Diabete

Rischio di decesso post-infarto più alto del 50% in chi ha il diabete

I pazienti adulti che hanno il diabete hanno anche un rischio più alto del 50% di decesso dopo un infarto miocardico acuto rispetto a quelli che pure hanno avuto un infarto, ma non sono diabetici. Lo evidenzia un ampio studio osservazionale, il più ampio di questo tipo mai condotto, pubblicato sul Journal of Epidemiology Community Health.

I pazienti adulti che hanno il diabete hanno anche un rischio più alto del 50% di decesso dopo un infarto miocardico acuto rispetto a quelli che pure hanno avuto un infarto, ma non sono diabetici. Lo evidenzia un ampio studio osservazionale, il più ampio di questo tipo mai condotto, pubblicato sul Journal of Epidemiology Community Health.

"Questi risultati forniscono prove solide che il diabete ha un impatto significativo a lungo termine, a livello di popolazione tra i pazienti che hanno avuto un infarto del miocardio" afferma l’autore senior dello studio, Chris Gale, dell’Università di Leeds, in un comunicato stampa. Pertanto, aggiunge il professore, “c’è bisogno di porre maggiore attenzione agli effetti a lungo termine del diabete nei sopravvissuti a un infarto".

I nuovi dati arrivano a breve distanza da una recente analisi dei dati dello studio EXAMINE, che ha dimostrato come i pazienti con diabete di tipo 2 che hanno già avuto un evento cardiovascolare non fatale abbiano un rischio maggiore di decesso per cause cardiovascolari, specie quelli ricoverati per un’insufficienza cardiaca.

Nello loro studio, Gale e gli altri ricercatori osservano che sebbene ci siano già evidenze che suggeriscono come l'effetto del diabete sulla mortalità a breve e a lungo termine dopo un infarto persista anche dopo che si è tenuto conto dei possibili fattori confondenti, finora non era chiaro se questo effetto rimanga anche dopo aver aggiusto i dati in base alla sopravvivenza della popolazione generale.

Così, per il loro lavoro, Gale e i colleghi hanno analizzato i dati del Myocardial Ischaemia National Audit Project, che coinvolge tutti i pazienti ricoverati per un infarto acuto in Inghilterra e in Galles, assieme ai dati di mortalità della popolazione corrispondente, rappresentata da 56,9 milioni di individui.

In particolare, hanno analizzato i dati di 247 ospedali del servizio sanitario nazionale inglese e gallese che avevano ricoverato per un infarto 703.920 pazienti adulti (nel 66% dei casi uomini) fra il 2003 e il giugno 2013. Di questi, 281.259 avevano avuto un infarto STEMI e 422.661 un infarto non-STEMI.

In questa coorte, 120.568 pazienti (il 17,1%) avevano il diabete e ci sono stati 187,875 decessi totali (26,7%) durante 1,944 milioni di anni-persona di follow-up. I tassi di mortalità aggiustati sono risultati del 35,8% nel gruppo dei soggetti diabetici e 25,3% in quello dei non diabetici

I pazienti reduci da un infarto STEMI avevano un’età media di 66 anni, mentre quelli che avevano avuto un infarto non-STEMI un’età media di 71 anni. Inoltre, quelli che avevano il diabete erano il 12,1% nel primo gruppo e il 20,4% nel secondo. In entrambi i sottogruppi, i pazienti diabetici avevano una probabilità maggiore rispetto ai non diabetici di aver già avuto un infarto in precedenza, oltre che di avere uno scompenso cardiaco e un’insufficienza renale cronica.

Dopo aver aggiustato i dati in base a età, sesso e anno dell’infarto miocardico acuto, i ricercatori hanno scoperto che avere il diabete era associato a un aumento del 72% del rischio di decesso a causa di un infarto STEMI (EMRR 1,72; IC al 95% 1,66-1,79) e un aumento del 67% del rischio di decesso a causa di un infarto non-STEMI (EMRR 1.67; IC al 95% CI, 1,63-1,71) rispetto al non averlo (P < 0,05 per entrambi).

Ulteriori aggiustamenti in funzione delle comorbilità, dei fattori di rischio e dei farmaci cardiovascolari assunti dai pazienti non hanno modificato i risultati.

Perciò, concludono Gale e i colleghi, "dopo un infarto miocardico acuto, il diabete è associato in modo indipendente a un aumento sostanziale della mortalità a lungo termine e i pazienti diabetici continuano ad essere a rischio elevato di morte anche molti anni dopo l’evento”.

Nel comunicato, Gale afferma che questo nuovo studio potrebbe portare  a cambiamenti notevoli nella pratica clinica. "Bisogna rafforzare la partnership tra cardiologi, medici di medicina generale e diabetologi e bisogna essere sicuri di usare farmaci consolidati nel modo più efficace possibile tra gli individui ad alto rischio” conclude il ricercatore.

Alessandra Terzaghi

O.A. Alabas, et al. Long-term excess mortality associated with diabetes following acute myocardial infarction: a population-based cohort study. J Epidemiol Community Health. 2016;doi:10.1136/jech-2016-207402.
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