Più di 100 milioni di persone in Europa soffrono di disturbi muscoloscheletrici cronici (MSD) come l’artrite reumatoide, il dolore al collo, alla schiena e alle spalle. Tuttavia, il protocollo standard di riabilitazione è costoso e inefficace. La maggior parte dei programmi di riabilitazione non sono seguiti in modo coerente e uno sbalorditivo 80% dei pazienti abbandona il trattamento prematuramente, aumentando la probabilità di reinfortuni.

Se passiamo alle patologie neurologiche la situazione non è migliore. In Europa, ogni anno, per circa sei milioni di persone sono necessari efficaci programmi intensivi e a lungo termine di riabilitazione motoria, dopo l’ictus: una prospettiva sconfortante, specialmente sotto il profilo dei costi.

Sono queste le premesse che fanno capire come mai anche in campo riabilitativo sia in atto una rivoluzione tecnologica digitale per proporre ai pazienti setting riabilitativi sempre più validi ed efficaci. Robotica, realtà virtuale, sensori indossabili e intelligenza artificiale sono tutte tecnologie applicabili alla riabilitazione motoria e neurologica.

Inoltre, applicazioni e piattaforme appositamente disegnate per la teleriabilitazione permettono al paziente di svolgere gli esercizi riabilitativi a casa, sotto lo stretto monitoraggio del terapista.

Si tratta di soluzioni già disponibili, anche nel nostro paese, seppure ancora limitate nel loro utilizzo, mentre sono numerose quelle ancora in fase di sperimentazione, che un domani potranno aprire nuove prospettive che attualmente sembrano futuristiche, ma che si stanno avvicinando velocemente, grazie anche alla spinta del Covid.

La riabilitazione digitale è stata al centro di un incontro virtuale dal titolo “Riabilitazione Digitale nella Next Normality” che si è tenuto durante la Milano Digital Week 2021, a cui hanno partecipato operatori sanitari, caregiver e realtà industriali che sviluppano queste tecnologie.

«Un evento che ha un significato importante perché i diversi interlocutori hanno formazione, impostazione e visioni diverse. Un incontro che ha anche una valenza etica in quanto la tecnologia dovrebbe contenere già dalle fasi della sua progettazione una condivisione su quali sono gli obiettivi per i quali è costruita, un passaggio attualmente spesso saltato, ma è proprio grazie a questo confronto che si possono sviluppare le migliori soluzioni per i pazienti recuperando anche in questo settore i giusti livelli di agreement. Un terreno nel quale A.I.FI. come società scientifica sta offrendo il suo contributo e si sta strutturando per rafforzare la partecipazione in questa delicata e impegnativa sfida orientata al futuro» ha spiegato Maurizio Petrarca, Presidente GIS A.I.FI. Neuroscienze e Responsabile Laboratorio Analisi del Movimento e Robotica, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Che cosa è la riabilitazione digitale
Ma cos’è esattamente la teleriabilitazione? Secondo la definizione del Ministero della Salute “La teleriabilitazione consiste nell’erogazione a distanza di prestazioni e servizi intesi ad abilitare, ripristinare, o comunque migliorare, il funzionamento psicofisico di persone di tutte le fasce di età, con disabilità o disturbi, congeniti o acquisiti, transitori o permanenti, oppure a rischio di svilupparli.”

La riabilitazione è una delle attività sanitarie che più di altre può trarre beneficio dalla applicazione di tecnologie digitali, sia nella fase di misurazione delle capacità funzionali del paziente, sia nella fase di erogazione delle sessioni di esercizi.

Lo sviluppo di sensori del movimento, da una parte, e delle applicazioni di videogiochi chiamati “serious games”, dall’altra, sono tra le principali tecnologie abilitanti della riabilitazione digitale.

Attraverso l’uso di queste tecnologie, la riabilitazione digitale oltre a offrire un intervento di tipo terapeutico e riabilitativo, permette di raccogliere un gran numero di dati, come informazioni su movimento, parametri fisiologici, attività del muscolo e del cervello. La riabilitazione digitale si prefigge di rielaborare questi dati e aprire una serie di nuove prospettive. Tra queste vi è anche quella di portare la riabilitazione sul territorio e a casa del paziente.

