Le donne che hanno iniziato presto la terapia ormonale sostitutiva (TOS) dopo essere entrate in menopausa hanno ottenuto un rallentamento significativo della progressione dell’aterosclerosi, mentre quelle che hanno atteso più di 10 anni prima di iniziare non hanno mostrato alcun impatto della TOS sulla salute vascolare. È questo il risultato principale dello studio randomizzato ELITE, presentato da poco a Chicago al congresso dell’American Heart Association; un risultato che rafforza la cosiddetta ‘ipotesi della tempistica’.

Lo spessore dell’intima-media carotidea (CIMT), infatti, è risultato significativamente inferiore nelle donne assegnate al trattamento con estradiolo entro 6 anni dall’entrata in menopausa rispetto alle donne assegnate al trattamento con placebo nello stesso arco di tempo (P = 0,008).
Di converso, non si sono trovate differenze significative di questo parametro tra il gruppo assegnato alla terapia ormonale 10 o più anni dopo l’entrata in menopausa e quello di controllo (P = 0,29; P = 0,007 per l’interazione in funzione della tempistica).

I punteggi del calcio coronarico e quelli della stenosi totale non hanno mostrato differenze significative tra i gruppi.

Gli autori, guidati da Howard N. Hodis, della University of Southern California di Los Angeles, concludono, quindi, che i risultati dello studio ELITE rafforzano l’ipotesi secondo la quale la terapia ormonale riduce l’aterosclerosi iniziale, ma non ha alcun effetto sulle lesioni consolidate.

"I risultati di ELITE sono coerenti con quelli della maggior parte della letteratura, che dimostra come le donne che sono giovani e/o in prossimità della menopausa quando iniziano la terapia ormonale abbiano un rischio ridotto di malattia coronarica e di mortalità complessiva" ha detto Hodis, durante la sua presentazione al congresso

Lo studio Women's Health Initiative, che aveva come obiettivo proprio la prevenzione cardiovascolare mediante la terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa, aveva in realtà scatenato grossi timori di aumento del rischio di ictus e di infarto del miocardio nella sua popolazione di donne in menopausa, piuttosto anziane.

Lo studio KEEPS, successivamente, ha mostrato che in donne più giovani (di età compresa tra i 42 e i 58 anni) entrante in menopausa non oltre 3 anni prima dell’arruolamento nello studio, la TOS non aveva avuto alcun impatto negativo sugli endpoint surrogati rappresentati dal CIMT e dai punteggi del calcio coronarico.

Quel trial era è stato progettato per testare direttamente l'ipotesi che la tempistica di inizio della terapia ormonale dopo la menopausa faccia la differenza per quanto riguarda la sua sicurezza.

"Penso sia importante che i medici non interpretino questi risultati ritenendo che si debba far iniziare alle loro pazienti una terapia con estrogeni per prevenire le malattie cardiache, ma piuttosto che ne deducano che alle loro assistite più giovani, entrate in menopausa da poco e con i tipici sintomi del climaterio, non si dovrebbe negare la terapia ormonale per il timore del rischio di malattie cardiache, come si era visto nelle donne più anziane" ha commentato JoAnn E. Manson, del Brigham and Women Hospital di Boston.

"Ci sono altri fattori da prendere in considerazione, come il rischio di trombosi" ha spiegato l’esperta. "Ma dato che una donna da poco in menopausa è generalmente a basso rischio assoluto di infarto, ictus e trombosi, in questo tipo di paziente il rapporto rischio-beneficio della terapia ormonale tende a essere favorevole".

La Manson avverte, tuttavia, che sebbene il trial suggerisca che la terapia ormonale iniziata precocemente dopo l’ingresso in menopausa non impatta sul rischio di malattie cardiache negli anni successivi, "questo studio non era abbastanza grande per valutare gli eventi clinici".

Il trial ha, infatti, coinvolto 643 donne sane in post-menopausa, senza malattie cardiovascolari preesistenti né diabetiche. Le partecipanti sono stati assegnate in doppio cieco al trattamento con placebo o con 17-beta-estradiolo orale micronizzato (1 mg al giorno) più un gel vaginale di progesterone micronizzato per 12 giorni ogni mese nelle donne non isterectomizzate. Inoltre, le pazienti sono state stratificate in funzione del tempo trascorso dall’arruolamento all’entrata in menopausa.

Nel caso dell’avvio precoce della TOS, l'unico evento cardiaco è stato un infarto del miocardio, peraltro verificatosi nel gruppo placebo, mentre nel caso di un inizio della terapia 10 o più anni dopo l’entrata in menopausa ci sono stati due eventi nel gruppo placebo e tre nel gruppo sottoposto alla terapia ormonale.

H.N. Hodis, et al. Testing the menopausal hormone therapy timing hypothesis: The early versus late intervention trial with estradiol. AHA 2014; abstract 13283.