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Medicina e Assistenza digitale, i progetti di Takeda alla portata dei pazienti

Sensori posti in punti strategici della casa per controllare i movimenti di persone anziane che vivono da sole, una piattaforma di televisita e telemonitoraggio per comunicare facilmente con pazienti con malattie infiammatorie croniche dell'intestino e un servizio di assistenza e supporto medico alle persone residenti nelle case della salute. Parliamo di tre importanti progetti in cui sono stati applicati supporti digitali grazie al contributo della multinazionale del farmaco Takeda e che sono stati realizzati grazie a partner pubblico-privati specifici per ogni progetto.

Sensori posti in punti strategici della casa per controllare i movimenti di persone anziane che vivono da sole, una piattaforma di televisita e telemonitoraggio per comunicare facilmente con pazienti con malattie infiammatorie croniche dell’intestino e un servizio di assistenza e supporto medico alle persone residenti nelle case della salute. Parliamo di tre importanti progetti in cui sono stati applicati supporti digitali grazie al contributo della multinazionale del farmaco Takeda e che sono stati realizzati grazie a partner pubblico-privati specifici per ogni progetto.

“Le Case Intelligenti”
Le “Case Intelligenti” sono un concetto di assistenza innovativo che tutela gli anziani, senza cambiare la loro vita e le loro abitudini nel totale rispetto della privacy.

“Il progetto nasce per venire incontro all’esigenza, aggravatasi durante la pandemia, di monitorare lo stato di salute di persone anziane che vivono da sole in casa. La pandemia ha creato delle situazioni di isolamento maggiori rispetto a quelle normali; le persone, in special modo gli anziani, sono rimasti più a lungo chiusi in casa, senza frequentare amici, figli o nipoti per cui è nettamente aumentato il rischio di incidenti domestici” spiega il dott. Davide Bottalico, Digital Health & Education Head, Takeda Italia.

Il progetto solidale, partito ufficialmente a giugno del 2020, una novità assoluta per l’Europa, ha coinvolto 10 ultrasettantacinquenni della comunità della piccola cittadina di Oliveto Citra.

Nelle case degli anziani il pericolo maggiore è legato alle cadute a cui si sommano pluripatologie (cardiopatie, diabete, demenza, malattie neurodegenerative etc…) per le quali è necessario assumere delle terapie croniche.

“La soluzione tradizionale a questo problema è quella di affiancare all’anziano una badante che ha un costo sociale molto importante che grava sulla famiglia; inoltre, la badante non è sempre accettata dall’anziano che vuole la sua libertà e la sua privacy e per tale ragione spesso non accetta neanche controlli in videosorveglianza da parte dei figli” prosegue Bottalico.

Il progetto è stato promosso dalla Fondazione San Francesco d’Assisi Onlus e ha visto la collaborazione del Comune di Oliveto Citra.

La start-up che ha collaborato al progetto, GRAMPiT, ha reso disponibili alcuni sensori simili a quelli che vengono utilizzati normalmente negli allarmi domestici, in modo da raccogliere alcune informazioni su quello che accade all’interno dell’abitazione.

Tali sensori sono interfacciati con una piattaforma, dotata di intelligenza artificiale, che ne raccoglie i dati in modo continuo monitorando le azioni dell’anziano in casa. Vi sono sensori di pressione che rilevano la forza esercitata su un determinato punto, come il letto e dei sensori che segnalano l’apertura di cassetti, di finestre, di porte o anche di ante di armadi o dello sportello del frigorifero, fornendo informazioni sulle attività dell’anziano tra cui dormire, uscire sul balcone, cibarsi o anche sull’assunzione di farmaci grazie al posizionamento del sensore in corrispondenza dell’armadietto dei medicinali.

In questo modo il sistema è in grado di evidenziare anomalie nei movimenti o nelle abitudini dell’anziano azionando un segnale, nello specifico un messaggio audio nell’abitazione, in modo da chiedere all’anziano se è tutto in regola.

Se l’anziano non risponde a tale richiesta allora scatta l’allarme verso un familiare o caregiver collegato alla piattaforma. I caregiver a quel punto possono intervenire in maniera invasiva, ad esempio accendendo una telecamera presente nell’abitazione, chiamando i mezzi di soccorso oppure allertando persone vicine di casa.

Nel periodo di durata del progetto, 12 mesi, è stato anche registrato un incidente domestico, nello specifico la caduta di una signora anziana che ha comportato la rottura del femore.

Il sistema ha funzionato, come da protocollo, allertando il caregiver che ha richiesto il soccorso tramite ambulanza.

La signora è stata salvata grazie a questo tempestivo intervento poichè la micro-emorragia che si era creata poteva portarla al decesso se non soccorsa in tempi brevi.

