Diabete - Endocrinologia

Terapia prolungata con metformina possibile scudo contro le malattie neurodegenerative nei pazienti diabetici

Il trattamento con metformina potrebbe proteggere dalle malattie neurodegenerative, tra cui Alzheimer e Parkinson. A suggerirlo è un ampio studio retrospettivo sui veterani americani nel quale l'assunzione dell'antidiabetico per almeno 2 anni ha mostrato un effetto protettivo sull'incidenza di tali patologie tra i veterani anziani. Il lavoro è stato presentato in occasione del recente congresso dell'American Diabetes Association (ADA), a New Orleans.

Il trattamento con metformina potrebbe proteggere dalle malattie neurodegenerative, tra cui Alzheimer e Parkinson. A suggerirlo è un ampio studio retrospettivo sui veterani americani nel quale l’assunzione dell’antidiabetico per almeno 2 anni ha mostrato un effetto protettivo sull’incidenza di tali patologie tra i veterani anziani. Il lavoro è stato presentato in occasione del recente congresso dell’American Diabetes Association (ADA), a New Orleans.

“Per esposizioni superiori ai 2 anni abbiamo trovato una riduzione significativa delle malattie neurodegenerative” ha detto la prima firmataria del lavoro, Qian Shi, della Tulane University di New Orleans, durante la sua presentazione.

I dati sono risultati coerenti anche dopo che i ricercatori li hanno aggiustati tenendo conto della funzionalità renale, della presenza o meno di insufficienza renale cronica e dell’eventuale trattamento con altri farmaci antidiabetici.

Il meccanismo non è chiaro, ma si sa che la metformina può attraversare la barriera ematoencefalica, ha osservato la ricercatrice.

Il moderatore della sessione in cui è stato presentato lo studio, Lawrence S Phillips, professore di medicina alla Emory University di Atlanta, ha ricordato che la metformina ha effetti pleiotropici e ha aggiunto che “è di grande interesse per una serie di motivi", tanto che al congresso c’è stato un intero simposio dedicato ai risultati emergenti riguardanti la metformina, tra cui quelli relativi ai suoi possibili ruoli di prevenzione del cancro e delle malattie cardiache.

Nel contempo, Phillips ha segnalato che, sebbene i ricercatori abbiano tenuto contro della funzione renale e di altri potenziali fattori confondenti, "il problema di tutte queste analisi epidemiologiche è escludere confondimento da indicazione”. Tuttavia, ha aggiunto l’esperto, il lavoro della Shi e i suoi colleghi “merita assolutamente un ulteriore studio".

La Shi ha ricordato che il diabete aumenta di per sé il rischio di malattia di Alzheimer (da 1,46 a 1,56 volte), di tutti i tipi di demenza (da 1,51- a 1,73 volte), di demenza vascolare (da 2,27- a 2,48 volte) e di deterioramento cognitivo lieve (da 1,21 volte).

Dati precedenti contrastanti
Tuttavia, ha aggiunto la ricercatrice, i dati degli studi precedenti sulla relazione tra metformina e malattie neurodegenerative hanno dato risultati contrastanti. Mentre due studi di popolazione hanno suggerito che il trattamento a lungo termine con metformina potrebbe ridurre il rischio di declino cognitivo, altri dati hanno evidenziato una performance cognitiva peggiore in pazienti che assumevano metformina, forse a causa di una carenza di vitamina B12, e in un altro trial l'uso prolungato del farmaco è risultato associato a un leggero aumento del rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Allo scopo di valutare l'impatto di un trattamento con metformina sull'incidenza delle malattie neurodegenerative e l'associazione tra la durata dell’esposizione al farmaco e il rischio di tali malattie, la Shi e gli altri ricercatori hanno utilizzato il database dei Veterans Affairs, identificando tra il 2004 e il 2010 6046 pazienti affetti da diabete di tipo 2 di almeno 50 anni che erano sottoposti a trattamento con insulina a lungo termine.

La durata dell'esposizione a metformina è stata classificato in base agli anni di esposizione durante il periodo di studio dal basale fino al momento della prima diagnosi della malattia neurodegenerativa, che poteva essere la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la malattia di Huntington, la demenza e il deficit cognitivo.

I ricercatori hanno quindi definito cinque categorie di durata dell’esposizione a metformina: nessun trattamento col farmaco, meno di 1 anno, 1-2 anni, 2-4 anni e 4 anni o più.

L'età media del campione era di 63 anni, il 98% era di sesso maschile e i pazienti sono stati seguiti per un periodo mediano di 5,3 anni.

Oltre che della funzione renale e dell’assunzione di altri farmaci antidiabetici, la Shi e i colleghi hanno tenuto conto anche dell’età, del sesso, della razza, dell’abitudine al fumo, dell’obesità e della presenza di altre complicanze e comorbidità al basale.

Durante il follow up, sono state diagnosticati 433, casi di malattia neurodegenerativa, di cui 334 rappresentati da demenza, 100 da morbo di Parkinson, 71 da morbo di Alzheimer e 19 da deficit cognitivo.

Effetto significativo dopo 2 anni di terapia
L’incidenza aggiustata di malattie neurodegenerative è risultata pari a 2,08 casi per 100 anni-persona fra coloro che non avevano mai preso la metformina, 2,47 per 100 anni-persona per I pazienti trattati con metformina per meno di 1 anno, 1,61 per 100 anni-persona per quelli trattati per 1-2 anni, 1,30 per 100 anni-persona per quelli trattati per 2-4 anni e 0,49 per 100 anni-persona per quelli trattati per oltre 4 anni. “Maggiore è stata la durata dell’assunzione di metformina, minore la probabilità di sviluppare la malattia neurodegenerativa” ha detto la Shi.

Tuttavia, l relazione protettiva tra la metformina e la malattia neurodegenerativa è risultata statisticamente significativa solo dopo 2 anni di trattamento.

Rispetto al non trattamento, l' hazard ratio (HR) per tutte le malattie neurodegenerative combinate è risultato pari a 0,623 per un trattamento di durata fra i 2 e i 4 anni e 0,216 per un trattamento per oltre 4 anni.

Considerando le singole patologie singolarmente, i risultati sono stati significativi anche per la demenza (HR 0,567 con un trattamento di 2-4 anni e HR 0,252 con un trattamento di più di 4 anni) e, solo in caso di trattamenti più lunghi di 4 anni, anche per il Parkinson (HR 0,038)e l’Alzheimer (HR 0,229).

La Shi ha poi riferito che non si è osservata alcuna associazione significativa tra la presenza di nefropatia e il rischio di malattie neurodegenerative.

Tra i limiti dello studio, la ricercatrice ha segnalato il disegno retrospettivo, l'alta percentuale di pazienti di sesso maschile e il fatto che non erano disponibili i dati sulla durata della malattia diabetica e i livelli di vitamina B.

Anche alla luce di questi limiti, l’autrice ha concluso che servirebbe un ampio studio prospettico di coorte per confermare la relazione e il nesso causale tra l’esposizione a metformina e il rischio di malattie neurodegenerative.

Alessandra Terzaghi

Q. Shi, et al. The Effect of Metformin Exposure on Neurodegenerative Disease among Elder Adult Veterans with Diabetes Mellitus. ADA 2016; abstract 72-OR/72.
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