Diabete - Endocrinologia

Pi¨ infezioni e consumo di antibiotici nei pazienti con diabete di tipo 2

I pazienti con diabete di tipo 2 hanno mostrato un rischio fino al 55% pi¨ alto di infezioni trattate in ospedale e fino al 30% pi¨ alto che gli si prescrivano antibiotici al di fuori dell'ospedale rispetto alla popolazione generale; tuttavia, queste associazioni si sono attenuate nel giro di 8 anni, un fenomeno che potrebbe essere in parte correlato a un miglior trattamento del diabete e a un miglioramento complessivo dei livelli medi della glicemia.

I pazienti con diabete di tipo 2 hanno mostrato un rischio fino al 55% più alto di infezioni trattate in ospedale e fino al 30% più alto che gli si prescrivano antibiotici al di fuori dell’ospedale rispetto alla popolazione generale; tuttavia, queste associazioni si sono attenuate nel giro di 8 anni, un fenomeno che potrebbe essere in parte correlato a un miglior trattamento del diabete e a un miglioramento complessivo dei livelli medi della glicemia. Lo evidenziano i risultati di un ampio studio di popolazione pubblicato di recente su Clinical Infectious Diseases.

"La prevalenza crescente del diabete potrebbe contribuire all’impatto crescente dei ricoveri correlati alle infezioni e dell'uso eccessivo di antibiotici in tutto il mondo" scrivono gli autori, coordinati da Anil Mor, del dipartimento di epidemiologia clinica dell’Università di Aarhus, in Danimarca.

I ricercatori hanno effettuato uno studio di coorte dal luglio 2004 fino al dicembre 2012 in cui hanno valutato la correlazione tra diabete di tipo 2, da un lato, e uso di antibiotici al di fuori dell’ospedale e infezioni trattate in ospedale, dall’altro. Al tal fine hanno individuato nel Danish National Patient Registry 155.158 individui affetti da diabete di tipo 2 e 774.017 controlli non diabetici, e hanno incrociato i dati con quelli relativi alle prescrizioni di farmaci ipoglicemizzanti registrate nel Danish National Health Service Prescription Database. Hanno quindi abbinato cinque individui non diabetici della popolazione generale a ciascun paziente diabetico di tipo 2, sulla base dell’età, del sesso, della data indice e della residenza.

I pazienti diabetici avevano più probabilità di avere gravi comorbilità rispetto ai controlli (29% contro 21%). Tra queste vi erano l’infarto del miocardio (5% contro 3%), l’insufficienza cardiaca (4% contro 2%), le malattie cerebrovascolari (7% contro 5%), le vasculopatie vascolari periferiche (4% contro 2%) e le malattie polmonari croniche (6% contro 2%).

Nel periodo considerato è stato prescritto un antibiotico al 62% dei pazienti diabetici contro il 55% degli individui non diabetici. ll tasso di prescrizioni di antibiotici al di fuori dell’ospedale nei pazienti con diabete di tipo 2 è risultato pari a 364 per 1000 anni-persona contro 275 per 1000 anni-persona nella popolazione generale, dopo un follow-up mediano di 1,1 anni (RR aggiustato 1,24; IC al 95% 1,23-1,25).

Le cefalosporine sono risultate gli antibiotici più prescritti, seguite dagli agenti antimicobatterici, dai chinoloni e dagli antibiotici comunemente usati per le infezioni del tratto urinario e per quelle da Staphylococcus aureus.

Anche le infezioni trattate in ospedale sono risultate significativamente più frequenti nei pazienti diabetici, il 19% dei quali ha avuto un’infezione di questo tipo contro il 13% dei controlli. Dopo un follow-up mediano di 2,8 anni, il tasso di infezioni trattate in ospedale nei pazienti con diabete di tipo 2 è risultato pari a 58 per 1000 anni-persona contro 39 per 1000 anni-persona nei soggetti non diabetici (RR aggiustato 1,49; IC al 95% 1,47-1,52).

Il RR è risultato particolarmente elevato per le infezioni gravi e per i ricoveri e i trattamenti correlati alle infezioni cutanee e del tratto urinario, riferiscono Mor e i colleghi.

Il rischio di infezione trattata in ospedale è risultato più alto anche tra i pazienti di età compresa tra i 40 e i 50 anni (RR 1,77) e più basso in quelli di età superiore a 80 anni (RR 1,29); inoltre, è risultato più elevato tra quelli con i punteggi più alti dell’indice di comorbilità. L'uso di statine, invece, è sembrato attenuare parte del rischio, ma nella discussione gli autori non fanno ipotesi sulla possibile causa di quest’associazione.

I ricercatori hanno osservato anche un calo del rischio annuale di infezioni trattate in ospedale, passato da un RR aggiustato di 1,89 (IC al 95% 1,75-2,04) nel 2004 a un RR aggiustato di 1,59 (IC al 95% 1,45-1,74) nel 2011, di pari passo con un calo del rischio di prescrizione di antibiotici, sceso durante lo stesso periodo da 1,31 (IC al 95% 1,27-1,36) a 1,26 (IC al 95% CI, 1,22-1,3).

Queste riduzioni non sono state osservate nel gruppo di controllo, a suggerire che nei pazienti diabetici si sta avendo un miglioramento unico nell’incidenza delle infezioni, spiegabile forse con una diagnosi più precoce e un trattamento più tempestivo del diabete di tipo 2, e una gestione migliore delle comorbilità.

Alessandra Terzaghi

A. Mor, et al. Rates of Community-based Antibiotic Prescriptions and Hospital-treated Infections in Individuals With and Without Type 2 Diabetes: A Danish Nationwide Cohort Study, 2004–2012. Clin Infect Dis. 2016;doi:10.1093/cid/ciw345.
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