“I primi importanti feedback sono quelli che ci arrivano dalle persone anziane che hanno preso parte al progetto e dai loro familiari. Vivendo da soli si sono sentiti protetti da questa serie di sensori che non sono stati invadenti ma hanno garantito una certa sicurezza. Questo progetto essendo pilota si è concluso in 12 mesi, ma intanto abbiamo aderito a una iniziativa Ministeriale, già da alcuni mesi, presentando un progetto di medicina digitale con un accordo tra comune e ASL di Salerno che possa far proseguire le case intelligenti con l’aggiunta della telemedicina (svolta da medici specialisti) e col rafforzamento della medicina di comunità, con aule e percorsi di formazione con la possibilità di essere supportati anche da operatori socio-sanitari” spiega il dott. Carmine Pignata, sindaco di Oliveto Citra e Medico di Famiglia.

“Grazie alla tecnologia è possibile oggi fornire assistenza ad anziani, a pazienti cronici, e questo noi lo stamo facendo avviando collaborazioni con le istituzioni e auspicando che queste tecnologie siano poi adottate a sistema” aggiunge Bottalico.

Malattie infiammatorie croniche intestinali, il supporto della telemedicina
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) si propone di potenziare la medicina del territorio utilizzando la tecnologia, e quindi anche la telemedicina.

In tale ottica il primo passo è abilitare delle piattaforme di telemonitoraggio che possano supportare popolazioni di pazienti cronici che normalmente accedono all’ospedale per i controlli periodici.

Negli anni i pazienti affetti da malattie croniche sono aumentati, mentre i medici che si occupano del loro follow-up sono rimasti numericamente gli stessi.

“L’idea è dunque quella di personalizzare la frequenza dei controlli perché non tutti i pazienti hanno necessità di fare una visita a un tempo fisso predeterminato come, ad esempio, ogni 3 mesi. Ogni paziente ha la sua storia clinica e potrebbe aver necessità di effettuare il controllo con una frequenza diversa da quella prevista. Si consideri inoltre che per recarsi ad una visita di controllo spesso è necessario chiedere dei permessi lavorativi, coinvolgere un familiare e spostarsi anche di diversi chilometri dal luogo di residenza, sarebbe dunque opportuno che tali visite siano effettivamente necessarie” precisa Bottalico.

Oggi, grazie all’uso degli ePRO (Patient Reported Outcome elettronici) cioè informazioni sul proprio stato di salute riportate dai pazienti con dei questionari tramite una app anche direttamente sullo smartphone, è possibile valutare lo stato del paziente e le sue necessità.

Le domande, molto dirette, sono specifiche della patologia e danno il polso della situazione clinica del paziente in quel momento. Questo dato permette di agire subito su una eventuale situazione di peggioramento che viene recepita mentre accade, cosa impossibile con le visite trimestrali.

Le informazioni ricavate degli ePRO vengono raccolte su una piattaforma informatica e attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale vengono incrociate con i dati clinici, immagini diagnostiche ed esami ematochimici a disposizione. Tale algoritmo ha accesso anche alla terapia a cui è sottoposto il paziente in modo da suggerire ai medici se le condizioni indicano un soggetto a cui dare priorità per la visita oppure se è un paziente che può essere monitorato mediante televisita anche in un secondo momento.

In pratica, i medici aprendo il loro database di telemedicina possono vedere gli aggiornamenti segnalati dall’algoritmo e poi con la loro esperienza decideranno su come agire.

In tal modo le visite giornaliere in presenza possono essere nettamente diminuite garantendo una migliore gestione dei pazienti e personalizzando gli interventi.

Il progetto è iniziato da poco presso l’ambulatorio di malattie infiammatorie croniche intestinali, UOC Gastroenterologia ed Epatologia del Policlinico di Palermo, dove è stata attivata la piattaforma di telemedicina e i medici stanno prendendo dimestichezza con il suo utilizzo. Nella seconda parte del progetto verrà allenato l’algoritmo di intelligenza artificiale sulle varie situazioni cliniche e poi a quel punto sarà tutto pronto per l’inizio ufficiale.

“È una piattaforma user-friendly sia per i medici che per i pazienti che possono accedere scaricando una App; il paziente può fornire delle informazioni riguardanti la sua patologia compilando gli ePRO (per la colite ulcerosa domande riguardanti prevalentemente la presenza/frequenza di diarrea e la presenza di sangue nelle feci e per la malattia di Crohn la presenza di dolore addominale e la presenza di diarrea). Queste informazioni vengono poi elaborate anche sotto forma di grafici che rispecchiano l’andamento nel tempo della patologia. La piattaforma in questi mesi, grazie anche all’aiuto dei miei collaboratori, è stata potenziata e adattata alle malattie infiammatorie croniche intestinali” sottolinea la dr.ssa Maria Cappello, responsabile ambulatorio IBD, UOC Gastroenterologia ed Epatologia Policlinico di Palermo.

“Abbiamo già collaudato la parte che riguarda la televisita che è molto semplice ed è gradita dai pazienti, ma la piattaforma è stata implementata anche per registrare al suo interno tutta una serie di parametri che vengono sintetizzati in un report che poi viene inviato via mail al paziente che può usarlo anche per interfacciarsi col medico di medicina generale o per recarsi in farmacia per l’approvvigionamento dei farmaci eventualmente modificati durante la televisita” prosegue Cappello.

