Prediabete non aumenta il rischio di esiti cardiovascolari avversi in presenza di malattia coronarica

Le persone con prediabete e malattia coronarica adeguatamente trattata sembrano avere un rischio di esiti cardiovascolari avversi simile alle persone con livelli glicemici normali e sostanzialmente inferiore rispetto a quelle con diabete di tipo 2. Sono i risultati dello studio ARTEMIS, pubblicato di recente sulla rivista Diabetes Care.

Le persone con prediabete e malattia coronarica adeguatamente trattata sembrano avere un rischio di esiti cardiovascolari avversi simile alle persone con livelli glicemici normali e sostanzialmente inferiore rispetto a quelle con diabete di tipo 2. Sono i risultati dello studio ARTEMIS, pubblicato di recente sulla rivista Diabetes Care.

Ricerche precedenti hanno evidenziato che eventi come l’infarto miocardico e la morte cardiaca sono più comuni tra le persone con prediabete, hanno spiegato gli autori dello studio, ma non hanno approfondito il significato di questa condizione per la prognosi della malattia coronarica.

Il prediabete è uno stato di progressione naturale dalla normoglicemia al diabete di tipo 2, definito dalla presenza di una ridotta tolleranza al glucosio (IGT) durante un test orale di tolleranza al glucosio (OGTT) o un livello alterato del glucosio a digiuno (IFG).

Lo studio finlandese
ARTEMIS (Innovation to Reduce Cardiovascular Complications of Diabetes at the Intersection) si proponeva di confrontare la mortalità cardiaca in pazienti con malattia coronarica e prediabete con quella dei pazienti normoglicemici e con diabete di tipo 2. L'endpoint primario era la morte cardiaca, mentre gli eventi avversi cardiaci maggiori (MACE, morte cardiaca, insufficienza cardiaca o sindrome coronarica acuta) e la mortalità per tutte le cause erano endpoint secondari.

Sono stati coinvolti 834 pazienti con diabete di tipo 2, 314 con ridotta tolleranza al glucosio (IGT), 103 con compromissione del glucosio a digiuno (IFG) e 695 con livelli normali di glucosio ematico. Tutti soffrivano di malattia coronarica e si erano sottoposti a rivascolarizzazione (79%) o avevano ricevuto una terapia medica ottimale, oppure entrambe le soluzioni.

Durante circa 6 anni di follow-up, nei pazienti con IGT/IFG (cioè prediabete) il rischio di eventi cardiaci non differiva da quello dei soggetti normoglicemici ed entrambi i gruppi avevano un rischio significativamente inferiore rispetto ai soggetti con diabete di tipo 2.

«Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta che il prediabete non aumenta il rischio di morte cardiaca e di eventi avversi cardiaci tra i pazienti con malattia coronarica», ha detto il primo autore Antti Kiviniemi dell’Università e dell’Ospedale universitario di Oulu, in Finlandia. «I risultati sono promettenti e supportano sia una buona cura della malattia coronarica che la prevenzione del diabete».

Prediabete non aggrava i rischi della malattia coronarica
La morte cardiaca è risultata dell'8,2% nei soggetti con diabete di tipo 2, 3,8% nel gruppo IGT, 2,9% nel gruppo IFG e 2,6% nei normoglicemici. Dopo aggiustamenti per età, sesso, indice di massa corporea, pressione arteriosa e altri fattori, per i pazienti con IFG il rischio di morte cardiaca era significativamente inferiore rispetto a quelli con normoglicemia (hazard ratio [HR] 0,45) mentre era significativamente più elevato nei soggetti con diabete di tipo 2 (HR 2,21). Non sono state invece rilevate differenze significative nel rischio per i pazienti con IGT (HR 1,12).

I rischi per i principali eventi avversi cardiaci (MACE) e per la morte per tutte le cause sono risultati significativamente elevati solo in presenza di diabete di tipo 2 (HR 1,39 e 2,04, rispettivamente).

Raggruppando i pazienti IFG e IGT, creando quindi un unico gruppo con prediabete, i rischi aggiustati per morte cardiaca, MACE e mortalità per tutte le cause non differivano tra con il gruppo normoglicemico. Invece rispetto ai pazienti con diabete di tipo 2, il gruppo prediabete presentava rischi aggiustati significativamente più bassi per la morte cardiaca (HR 0,44, p=0,021), MACE (HR 0,63, p=0,003) e mortalità per tutte le cause (HR 0,57, p=0,008), senza differenze legate al sesso.

Quindi «il prediabete non aumenta i rischi di morte cardiaca e delle principali patologie cardiache nel contesto delle attuali disponibilità di trattamenti», hanno commentato gli autori, facendo tuttavia notare che lo studio è stato condotto prima che ci fosse ampio uso dei farmaci ipoglicemizzanti più recenti, come gli SGLT-2 inibitori, i DPP-4 inibitori e i GLP-1 agonisti.

Hanno definito i risultati «rassicuranti perché un numero crescente di pazienti con malattia coronarica ha anche prediabete, che non è risultato associato a un maggior rischio di eventi cardiaci e non ha un valore predittivo simile a quello del diabete di tipo 2».

Prevenire l’evoluzione in diabete di tipo 2
Come prevedibile, l'incidenza di diabete di tipo 2 di nuova insorgenza è risultata più alta nei gruppi IGT e IFG rispetto ai pazienti con glicemia normale (p<0,001 per entrambi) e non differiva tra i due.

I pazienti che hanno sviluppato il diabete di tipo 2 durante il follow-up avevano un rischio 2,4 volte maggiore di sindrome coronarica acuta (p=0,003), un rischio 4,6 volte superiore di insufficienza cardiaca congestizia (p=0,007) e 2,2 volte più elevato di MACE (p=0,003) rispetto a che non ha sviluppato la condizione.

Avevano inoltre un rischio di 2,9 volte maggiore di mortalità per tutte le cause (p=0,054), ma non di mortalità cardiaca (p=0,548).

Ciò indica che «dovrebbero essere fatti sforzi preventivi per impedire la progressione del prediabete al diabete di tipo 2. L’esercizio e gli interventi dietetici dopo una diagnosi di malattia coronarica sono potenzialmente rilevanti» hanno concluso gli autori.

Bibliografia

Kiviniemi AM et al. Prediabetes and Risk for Cardiac Death Among Patients With Coronary Artery Disease: The ARTEMIS Study. Diabetes Care. 2019 May 10.

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