La riabilitazione digitale può inserirsi nella prevenzione, nella terapia, nel training e nella valutazione del paziente con diverse soluzioni e obiettivi. Le informazioni possono essere raccolte in database che attraverso algoritmi di intelligenza artificiale permettono di creare raccolte di risultati, che possano essere di supporto per il clinico, per meglio orientare l’approccio al singolo paziente, per uno specifico scopo rieducativo e riabilitativo.

Vantaggi potenziali della teleriabilitazione
Come riportano le Indicazioni per l’erogazione di prestazioni e servizi di teleriabilitazione da parte delle professioni sanitarie, dei medici e degli psicologi, pubblicate dal Ministero della Salute lo scorso 28 gennaio 2021, l’introduzione di prestazioni e servizi di teleriabilitazione digitale può offrire diversi vantaggi:

garantire una continuità delle cure fino al domicilio del paziente;

migliorare l’intervento riabilitativo, attraverso l’utilizzo appropriato delle prestazioni e dei servizi a distanza, esse consentono infatti di adattare maggiormente la frequenza e l’intensità dei trattamenti alle esigenze e alle preferenze del paziente, dei suoi familiari e degli altri caregiver e di contribuire ad accrescere l’adesione alla cura;

aumentare l’efficienza dei servizi riabilitativi domiciliari, consentendo la presa in carico di un maggior numero di assistiti bisognosi di assistenza, e/o la riduzione dei costi per il servizio sanitario;

favorire le attività di sorveglianza, educazione sanitaria e l’applicazione o adozione di corrette pratiche di auto cura.

In sintesi, aumentare l’accesso alla riabilitazione, migliorare l’adesione del paziente al trattamento e la sua efficacia sono le potenzialità offerte dalla riabilitazione già da ora.

Criticità nell’introduzione nella pratica medica
L’introduzione nella pratica medica ed assistenziale della riabilitazione digitale è un obiettivo che richiede impegno e tempo. Le soluzioni di riabilitazione digitale di provata efficacia non possono rimanere limitate all’ambito della assistenza privata, ma devono trovare impiego allargato a tutta la sanità, soprattutto quella pubblica, per evitare sia fenomeni di iniquità di accesso basati sulla disponibilità economica, che di perdita di opportunità di salute da parte del paziente stesso.

Il Ministero della Salute ha pubblicato lo scorso 28 gennaio 2021 il documento di Indicazioni per l’erogazione di prestazioni e servizi di teleriabilitazione da parte delle professioni sanitarie, dei medici e degli psicologi, che rappresenta un primo, importante passo per poter erogare trattamenti mono o multiprofessionali, le organizzazioni sanitarie devono dotarsi di strumenti e dispositivi certificati in base alle norme vigenti, con cui fornire interventi specifici di pertinenza delle aree professionali di volta in volta coinvolte nella riabilitazione (ad esempio: motoria, cognitiva, neuropsicologica, occupazionale, della comunicazione, della deglutizione, del comportamento).

I professionisti sanitari sono informati, formati e addestrati all’impiego e/o all’utilizzo dei sistemi di teleriabilitazione, come pure alla risoluzione di problemi in relazione al proprio ruolo e alle proprie responsabilità nei confronti del paziente e dell’organizzazione nella quale lavorano.

Nelle attività di teleriabilitazione di loro pertinenza, i professionisti sanitari coinvolti devono utilizzare contenuti e materiali educativi o di intervento, tecniche, attrezzature e/o ambiente fisico adeguati. L’uso delle tecnologie deve infatti avvenire sempre in sicurezza, in accordo con la destinazione d’uso delle applicazioni e dei dispositivi impiegati e nel rispetto delle norme vigenti. Ad eccezione di progetti di sperimentazione, dispositivi e le attrezzature impiegate devono essere quelle in uso nella pratica clinica, con comprovate caratteristiche di efficacia e sicurezza secondo quanto riportato da evidenze scientifiche, linee guida, rapporti di health technology assessment, buone pratiche, documenti di consenso, ecc.

