usa metformina nel prediabete

La somministrazione della metformina nei soggetti a rischio di sviluppare il diabete non è associata ad un peggioramento delle prestazioni cognitive a lungo termine. Lo affermano gli autori di uno studio pubblicato recentemente su Diabetes Care, aggiungendo anche che le abilità cognitive rimangono invariate se le stesse persone intervengono in maniera intensiva sullo stile di vita.

“I dati ottenuti ci dimostrano che l’uso della metformina non determina una compromissione cognitiva” sostiene il dottor José A. Luchsinger, autore principale dello studio e professore associato di epidemiologia e medicina presso la Columbia University Medical Center di New York, che fa sapere di aver avviato lo studio vista l’ambiguità dei risultati presenti in letteratura; infatti alcuni studi precedenti suggerivano l’associazione tra uso di metformina e peggioramento delle prestazioni cognitive, oltre ad un probabile sviluppo dell’Alzheimer, mentre altri indicavano addirittura un miglioramento della memoria.

Metformina, interventi sullo stile di vita e funzioni cognitive 
L’analisi del Diabetes Prevention Program Outcomes Study (DPPOS) ha esaminato la prevenzione dello sviluppo di diabete, nei soggetti ad alto rischio, valutando l’uso della metformina e i miglioramenti sullo stile di vita e la possibile associazione che questi avrebbero potuto avere sulle funzioni cognitive.
Il trial Diabetes Prevention Program (DPP), controllato, randomizzato, ha coinvolto 3.234 individui con prediabete in cui è stato dimostrato che un intervento intensivo sullo stile di vita e il trattamento con metformina riduceva l'incidenza del diabete di tipo 2 rispettivamente del 58% e del 31%, rispetto al placebo.
Dopo un periodo di 13 mesi dalla fine del trattamento, della durata di 2,8 anni, 2.280 partecipanti hanno continuato nel DPPOS, un follow-up osservazionale durante il quale è stata valutata la funzione cognitiva usando diversi test dopo 8 e 10 anni.
Su 2.280 partecipanti, 749 appartenevano al gruppo di intervento sullo stile di vita, 776 al gruppo metformina e 755 al gruppo placebo.
L'età media al momento della randomizzazione era di 51,1 anni e le valutazioni cognitive sono state eseguite in media dopo 12 anni dalla randomizzazione. 
Come previsto, i livelli di glucosio a digiuno, i livelli di emoglobina glicata, la prevalenza e la durata del diabete di tipo 2 alla valutazione dell'ottavo anno erano inferiori nel gruppo metformina e di intervento sullo stile di vita, rispetto al placebo.
Al momento della valutazione cognitiva, il diabete di tipo 2 era più elevato nel gruppo placebo (57,9%; p <0,001) rispetto al gruppo di intervento intensivo sullo stile di vita (47,0%) e al gruppo trattato farmacologicamente (50,4%). All’ottavo anno non è stata osservata alcuna differenza significativa nella funzione cognitiva tra i tre gruppi di trattamento. 
Il diabete di tipo 2 non è stato correlato alle funzioni cognitive, mentre dopo aggiustamento per le variabili di confondimento l'emoglobina glicata più alta è stata correlata ad un peggioramento della performance cognitive.
I risultati non sono stati influenzati né dall’età dei soggetti né dalla presenza dell’apolipoproteina E4, fattore di rischio elevato per la disfunzione cognitiva.

Metformina sicura nel sistema cognitivo
I ricercatori fanno sapere che il loro è il primo studio ad esaminare una possibile correlazione tra prevenzione del diabete di tipo 2 utilizzando la metformina, nei soggetti in sovrappeso o obesi con un elevato indice di glucosio a digiuno e alterata tolleranza al glucosio, e le prestazioni cognitive.

“La prevenzione del diabete di tipo 2 mediante un intensivo intervento sullo stile di vita o mediante la somministrazione della metformina non è correlata ad una variazione delle performance cognitive anche dodici anni dopo la randomizzazione in un campione di persone, maggiormente di mezza età, ad alto rischio di sviluppare il diabete” hanno concluso i ricercatori aggiungendo però che l’unica correlazione è stata osservata tra gli alti livelli di glicemia e le prestazioni cognitive peggiorate.
“Il fatto di aver dimostrato che l’esposizione alla metformina per un lungo periodo di tempo non abbia avuto effetti negativi sulla cognizione, dovrebbe essere incredibilmente rassicurante sia per i clinici sia per pazienti che erano a conoscenza degli scoraggianti dati precedenti", ha concluso il dottor Luchsinger sottolineando il ruolo sicuro della metformina dal punto di vista cognitivo.
I ricercatori hanno inoltre fatto sapere che hanno pianificato di condurre un altro ciclo di misure quantitative sui partecipanti del DPP per poter valutare l’azione della metformina sul sistema cognitivo ancora più a lungo termine e nella continuazione dello studio includeranno anche l’imaging cerebrale.

Luchsinger J. A. et al. Metformin, Lifestyle Intervention, and Cognition in the Diabetes Prevention Program Outcomes Study. Diabetes Care. 2017 May 12. pii: dc162376. doi: 10.2337/dc16-2376. [Epub ahead of print]
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