“Nei momenti dell’emergenza pandemica siamo stati costretti ad utilizzare la telemedicina, e queste piattaforme ci aiuteranno molto, in futuro, nella pratica clinica soprattutto per i pazienti con malattia più lieve, per coloro i quali devono fare soltanto una visita di controllo o in quelle situazioni in cui la distanza abitazione centro ospedaliero è molto rilevante. Chiaramente l’approccio remoto non è invece la soluzione ottimale per le prime visite e per i casi più complessi” conclude Cappello.

Case della salute di Parma
“In questo caso abbiamo lavorato con la ASP di Parma che è l’Associazione per i Servizi alla Persona del Comune di Parma. Le ASP gestiscono alcune case della salute che ospitano diverse tipologie di pazienti. Nel caso specifico ne sono state coinvolte 3 per un totale di circa 400 assistiti; la prima casa ospita persone appena dimesse dall’ospedale e che quindi necessitano ancora di cure, non sono autosufficienti, necessitano di assistenza un po’ più intensiva. La seconda è simile alle case di riposo per anziani, quindi gli ospiti sono autosufficienti. La terza ospita pazienti con la malattia di Alzheimer e quindi sono specializzate per la cura di tale patologia” evidenzia Bottalico.

Queste case all’inizio prevedevano una sorveglianza a livello sanitario da parte dei medici di medicina generale. Purtroppo, questo modello, ha messo in evidenza diverse problematiche organizzative per cui si è resa necessaria l’assunzione di personale medico dedicato non residente il quale però egualmente ha difficoltà a coprire efficacemente le urgenze soprattutto notturne.

La difficoltà maggiore consiste nel gestire telefonicamente le emergenze notturne senza la possibilità di visionare i parametri vitali dei pazienti o poterlo fare solo tramite la collaborazione di personale infermieristico presente in loco. Il risultato è che spesso viene allertato il servizio di 118 e l’anziano viene trasferito in ospedale per gli approfondimenti del caso. Tutto ciò comporta un aggravio di costi logistici ed un aumento della pressione presso i centri ospedalieri che non ricevono così un valido filtro.

“Abbiamo quindi pensato di far utilizzare la nostra piattaforma di telemedicina MyHospitalHub PRO, la stessa usata nel progetto del Policlinico Giaccone, grazie alla quale viene data la possibilità di fare delle televisite e il telemonitoraggio”. L’infermiere contatta il medico e grazie ad un device multi-parametrico invia test ed esami appena realizzati come un elettrocardiogramma, valori di pressione, frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno, temperatura e può anche mostrargli in video la persona che sta male. Quindi, il medico può decidere di andare a visitarlo di persona, di contattare lo specialista in ospedale per analizzare i dati e decidere insieme se ricoverarlo oppure trovare una soluzione più semplice. “Il progetto sta per partire e pensiamo che dovrebbe abbattere una gran parte dei costi di gestione oltre che filtrare meglio i ricoveri ospedalieri” precisa Bottalico.

I device multi-parametrici, sono donati dal Rotary di Parma con il quale Takeda ha collaborato per questo progetto pilota.

La piattaforma MyHospitalityHub PRO, di proprietà di Takeda, è stata realizzata da AdiLife, azienda leader del settore nel fornire soluzioni e servizi di telemedicina e sanità digitale.

“Con il Covid è stato fortemente accelerato il bisogno di servizi digitali in ambito medico. La piattaforma che abbiamo ideato, in modo molto semplice gestisce la cura dei pazienti o utenti a distanza. Tendenzialmente si tratta di pazienti anziani e con patologie croniche che vengono telemonitorati registrando parametri fisiologici (pressione arteriosa, saturazione dell’ossigeno, temperatura corporea, parametri dell’ECG e la glicemia) che vengono trasferiti in modo sicuro, attraverso un cellulare o un tablet, attraverso una rete criptata” spiega l’ing. Martino Politi, presidente e amministratore delegato di AdiLife.

“La nostra collaborazione con Takeda Italia è nata subito dopo il nostro arrivo sul mercato e per rispondere alle esigenze delle strutture sanitarie abbiamo sviluppato la piattaforma MyHospitalityHub PRO, attraverso la quale vengono fornite varie soluzioni di telemedicina. Il progetto di Parma è appena partito e ci aspettiamo che porti ad una migliore gestione dei pazienti presenti nelle case protette” conclude Politi.

In conclusione, la medicina digitale ha avuto un forte slancio di crescita nel periodo della pandemia da Covid-19; sono partiti diversi progetti pilota che consentono di testare diversi modelli di intervento sul territorio e una medicina sempre più vicina al domicilio del paziente con monitoraggio costante ma al tempo stesso senza invadere la privacy e senza sconvolgere le abitudini.