Diabete

Sitagliptin sicuro nel diabete in presenza di malattia renale cronica

L'uso di sitagliptin Ŕ ben tollerato nei pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2 e malattia renale cronica e non suscitata preoccupazioni sulla sicurezza. Questi sono i risultati di un ampio studio sugli outcome cardiovascolari, che Ŕ possibile consultare su Diabetes, Obesity and Metabolism, in cui gli autori hanno anche specificato che i pazienti diabetici con concomitante malattia renale cronica presentavano un peggioramento complessivo rispetto ai soggetti diabetici privi di malattia renale.

L'uso di sitagliptin è ben tollerato nei pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2 e malattia renale cronica e non suscitata preoccupazioni sulla sicurezza. Questi sono i risultati di un ampio studio sugli outcome cardiovascolari, che è possibile consultare su Diabetes, Obesity and Metabolism, in cui gli autori hanno anche specificato che i pazienti diabetici con concomitante malattia renale cronica presentavano un peggioramento complessivo rispetto ai soggetti diabetici privi di malattia renale. 

“Gli outcome sulla sicurezza di sitagliptin, provenienti da tre anni di trattamento, non sono risultati differenti da quelli ottenuti somministrando il placebo in questa popolazione di pazienti” ha affermato il dottor Samuel Engel della Merck Research Laboratories di Kenilworth, NJ, produttore di sitagliptin (Januvia).
Difficile gestione della coesistenza di diabete e malattia renale cronica 
La malattia renale cronica (MRC), complicanza ben nota del diabete, è un fattore importante che contribuisce alla morbilità e alla mortalità di questa condizione. Nonostante i progressi sulle strategie di trattamento preventivo, come la restrizione proteica degli alimenti, l'intensificazione del controllo glicemico, la gestione della pressione sanguigna migliorata e la modulazione del sistema renina-angiotensina, la malattia renale cronica rimane una comorbidità comune per i pazienti con diabete di tipo 2.
Le linee guida per la gestione della iperglicemia nel diabete di tipo 2 optano per la terapia personalizzata, bilanciando i vantaggi di un miglior controllo glicemico con i rischi connessi agli effetti negativi dei farmaci ipoglicemizzanti. Queste considerazioni sono particolarmente pertinenti per i pazienti con MRC, che potrebbero avere maggiori rischi o essere più suscettibili alle conseguenze degli effetti avversi.
Nei pazienti con MRC, l'uso della metformina è stato limitato principalmente per preoccupazioni legate all'acidosi lattica; il timore dell'ipoglicemia ha limito l'uso di molte secretagoghi dell’insulina sulfoniluree e non, ed è stato limitato anche l’utilizzo degli inibitori di SGLT-2 per inefficacia del controllo glicemico.
Gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4), come la Sitagliptin, sembra migliorino la glicemia nei pazienti con insufficienza renale, inclusi i pazienti in dialisi, e sono risultati ben tollerati in diversi studi che hanno però avuto una durata inferiore o uguale ad un anno e non si sono concentrati specificamente sulla popolazione più vulnerabile di pazienti ad alto rischio cardiovascolare. Tuttavia, i dati a lungo termine relativi alla sicurezza e alla tollerabilità degli inibitori DPP-4 sono limitati. "Con la crescente prevalenza e longevità dei pazienti con diabete di tipo 2 e MRC, è aumentata la necessità di ottenere dei dati a lungo termine sulla sicurezza delle terapie ipoglicemizzanti in questa popolazione” ha commentato il dottor Engel.
Sub-analisi dello studio TECOS
I ricercatori hanno eseguito una sub-analisi dello studio TECOS (Trial Evaluating Cardiovascular Outcomes with Sitagliptin) focalizzata sui pazienti con malattia renale cronica.
"Questa ulteriore analisi dei dati del TECOS ha esaminato gli outcome di sicurezza nella popolazione diabetica con malattia cardiovascolare esistente, analizzando in particolar modo i pazienti con MRC, randomizzati a ricevere sitagliptin o placebo per un periodo di tempo mediano di 3 anni", ha specificato il dottor Engel.
Il TECOS ha reclutato più di 14.000 partecipanti con diagnosi di diabete di tipo 2 e rischio di malattie cardiovascolari; di questi pazienti, più di 3.000 presentavano anche malattia renale cronica.
Il dottor Engel e colleghi hanno confrontato i dati sulla sicurezza nei pazienti con MRC rispetto a quelli senza e, tra quelli con MRC, hanno confrontato i dati relativi a coloro che ricevevano sitagliptin o placebo.
I pazienti con MRC hanno presentato un rischio doppio per gli eventi avversi gravi rispetto ai pazienti senza MRC (differenza di rischio [RD]: 2,04; 95% Ic: 0,73-3,41; p = 0,002); tuttavia, tra i pazienti con MRC, quelli trattati con sitagliptin, rispetto a quelli trattati con placebo, non hanno avuto un rischio significativamente aumentato per tutti gli eventi avversi gravi (RD: 0,83; 95% Ic: -3.23-1.56; p = 0,4946).
Mentre il tasso presunto di filtrazione glomerulare (eGFR) è diminuito modestamente sia nei trattati con sitagliptin che in quelli riceventi il placebo, il declino è stato più lento nel gruppo con sitagliptin, con una differenza statisticamente significativa di -1,34 ml/min per 1,73 m2.
"I partecipanti al TECOS con MRC hanno presentato maggiori incidenze di eventi avversi gravi e complicanze del diabete rispetto ai diabetici senza MRC. Il trattamento con sitagliptin è stato generalmente ben tollerato senza differenze significative osservate nei risultati di sicurezza tra i pazienti diabetici con MRC riceventi sitagliptin o placebo" hanno concluso i ricercatori.

Engel S. S. et al. Safety of Sitagliptin in Patients with Type 2 Diabetes and Chronic Kidney Disease: Outcomes from TECOS. Diabetes Obes Metab. 2017 Apr 22. doi: 10.1111/dom.12983. [Epub ahead of print]
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