Diabete - Endocrinologia

Prediabete, negli adulti la vitamina D sembra ridurre il rischio di evoluzione in diabete

Negli adulti con prediabete, la vitamina D ha contribuito a ridurre il rischio che queste persone sviluppassero il diabete, secondo quanto emerso da una metanalisi di tre studi pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Negli adulti con prediabete, la vitamina D ha contribuito a ridurre il rischio che queste persone sviluppassero il diabete, secondo quanto emerso da una metanalisi di tre studi pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Tutti e tre gli studi ammissibili inclusi nell'analisi erano randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo e avevano valutato tre formulazioni orali di vitamina D: colecalciferolo, 20.000 UI (500 mcg) alla settimana, colecalciferolo, 4.000 UI (100 mcg) al giorno o eldecalcitolo (una forma attiva di vitamina D usata per trattare l'osteoporosi, più potente dell’alfacalcidolo nel ridurre il marcatore del turnover osseo) 0,75 mcg al giorno, in confronto al placebo.

Gli autori del nuovo articolo hanno rilevato che la vitamina D ha ridotto il rischio di diabete nelle persone con prediabete del 15%, un dato statisticamente significativo nelle analisi aggiustate, con una riduzione del rischio assoluto a 3 anni del 3,3%.

Non hanno trovato differenze nei rapporti dei tassi di eventi avversi (calcoli renali 1,17, ipercalcemia 2,34, ipercalciuria 1,65, decesso 0,85) quando i partecipanti allo studio hanno ricevuto vitamina D anzichè placebo.

Risultati apparentemente diversi dalle ricerche precedenti
La relazione tra i livelli di vitamina D e il rischio di diabete di tipo 2 è già stata studiata, con risultati contrastanti. Gli autori hanno fatto presente «che due precedenti metanalisi includevano studi con durate relativamente brevi per la valutazione del rischio di diabete (≤ 1 anno), avevano un alto rischio di bias (studi in aperto) o non erano specificatamente progettati e condotti per la prevenzione primaria del diabete di tipo 2, minando potenzialmente la validità dei risultati».

Ogni studio dell’attuale metanalisi presentava invece un basso rischio di bias, come stabilito dal Cochrane risk-of-bias tool. «La nostra analisi non porta a una conclusione opposta rispetto al trial D2d, piuttosto ne conferma i risultati» ha affermato il primo autore Anastassios Pittas della divisione di endocrinologia, diabete e metabolismo presso il Tufts Medical Center di Boston. «In D2d e in altre ricerche simili sulla vitamina D e sulla prevenzione del diabete (uno in Norvegia e uno in Giappone), la vitamina D ha ridotto il tasso di progressione verso il diabete negli adulti con prediabete, ma le differenze osservate non erano statisticamente significative perché le riduzioni del rischio relativo riportate (10%-13%) erano inferiori a quelle che ogni studio era in grado di rilevare (25%-36%)».

«Le metanalisi dei dati dei singoli partecipanti aumentano il potere statistico di rilevare un effetto. Dopo aver combinato i dati, abbiamo scoperto che la vitamina D ha ridotto significativamente del 15% il rischio di progressione dal prediabete al diabete. Le nostre conclusioni sono essenzialmente le stesse di D2d e degli altri due studi, con la differenza che ora il risultato è statisticamente significativo» ha specificato.

Piccola riduzione ma rilevante se applicata a grandi numeri
Gli autori hanno riconosciuto che il dato di riduzione del rischio assoluto è piccolo, soprattutto se confrontato con quello osservato con cambiamenti intensi dello stile di vita (58%) e metformina (31%), «tuttavia l' estrapolazione agli oltre 374 milioni di adulti in tutto il mondo che hanno il prediabete suggerisce che un'integrazione di vitamina D poco costosa potrebbe ritardare lo sviluppo del diabete in oltre 10 milioni di persone» hanno sottolineato i ricercatori.

Riguardo ai livelli ematici ottimali di vitamina D per ridurre il rischio di diabete, gli autori ritengono che potrebbero essere superiori all'intervallo di 125-150 nmol/l (50-60 ng/ml) raccomandato nel 2011 nell’“Institute of Medicine Committee to Review Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D“ in cui si stabiliva una dose massima giornaliera di 4.000 UI.

Un invito alla prudenza
In un editoriale di accompagnamento, Malachi McKenna del dipartimento di chimica clinica al St. Vincent's University Hospital e Mary Flynn della Food Safety Authority of Ireland a Dublino, invitano alla cautela riguardo al dosaggio della vitamina D.

Ci sono importanti distinzioni tra gli integratori e la terapia con vitamina D. Inoltre i possibili danni della vitamina D ad alte dosi non sono ancora chiari. «L'integrazione da 10 a 20 mcg (da 400 a 800 UI) al giorno può essere applicata in modo sicuro a livello di popolazione per prevenire le malattie scheletriche e possibilmente non scheletriche. La terapia con vitamina D a dosi molto elevate potrebbe prevenire il diabete di tipo 2 in alcuni pazienti, ma può anche essere dannosa» hanno osservato.

Come dichiarato da Pittas in un'intervista, alcuni studi con alte dosi di vitamina D (fino a 500.000 UI all'anno in uno studio) hanno riportato un aumento del rischio di cadute negli anziani ad alto rischio di caduta. «Non sono tuttavia risultati generalizzabili ad altre popolazioni, più giovani e a basso o medio rischio di caduta, come anche ai prediabeti a cui si applicano i risultati di questa metanalisi».

«Il rapporto rischio-beneficio per la vitamina D dipende dalla popolazione target e dalle condizioni mediche» ha aggiunto. «L'editoriale fa riferimento alle linee guida sulla vitamina D della NAM (National Academy of Medicine) per la popolazione generale e sana per promuovere la salute delle ossa. Le linee guida non dovrebbero essere estrapolate a popolazioni specifiche, come ai pazienti con prediabete, nei quali il rapporto rischio-beneficio sarebbe diverso da quello della popolazione generale».

Gli autori hanno sottolineato che i soggetti studiate in questa metanalisi erano ad alto rischio di diabete di tipo 2, pertanto questi risultati non si applicano alla popolazione sana in generale e non dovrebbero essere estrapolati a persone a medio rischio per qualsiasi tipo di diabete.

Referenze

Pittas Ag et al. Vitamin D and Risk for Type 2 Diabetes in People With Prediabetes : A Systematic Review and Meta-analysis of Individual Participant Data From 3 Randomized Clinical Trials. Ann Intern Med. 2023 Feb 7. 

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