 “Tuttavia, vi sono diversi punti da chiarire e sviluppare, tra i quali quello relativo alla tariffazione del servizio. La teleassistenza da parte del fisioterapista viene considerata, come il teleconsulto e la teleconsulenza, attività da ricomprendere nelle modalità di remunerazione del setting di riferimento. Non è inoltre prevista la possibilità di erogare sessioni di esercizio a distanza basate su tecnologie digitali in grado di produrre dati attraverso misurazioni. Non è prevista la possibilità da parte del paziente di fruire di sessioni di fisioterapia anche in assenza del controllo sincrono del fisioterapista. Si tratta di un importante punto di partenza, che deve essere completato con l’intervento dei diversi attori della riabilitazione, pazienti, fisiatri e fisioterapisti, imprese tecnologiche Tutti gli attori coinvolti in questo ambito devono disegnare insieme una strada per integrare quanto oggi abbiamo, con quello che la riabilitazione digitale riesce a mettere a disposizione”, ha spiegato Giuseppe Recchia, co-founder e Ceo di daVi DigitalMedicine.

“Noi vorremmo un cambio di passo nella modalità con la quale viene gestita la riabilitazione motoria. Vorremmo chiedere al servizio sanitario nazionale una revisione dei processi legati alle malattie croniche, dell’organizzazione e dell’ottimizzazione delle risorse dedicate a questi pazienti. La riabilitazione motoria digitale può dare una marcia in più alla riabilitazione motoria, valorizzando di più il terapista della riabilitazione in presenza. La riabilitazione digitale può rappresentare uno strumento in più nelle mani del SSN per aumentare l’intensità delle cure e garantirne la continuità”, ha spiegato Anne Cnops – Paziente Esperto.

“La riabilitazione digitale non si può improvvisare, non è la videochiamata che trasforma in digitale la riabilitazione. È un’attività che va sostenuta da prove di efficacia e la letteratura scientifica già si sta muovendo in questo senso. Ci sono studi che dimostrano l’efficacia della riabilitazione a distanza. È importante che tutti i player del settore collaborino per iniziare a muovere i primi passi verso un qualcosa che per ora è ancora lontano, ma che potrebbe essere implementato nella pratica clinica e nel sistema sanitario nazionale, viste le prove di efficacia e fattibilità”, ha spiegato Alberto Patuzzo, fisioterapista e CEO di AgoràMedical.

Per accelerare ed orientare l’evoluzione della riabilitazione digitale nel modo più appropriato ed utile per il paziente e la sanità, un gruppo di studenti del Politecnico di Milano sta realizzando un progetto di ricerca nell’ambito del corso di Health Care management, tenuto dal prof. Emanuele Lettieri, con il duplice obiettivo di:

definire l’attuale ecosistema della Riabilitazione Digitale (tassonomia, attori coinvolti, panorama normativo, tecnologie disponibili…);

sviluppare una roadmap per il design e la produzione di prodotti e servizi di Riabilitazione Digitale.

I risultati saranno disponibili già dalla seconda metà di questo anno.

Prepariamoci alla “prossima normalità”
Secondo molti esperti, la riabilitazione digitale, insieme a medicina e terapie digitali, sarà una delle nuove modalità sanitarie protagoniste della prossima normalità, quando – cessata l’emergenza Covid- le malattie croniche torneranno ad essere la maggior criticità di salute dei paesi avanzati.

Non è tuttavia sufficiente disporre della tecnologia perchà questa venga utilizzata ed introdotta nella pratica medica, come ha insegnato l’esperienza degli anni scorsi, quando diverse tecnologie digitali pur di provata efficacia sono rimaste sostanzialmente ignorate e inutilizzate.

Oggi la pandemia Covid ha reso evidente la necessità di realizzare un rapido aggiornamento delle tecnologie sanitarie, non solo per rispondere ai problemi legati al distanziamento fisico durante la presenza del virus, ma per consentire l’accesso ad interventi sanitari di provata efficacia, per coinvolgere il paziente nel loro utilizzo ed alla fine per migliorare le prestazioni e gli esiti di salute.

Covid ha sicuramene sensibilizzato cittadinanza ed operatori, ora diviene necessario formare i pazienti, gli operatori ed i professionisti della salute per poter trarre vantaggio dalla nuova situazione, ha ricordato il professor Filetti nelle sue conclusioni.

 

Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo: